martedì 28 dicembre 2010

Walter Massa e il suo Timorasso 1995

In pratica, il classico vino "da bere a secchiate" (cit) per quanto è buono, ma anche uno di quelli a cui avvicinare piano l'orecchio mentre lo assapori. Perché bere questo timorasso a quindici anni dalla vendemmia è un po' come tornare indietro nel tempo, agli anni in cui - lo racconta bene l'etichetta - era un "raro vitigno". In pratica, un perfetto sconosciuto.

Le cose sono in parte cambiate oggi: il timorasso si è visto finalmente riconosciuta dignità di grande bianco, ancor più perché figlio di una regione che è patria soprattutto di grandi rossi; e di bianco da invecchiamento, poi, nonostante tutte le difficoltà del mercato connesse al consumo - ormai quasi anacronistico - dei bianchi d'annata. Prova ne è anche il dato storico dell'aumento della superficie complessiva vitata, dai due ettari circa del 1997 ai cinquanta attuali.

Il merito di questa rinascita è di Walter Massa e di alcuni altri illuminati produttori dei colli tortonesi che iniziarono nei primi anni '80 un lavoro faticoso di sperimentazione e valorizzazione, quando il timorasso era stato espiantato ovunque per fare spazio a uve (come il cortese) che richiedevano minore cura in vigna e assicuravano una maggiore produttività.

Il timorasso 1995 di Walter Massa
Il 1995 fu l'anno della svolta (anche se Walter Massa aveva già iniziato a vinificare in purezza il timorasso dal 1987): di ritorno da un viaggio in Friuli ospite di alcuni produttori, capì che occorreva sfruttare il contatto con le fecce nobili, prevedendo un lungo periodo di affinamento in serbatoio e in bottiglia prima della commercializzazione; nel contempo, ridusse drasticamente l'utilizzo della solforosa.

Berlo è stato commovente. Almeno quanto lo è stato osservare l'etichetta imbruttita (che riporta l'indicazione delle particelle catastali dei vigneti). E una conferma: siamo davanti a un vino dalle grandi potenzialità. E non devo certo dirlo io...

Del teenager non dimostra praticamente più nulla: è un bianco maturo che il tempo ha ulteriormente ingentilito, smussando la potenza che lo caratterizza sin dai primi anni di vita e che si coglie ancora nei suoi tratti. Potenza che è intensità e durata, sia al naso che in bocca, dove trovi le stesse e identiche percezioni. Se la cava alla grande anche a distanza di qualche ora dall'apertura, riproponendosi con la stessa vigoria, sempre integro, non un segno di cedimento.

Le sensazioni idrocarburiche - di cherosene e di pietra focaia, soprattutto - sono protagoniste assolute al naso. La beva è agile; non solo: scattante, cangiante e appagante. Ha ancora freschezza e salinità, veri e propri tratti distintivi del vitigno. E, poi, il finale da moviola ti accompagna dritto alla fine della bottiglia.

Tra i vini più emozionanti del mio 2010.

giovedì 23 dicembre 2010

"Resolje": il metodo charmat di Masseria Parisi

Il Natale è ormai vicino, vicinissimo. E fervono i preparativi per cene e cenoni, pranzi e pranzetti che termineranno tutti -  e mi sa che questa è una di quelle tradizioni che ancora resiste - con il panettone.

Anche su twitter, da qualche tempo, parliamo di panettone, o meglio di #twit-panettone (utilizzate l'hashtag per saperne di più oppure cliccate qui). E di abbinamenti, naturalmente: vini dolci o liquorosi ma anche distillati; insomma, ce n'è per tutti i gusti (ho pure fatto un sondaggio qui, su Vinix). 

Per quanto mi riguarda, preferisco rimanere fermo al palo della tradizione e vi suggerisco di accompagnare il pan de Toni con questo bel metodo charmat da uve aromatiche. Moscato, of course. Ma niente Asti o chissà che altro. Berrò moscato di Baselice (sì, lo so che non è certo conosciutissimo oltre i confini della "mia" Campania). Per di più, spumante.

Moscato di Baselice "Resolje", Masseria Parisi
"Resolje", questo il nome. In pratica, l'ultimo arrivato a Masseria Parisi, piccola azienda a conduzione familiare situata nel Fortore che produce anche il tradizionale moscato di baselice "Zingarella" (di cui ha parlato qui Mauro Erro) e un passito da uve nero di troia localmente dette susumaniello, "Pozzillo" (che ho provato a raccontare qui). L'ho scoperto grazie all'amico Maurizio Calabrese (titolare di De Gustibus, enoteca/wine-bar recentemente aperta a Benevento in via Mariano Russo nr. 5).

Meglio dirlo subito, la spumantizzazione è stata fatta fuori sede (l'azienda Terre Gaie di Vò, in provincia di Padova). E la cosa non mi è comunque dispiaciuta benché, anche recentemente, abbia avuto modo di mostrare alcune perplessità sulla moda della spumantizzazione (leggi qui, per esempio, il mio resoconto sul tasting panel di uno spumante charmat lungo). Il risultato è stato, però, rincuorante; soprattutto perché il vino ha conservato le caratteristiche proprie del vitigno e una certa identità territoriale.

Un bel paglierino tenue e luminoso, con una bella spuma di bollicine - debbo dire - piuttosto fini e persistenti. Spuma che ravviva poi il sorso, sintonizzato sulle stesse sensazioni dell'olfatto e cioè sui profumi fragranti e freschi di frutta. Di pera, per dire. Con il residuo zuccherino che pur - credo - elevato, rimane leggero in bocca e non stanca, anzi incoraggia la beva. E poi - cosa non da poco - ha quanto di meglio si possa chiedere, leggi freschezza e sapidità. Un vino semplice ma di sicuro impatto che non nasconde un'eleganza mai ruffiana e che vi consiglio davvero di assaggiare.

Sempre che, ahimé, riusciate a trovarlo ché la produzione è davvero limitata.

lunedì 20 dicembre 2010

Only the braves: Ring of Malt

Ecco, se solo potessi alzare il fate-conto-che-avete-sentito-il-bip da questa sedia farei volentieri un salto stasera all'Entropia (Milano, via De Amicis nr. 32) dove stasera ci sarà RING OF MALT.

Foto tratta da www.scotit-scotland.com 
In pratica, l'occasione per scambiarsi gli auguri con quelli di whiskyfestival.it e degustare ben 120 bottiglie di... e cosa se non whisky?

L'ingresso è libero, dalle 18 alle 00.30.

venerdì 17 dicembre 2010

Due donne del vino a "Enocratia: il governo del vino"

Delle gesta del sottoscritto e degli altri prodi sciabolatori s'è già detto e visto tutto (guarda qui). Bisognerebbe, forse, soltanto contestualizzare la cosa, aggiungendo che quello è stato il finale euforico di una bellissima serata trascorsa a Enocratia: il governo del vino, nuova location milanese del bere bene, dove a fine novembre s'è parlato di Sicilia e Emilia Romagna. Ok, s'è anche bevuto...

Nulla posso dire della prima serata se non che mi è spiaciuto davvero non poter conoscere i due protagonisti (Antonino Barraco e Massimiliano Croci); sono stato soltanto alla cena del secondo giorno, con Arianna Occhipinti e Elena Pantaleoni a presentare i loro vini in abbinamento alle creazioni del visitor chef Eugenio Boer.

Diciamo che questo è a tutti gli effetti un video-post. Dopotutto, chi meglio di Arianna e Elena può descrivere i loro vini?



Inizia Arianna Occhipinti con il frappato 2008. Poi è la volta di Elena Pantaleoni che risponde con l'Ageno 2006 (posso dire che è stato uno degli assaggi più belli della serata?)



Dopodiché, mentre Arianna presenta l'SP68 2009 ecco Elena raccontarci il suo Macchiona 2005.





Poi tocca ancora a Arianna raccontare il suo ultimo vino: il Siccagno 2007, nero d'avola in purezza.



Si chiude in dolcezza con il passito di Elena Pantaleoni: il "Vigna del Volta", da uve aromatiche malvasia di candia.



E poi, il menù appositamente studiato dal visitor chef. Menzione d'onore per la lingua abbrustolita con salsa verde e composta di zucca aromatizzata alle arance e per i fichi secchi aromatizzati al tabacco e macerati in malvasia con gelatina allo zafferano e salsa di peperoncini dolci.

Insomma, una se-ra-to-na. Enocratici, a quando la prossima?! :-)

lunedì 13 dicembre 2010

L'Aglianico del Taburno: viti e vite intrecciate

Eccomi qua. Per chi non lo sapesse, sono rientrato ieri a Milano dopo qualche giorno nel "mio" Sannio.

Ne ho approfittato per partecipare a Write Wine, la tavola rotonda organizzata dall'Associazione Aglianico del Taburno avente come tema, appunto, l'aglianico del taburno e la sua comunicazione. Nei prossimi giorni vi racconterò com'è andata, quello che si è detto e quello che s'è... bevuto (solo aglianico del taburno, naturalmente).

La dormiente del Sannio (foto di Fabio Pierboni)
Proverò anche a raccontarvi degli incontri che ho fatto perché il vino - e non l'ho certo detto io - è fatto soprattutto di persone. E queste, in particolare, hanno non poco in comune con il tesoro che hanno tra le mani: magari scontroso, sulle prime, ma generoso con l'incedere lento del tempo.

La foto sopra raffigura la dormiente del Sannio che domina il paesaggio da quelle parti; è stata scattata da Fabio Pierboni che ringrazio. Il perché del nome di questa piccola catena montuosa penso sia piuttosto evidente... 

mercoledì 8 dicembre 2010

Storie di un'annata ai piedi del Taburno: l'aglianico del millesimo 2001

Siamo qui a parlarne e già questa è una vittoria.

Ce lo siamo detti a cose fatte, al termine di una giornata trascorsa insieme, ospiti di Giuseppe in quel di Torrecuso, dopo qualche tempo che non ci si vedeva. Un'occasione nata fondamentalmente per gioco e per piacere; chi, invece, ha fatto sul serio è stata Teresa: il pranzetto preparatoci era sontuoso.

Le bottiglie di aglianico del taburno
Che poi sul tavolo siano finite bottiglie delle più disparate provenienze, quello è un altro discorso e ci può comunque stare. L'obiettivo più o meno dichiarato era uno: vedere che effetto fa il tempo sull'aglianico, valutando lo stato di forma di 4 aglianico. Del Taburno, mica altro.

Quelli scelti da Giuseppe erano 4 vini "base" prodotti da altrettante aziende del territorio. Il risultato, come accennavo all'inizio, è stato sorprendente e ha dimostrato una volta di più, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, che l'aglianico del taburno è vino scontroso ma allo stesso tempo generoso, ruvido sulle prime ma via via più "educato", impavido e sfrontato.

Sia chiaro: nessuna presunzione di averci capito qualcosa. Un'annata come la 2001, pur già lodata dalla critica come una delle migliori degli ultimi tempi, non può riassumersi in quattro bocce.

Aglianico del Taburno 2001, Il Poggio
Aglianico del Taburno 2001, Il Poggio 
Il colore ha tutto sommato retto anche se nel calice non è proprio pulitissimo. L'impatto olfattivo è potente ma manca un po' di eleganza. Si avvertono sensazioni di prugna cotta e di frutta decisamente matura, a tratti troppo, una speziatura di radice di liquirizia e l'aroma inconfondibile dei chicchi di caffè. Al palato, ti accorgi subito che l'acidità è ridotta all'osso e ti ritrovi sensazioni poco definite e di una certa stanchezza. Anche per questo, saresti propenso per l'idea di un vino che ha fatto il suo tempo, giunto - ormai - al di là delle sue reali potenzialità evolutive.

Aglianico del Taburno "Fidelis" 2001, Cantina del Taburno
Aglianico del Taburno "Fidelis" 2001, Cantina del Taburno
Non un grandissima intensità al naso ma, comunque, una sensazione generale di maggiore freschezza rispetto alla precedente etichetta. Lo suggerisce già il colore rubino, di buona trasparenza. Il bouquet di profumi non ha chissà quale complessità ma si propone con fare elegante: prima la frutta (prugna e ciliegia), poi le spezie e il caffè, con quest'ultimo che rimane il protagonista del finale di bocca. Il sorso è piuttosto morbido anche per l'assottigliarsi della freschezza; la discreta salinità gli conferisce una buona piacevolezza. Il tannino è soffice: tanto morbido che alla cieca quasi non penseresti a un aglianico in purezza (come è dichiarato, invece, sulla retro-etichetta), proprio per la poca esuberanza dei tannini che è un po' il marchio a fuoco dei vini ottenuti da queste uve.

Aglianico del Taburno 2001, Fontanavecchia
Aglianico del Taburno 2001, Fontanavecchia
Se il buongiorno si vede dal mattino, dicono. Ecco, qui il buongiorno si vede dal colore: rubino, luminoso, godurioso; e in più, nel calice è perfettamente pulito. Le aspettative di un vino straordinariamente integro diventano ben presto realtà. Al naso ha grande eleganza, profuma di prugne e more di rovo, di sottobosco bagnato, di caffè. Le sensazioni saline che si percepiscono già all'olfatto ricompaiono in bocca, dove si concede con grande naturalezza, complice il buon bagaglio di freschezza che gli consentirà, credo, di sfidare il tempo ancora per un po'. Chiude lungo in bocca sui piccoli frutti neri, con una chiara impronta terrosa, una nota balsamica di eucalipto e aromi di bacche di ginepro.

Aglianico del Taburno 2001, Fattoria La Rivolta
Aglianico del Taburno 2001, Fattoria La Rivolta
Già a scrutare il colore, leggermente più opaco del precedente e virato verso le tonalità del granato, ci si aspetterebbe una maggiore evoluzione dei profumi e della beva. Cosa di cui, in effetti, trovi conferma poco dopo. Al naso, una leggera puzzettina si insinua ancor prima della nota alcolica; con il tempo si assesta, anche se non del tutto, mostrando una bella complessità di profumi: confettura di frutta e prugna cotta, radice di liquirizia, tartufo e caffè. In bocca sembra essere leggermente ridotto; l'alcool c'è e si sente, il sorso è pieno e non smentisce il quadro delle sensazioni olfattive. L'impressione è che sia più "avanti" al naso di quanto non lo sia in bocca. Soprattutto, è il vino più ostico della batteria.

Starete pensando: che fine ha fatto il quinto vino che si vede nella foto? Era una riserva, inutile parlarne adesso, ma ve lo racconterò presto.

martedì 7 dicembre 2010

Lo Chef è un Dio: il libro di Ilaria Bellantoni

Sono, come al solito, tremendamente in ritardo ma non importa.

Ricordate il libro di Ilaria Bellantoni "Lo Chef è un Dio"? Io ero stato alla presentazione del 18 novembre scorso e ne avevo scritto qui, sulle pagine del sito di Luciano Pignataro. Lo avevo pure comprato, con tanto di autografo dell'autrice, ma fino ad oggi non sono ancora riuscito a leggerlo.

Qualcuno di voi, gastrofreak o normale gourmet che sia, potrebbe avere intenzione di farlo o averlo già letto. E allora, ecco qui una piccola anteprima che ho girato alla presentazione. Nel video, l'editor di Feltrinelli recita un passo de "Lo Chef è un Dio"; al tavolo - sedute - l'autrice (a sinistra) e la giornalista Claudia Peroni.

lunedì 6 dicembre 2010

Write Wine: l'Aglianico del Taburno sale in cattedra

Per chi ancora non lo sapesse, sono campano. O meglio, sannita; ché così viene chiamato colui il quale proviene da Benevento. O anche beneventano, ma mi raccomando non beneventino (sic!) come mi è spesso capitato di sentire.

Una terra - la "mia" - che ha avuto una storia importante. Non è per dire ma nella città capoluogo ci sono monumenti come l'Arco di Traiano e la Rocca dei Rettori, o ancora il più recente Hortus Conclusus, opera del mio illustre concittadino Mimmo Paladino (vi dice niente transavanguardia!?). C'è l'olio extravergine d'oliva a San Lorenzo Maggiore, il liquore Strega (leggi qui) e i torroncini Alberti (leggi quia Benevento, i "baci" (leggi qui) a San Marco dei Cavoti. E poi c'è il vino: l'aglianico e la falanghina, su tutti, che ai piedi del Taburno sono coltivati da anni.

Il logo dell'associazione dei produttori Aglianico del Taburno
Quindi, ci sono un mucchio di cose che potreste approfittare per conoscere nel caso pensiate di fare un salto il prossimo 10 dicembre a Torrecuso. L'associazione che riunisce i produttori ha, infatti, organizzato presso la Scuola del Gusto una tavola rotonda dal titolo Write Wine dedicata all'aglianico del Taburno e alla comunicazione del territorio, partendo dall'assunto che «l'identità di un territorio si esprime soprattutto nelle sue produzioni che, se adeguatamente valorizzate e veicolate, possono avere un’incidenza significativa sull’intero processo economico di un’area».

La giornata ruota attorno a una tavola rotonda che si articola in due sessioni: la prima (dalle 14.30 alle 16.30), dal titolo "Stato dell’arte: la percezione del prodotto. Strategie di comunicazione per l’Aglianico e nuovi mercati. Mercati reali nello spazio virtuale"; la seconda (dalle 17 alle 19), sul tema "L’Aglianico e il territorio oltre il web 2.0. Il vino è il territorio. Eventi e luoghi di promozione. Uno per tutti, tutti per uno. Potenzialità del gruppo". All'incontro, parteciperanno diversi giornalisti e esperti del settore: Paolo De Cristoforo e Marco Sabellico (Gambero Rosso), Gerardo Antelmo, Paolo Di Giannantonio e Rino Genovesi (Rai), Andrea Pesciarelli (Tg5), Antonio Corbo (La Repubblica), Pasquale Carlo (Il Mattino), Sandro Tacinelli (Il Sannio), Mauro Erro (Slow Wine), Gimmo Cuomo (Corriere del Mezzogiorno), Nicola Matarazzo (Semeia), Slawka G. Scarso (Marketing del Vino) e Luciano Pignataro (Il Mattino - Slow Wine). Un piccolo spazio - ma non chiedetemi il perché - l'hanno concesso pure a me, o almeno così pare.

Write Wine: strategie di comunicazione per l'Aglianico del Taburno
Per partecipare all'evento è necessario richiedere l'accredito (entro l'8 dicembre) scrivendo una mail a comunicazione@aglianicodeltaburno.it.
Per aderire, invece, alla cena tematica prevista a chiusura della giornata presso il ristorante La Padellaccia, occorre prenotare scrivendo a info@associazioneaglianicodeltaburno.it (costo € 25).

Maggiori informazioni sul sito dell'Associazione (www.associazioneaglianicodeltaburno.it) oppure sul sito dei partners Percorsidivino.it e Tabularasaeventi.net.

domenica 5 dicembre 2010

Ecco qui cosa fare di rientro dal Ponte: il 9 dicembre a Milano e dintorni

Di rientro da lungo ponte di Sant'Ambrogio e dell'Immacolata, avete una bella scelta per giovedì 9 dicembre.

All'Eko Café di Milano (via G.B. Pirelli nr. 26), la Bottega dell'Arte del Vino presenta una serata dedicata ai vini dell'azienda Maculan. Presente in sala (inizio ore 20.30) la signora Angela Maculan che racconterà i 4 vini proposti in degustazione - BidiBì, Cabernet, Torcolato e Dindarello - abbinati ad alcune proposte gastronomiche. Costo: € 35
Prenotazioni entro mercoledì 8 dicembre, scrivendo una mail a info@lekocafe.it oppure telefonando al nr. 02/6697108.

All'Enoteca Vintage di Cesano Maderno, invece, Giuseppe Sonzogni ha organizzato una degustazione di vini dolci abbinati ai cioccolati della ditta francese Valrhona. Durante la serata (inizio ore 21), ogni vino sarà abbinato ad un cioccolato diverso, dal bianco all'extra fondente. In degustazione: Mombazillac 2006, Chateau de Molfourat; Iaia Rosa Alella Vin de postre 2007, Serralda de Marina; Maury Rouge 2004, Domaine de Saint Roche; Isola di Capraia Aleatico Toscano Cristino 2008, La Piana; Tuilè Naturel 2004, Chateau L'Esparrou. Costo: € 18.
Prenotazioni entro lunedì 6 dicembre scrivendo una mail a info@enotecavintage.it oppure telefonando ai nr. 0362/528485 o 333/1041211.

sabato 4 dicembre 2010

Volastra e le Cinque Terre: i vini di Luciano Capellini

Dello sciacchetrà di Luciano Capellini avevo già parlato nella rubrica "Nord a Sud" che curavo sul blog L'Arcante. L'avevo assaggiato per la prima volta in occasione di una degustazione condotta da Antonello Maietta, di cui potete leggere il resoconto integrale qui.

Luciano Capellini (a destra) ed io a Terre di Vite
Ecco il pezzo che riguarda lo sciaccatras:


Avendo già assaggiato, in passato, il suo Cinque Terre secco, mi aspettavo grandi cose dallo Sciacchetrà di Luciano Capellini, anche lui come me attivo su Vinix. Alla fine le aspettative non sono state tradite: un vino di grande, grandissima tipicità. Peccato per i numeri (non più di un migliaio le bottiglie prodotte) e per il prezzo, che è di circa 60 euro. Certo giustificato, visto che lì nelle Cinque Terre i vignerons – oltre che con madre natura – devono fare quotidianamente i conti con un territorio difficile, con i cinghiali e con i turisti. L’uvaggio è simile a quello del Cinque Terre secco: prevale – però – il bosco (90%), con vermentino e albarola a spartirsi equamente il restante 10%. Lasciando da parte il vermentino, di cui già s’è detto, il primo ha grappolo spargolo e buccia spessa, mentre il terzo (che nel Tigullio è conosciuto con il nome di bianchetta genovese per via della tenue pigmentazione della buccia) ha molta acidità. Tutti e tre i vitigni hanno diverse epoche di maturazione; il che costringe ad allevarli a diverse altitudini per portarli a maturazione più o meno nello stesso periodo. Le uve, raccolte in anticipo rispetto a quelle utilizzate per il bianco secco, vengono messe ad appassire sui graticci per due/tre mesi prima di essere pigiate – a novembre inoltrato, talvolta anche dicembre – con macerazione di circa 20 giorni. Il colore ambrato, quello sì, sembra tradire la giovane età. Profuma di albicocca disidratata, agrumi canditi, fichi secchi, datteri, rosmarino e miele. In bocca conserva le doti di innata eleganza dell’olfatto, con un sorso dolce ma non pesante grazie alla salinità del terroir, bello caldo e rispondente. Chiude lungo, con un finale leggermente amarognolo tutt’altro che fastidioso. Potente (per i suoi 14 gradi e mezzo), allo stesso tempo snello e di grande naturalezza.

Si trattava di una bella panoramica organizzata dalla delegazione AIS di Milano, dall'eloquente titolo "LiguriadAmare". E in effetti, la Liguria io l'amo. E amo i suoi vini, come ho già detto e ridetto proprio nel post che citavo sopra. In particolare, amo i bianchi delle Cinque Terre, a mio avviso tra i più interessanti dell'intera produzione italiana. Anche se poi, ed è un vero peccato, non è proprio facilissimo reperirli sullo scaffale oltre i confini della Liguria. Un peccato, dicevo, perché sanno stare bene a tavola.

Il Cinque Terre 2009
Poco altro da aggiungere sulla bottiglia nr. 949 dello Sciacchetrà 2007 assaggiata a Terre di Vite (leggi qui il mio post sul sito di Luciano Pignataro), che ho trovato, oltretutto, in costante evoluzione. Spendo, invece, volentieri due parole sulla bottiglia nr. 3856 del Cinque Terre 2009, un piccolo gioiello dai profumi intensi ed eleganti, di agrumi e macchia mediterranea, di felce e frutta a polpa bianca, di sale e mare. Lo guardi nel calice, lo bevi e ti immagini la costa e il mar Tirreno. Si esalta e esalta i piatti della tradizione marinara e ligure in particolare; ti esalta perché in bocca il suo ricordo rimane a lungo. Piccoli numeri (soltanto 4470 bottiglie) ma grande risultato: un vino hd, ad alta definizione, snello e lineare, fresco e tagliente. Vinificato come tradizione vuole solo in acciaio (dopo la diraspatura, macerazione pre-fermentativa a freddo per 18-20 ore), ha tutte le carte in regola per sfidare il tempo.

Lo sciacchetrà e - sullo sfondo - il vin de gussa
Ma non è tutto: la cantina che un tempo era di nonno Bernardo - conosciuta in zona come la "cantina der vin bun" o "Casata dei Beghee" (che poi era il soprannome del bisnonno) - produce anche il Vin de Gussa. Il nome stesso parla chiaro: è un bianco che viene storicamente lavorato a mò di ripasso sulle uve dello sciacchetrà. Da questo eredita sfumature più intense del colore, un sapore abboccato e i profumi tipici del vino dolce simbolo delle Cinque Terre.




[Le foto sono di Chiara Giovoni]

mercoledì 1 dicembre 2010

Il Brunello dopo Brunellopoli: bisogna crederci!

E pensare che mi ero deciso ad andarci soltanto all'ultimo minuto. Menomale, mi sono detto poi, perché la serata - quella dello scorso 16 novembre organizzata dalla sezione milanese dell'ONAV - è stata assolutamente interessante. Per la qualità degli 8 Brunello di Montalcino assaggiati, dico. Ma anche e soprattutto perchè a commentarli c'era il giornalista Franco Ziliani. Non uno a caso, quindi; ché al di là dell'indiscussa competenza, è stato uno dei protagonisti - in positivo - dello scandalo Brunellopoli.

La storia del Brunello di Montalcino comincia con il finire del 1800 e vede come protagoniste le famiglie dei Clementi e dei Santi. Poco prima del 1967, anno di istituzione del Consorzio di Tutela, le due gentes cedono il passo ad altre due famiglie: i Biondi-Santi e i Cinelli Colombini (Fattoria dei Barbi). «Ma il mito del Brunello - ha detto giustamente Franco Ziliani - poggiava su gambe fragili: quello che, infatti, mancava in Toscana, a differenza che nelle Langhe, era un adeguato background socio-culturale essendo principalmente i banchieri e i mercanti, più che i vignerons, ad occuparsi della viticoltura».


Con Franco Ziliani al termine della degustazione
La crisi vera e propria del Brunello si è manifestata con l'aumento spropositato negli ultimi anni della superficie vitata (100 ettari fino al 1989 e da lì in poi 100 ettari ogni anno, in particolare nel periodo 2000-2006, sino ai 2mila e passa di oggi), con nuovi vigneti spuntati qua e là anche in zone poco vocate dove le differenti condizioni morfologiche e climatiche hanno reso problematico l'allevamento del sangiovese, pericolosamente esposto al rischio di marciumi indesiderati con conseguente necessità di maggiori interventi in vigna. Un aumento cui è seguita, naturalmente, una crescita smisurata dei numeri: oggi si producono circa 6 milioni di bottiglie di Brunello quando nel 1975 erano appena 800 mila e nel 1995 all'incirca 3 milioni e mezzo. 

Brunellopoli, poi, è stato il colpo di grazia, con l'immagine e la credibilità del vino di Montalcino messa a dura prova, anche e soprattutto nei mercati esteri. Molti produttori hanno dovuto declassare annate come la 2003 a Toscana IGT. A questo si aggiunga che manca ancora oggi una vera e propria una valutazione dei terreni per capire dove si può e dove non si può piantare il sangiovese da Brunello, fatto - questo - che sottolinea ancor più le differenze con la viticoltura langarola dove, invece, la "zonazione" è stata fatta grazie anche al contributo scientifico dell'Università e di illustri professori come Attilio Scienza.

Le 8 etichette degustate
C'è poi il «problema dell'aver fatto scempio del territorio, istituendo denominazioni che con il territorio hanno poco o nulla a che fare. La DOC Sant'Antimo, per esempio, che pur prendendo il nome dall'omonima abbazia altro non è che un vuoto contenitore di vitigni internazionali». L'operato di talune guide e di certi giornalisti ha fatto il resto, regalando premi a destra e a manca - vi dice niente Wine Spectator, l'influente rivista di vino americana!?

La situazione pare essere in parte mutata oggi, a dispetto della scelta del nuovo Consorzio che certo non si può dire abbia rappresentato una netta cesura col passato. Le analisi dell'Ente che si occupa delle importazioni negli Stati Uniti, ad esempio, seguono ora degli standars più rigorosi. Si paventa anche la  possibilità di sacrificare il Rosso di Montalcino, prevedendo nel disciplinare l'eventuale aggiunta del 20-30% di altre uve rosse, in nome della salvezza del Brunello.

Vabbé, il discorso è lungo e denso di sfaccettature. Fatto è che gli 8 Brunello scelti da Franco Ziliani per la serata erano tutti "tradizionali": sangiovese in purezza, niente barriques ma solo botti grandi che - come nelle Langhe - regalano una certa eleganza. Tutti vini, comunque, rappresentativi dell'intera denominazione: da quelli più austeri del quadrante nord (che era quello dove storicamente si era cominciato ad allevare il sangiovese da Brunello) a quelli più fruttati e carnosi del versante sud (dove oggi, peraltro, sempre più aziende con possedimenti nella zona nord-occidentale hanno acquistato vigneti). Nessun cru. Ma questa, si sa, è un'altra differenza di rilievo col Barolo, per dire: di Brunello si ricordano a mala pena 5 crus (Lisini, giusto per fare un nome, e pochi altri) mentre in Piemonte la vinificazione è stata tradizionalmente condotta per vigneto.

I vini degustati:

Il Brunello degli Eredi Fuligni
Brunello di Montalcino 2005, Eredi Fuligni
Di questa azienda ricordo ancora con grande soddisfazione il Brunello di un'annata difficile come la 2003. Anzi, ora che ci penso, credo di averne ancora un paio di bottiglie in cantina [sospiro di sollievo]. I vigneti - quasi dieci ettari di proprietà - hanno un'età media di 30 anni e si trovano a un'altitudine compresa tra i 380 e i 450 metri, sul classico terreno "galestroso", fatto di molti sassi e ricco di scheletro, con inserti calcarei e tufacei. Solo botti grandi di Slavonia da 30 hl, macerazioni non lunghissime.
Il colore è rubino carico, nel calice scorre consistente e dimostra una bella pulizia. Bello il gioco di trasparenze, il colore è magari appena un po' opaco. I profumi intensi di ciliegia nascondono sulla sfondo una leggera nota eterea; poi, in successione, la terra, il pepe nero e una certa percezione di salinità che tiene banco anche alla beva. Elegante, altroché. Sorso secco, caldo, coniuga intensità e durata al palato, dominato dal finale terroso e fruttato. Il tannino è presente ma ben smussato, aiutato in questo dalla freschezza che conferisce al tutto un invidiabile equilibrio. Cambia con il tempo fino ad arrivare a sfumature di caffè, radice di liquirizia e fiori passiti.


Il Brunello di Sanlorenzo
Brunello di Montalcino 2005 "Bramante", Sanlorenzo
"Bramante" sarebbe il nome del nonno di Luciano Ciolfi. Ciò che lo differenzia rispetto al primo campione, è la maggiore nitidezza della nota terrosa, di sottobosco; e una ciliegia più calda, che testimonia un microclima diverso rispetto a quello degli Eredi Fuligni e cioè quel versante meridionale del borgo ilcinese. I vigneti di questa piccola azienda si estendono a 500 metri di altitudine, su terreni argillosi, pietrosi e aridi; che da un lato rendono più lunghi i tempi di maturazione e dall'altro regalano una maggiore finezza. «Quello di Luciano - ha detto Ziliani - è un Brunello che si sta facendo notare». Il colore è più profondo e più scuro, ha anche una maggiore luminosità. Il naso è croccante, magari meno rigoroso del Brunello di Fuligni, ma altrettanto affascinante. In bocca il sorso è caldo e appagante, salino e terroso, più pieno e anche leggermente più morbido, mette in mostra un frutto più polputo. Il sorso ha un bell'equilibrio, forse appena meno fresco, col tannino ben levigato. Chiude lungo con un finale di caffé e di ciliegia ancora integra, con una certa speziatura di fondo che si alterna con la terra e il frutto. Ecco, in chiusura, cede un attimino al naso; non in bocca, che lì è sempre vivo e vegeto.


Il Brunello di Le Potazzine Gorelli
Brunello di Montalcino 2005 Le Potazzine Gorelli
Questo è il Brunello che più mi ha sorpreso. Un po' perché l'azienda - nata nel 1993 e situata nella zona intermedia "rotolando verso sud" (cit), a breve distanza dal centro abitato - è realtà assolutamente sconosciuta; un po' per il vigore della sapidità che tiene sempre in tensione la beva. Il colore, leggermente più cupo, è anche il più luminoso di quelli fin qui assaggiati. Salinità, appunto, e freschezza smorzano il tannino che di suo sarebbe anche più possente, anche qui ben integrato. La maggiore profondità del colore corrisponde a un naso intenso di ciliegia, direi selvatico e animale, di tabacco e radice di liquirizia. Sorso molto salino, potente, forse leggerino quanto a struttura ma agile e scattante, che chiude su una bellissima nota speziata di radice di liquirizia.


Il Brunello di Col d'Orcia
Brunello di Montalcino 2005, Col d'Orcia
Quella dei Conti Maroni-Cinzano - che l'hanno rilevata nel 1973 - è azienda storica che produce anche un ottimo cru, il "Poggio al Vento". La versione per così dire "base" ha un naso intenso che profuma di ciliegia. Magari non è proprio pulitissimo con quelle note animali sullo sfondo; ma è d'un certo fascino. Il colore rubino è leggermente più cupo, il naso anticipa chiaramente le forti sensazioni saline che si ritrovano poi in bocca. Il sorso è più ricco e il tannino è vigoroso, più giocato sulle note dolci di frutta. Affinamento in rovere di Slavonia e di Allier (sempre e solo botte grande), la fermentazione dura tra i 18 e i 20 giorni.


Il Brunello de Il Poggione
Brunello di Montalcino 2005, Il Poggione
La tenuta della famiglia Franceschi si estende su 125 ha di vigneto e 70 di oliveto, nella zona a sud di Sant'Angelo in Colle. Il colore è cupo, bella pulizia nel calice. Sotto l'iniziale nota smaltata, si nascondono profumi più stanchi, direi. Tannino sempre molto vigoroso, le sensazioni di frutta appaiono orientate verso una maggiore maturità. Si sente un legno diverso che l'azienda ha cominciato ad usare negli ultimi tempi. Finale di conifere e di resina. Una buona espressione del versante meridionale di Montalcino che tuttavia non mi ha entusiasmato. Vero è anche che l'azienda ne produce parecchie bottiglie e che il prezzo è più che corretto in relazione al rapporto felicità/esborso.


Il Brunello di Gianni Brunelli
Brunello di Montalcino 2005, Gianni Brunelli
Le tonalità del colore tornano a regalare una maggiore integrità. I profumi, intensi ed eleganti, mostrano una certa complessità: si parte con la ciliegia cupa e il ginepro, si prosegue poi con sentori resinosi e di conifere. Colpisce al palato per la morbidezza, tanto generosa quanto la persistenza. La freschezza arriva dopo a ravvivare il sorso secco, straordinariamente coerente con l'impianto olfattivo, incentrato sui profumi di frutta integra e di terra. Ha il giusto equilibrio, regala ricchezza e grande nitidezza degli aromi, il giusto mix tra acidità e sapidità, con un tannino potente ma setoso.


Il Brunello di Lisini
Brunello di Montalcino 2005, Lisini
L'attacco dei profumi ricorda il tabacco. Il colore rubino è appena più scuro del precedente, ancora una volta di estrema pulizia nel calice. La storica azienda di Sant'Angelo in Colle conferma la propria affidabilità con un Brunello dal naso intenso e selvatico che lascia intendere una certa mineralità di fondo. Sorso assai gratificante e salino, appunto. Caldo il giusto, con il finale lungo soprattutto sulle spezie, sulla radice di liquirizia e l'origano. Pare ricorrano oggi ai consigli di Giulio Gambelli alias Bicchierino.


Il Brunello de Il Colle
Brunello di Montalcino 2004, Il Colle
L'annata è sicuramente più fortunata del 2005. E infatti al naso è un coro a più voci, potente e al tempo stesso elegante, di tabacco dolce e cioccolato. Il colore è più maturo, si vede. Ed è anche il più pieno al palato, con le sfumature di cioccolato a tornare con puntualità, il tannino potente e un sorso appena meno sapido ma comunque di buona freschezza, la frutta rossa scura a tenere legate assieme le sfumature di liquirizia via via più nitide e la marmellatina di fichi d'india. La differenza si vede. Dopotutto questo Brunello ha un anno in più in vetro; la macerazione e l'affinamento hanno tempi più lunghi, sempre in grosse botti di rovere di Slavonia. Circa 20 mila le bottiglie prodotte annualmente dal primo millesimo, il 1978.

Insomma, ha ragione Franco Ziliani: «bisogna continuare a credere nel Brunello».

I prossimi appuntamenti all'Enoteca Vintage

Ecco le prossime due serate di degustazione organizzate da Giuseppe Sonzogni presso la sua Enoteca Vintage (Cesano Maderno, via Milano nr. 26).

Giovedì 2 dicembre (inizio ore 21), verticale di Amarone della Valpolicella dell'Azienda Agricola Le Bignele, piccola realtà di Marano in Valpolicella che ho avuto il piacere di visitare durante lo scorso Vinitaly. Giuseppe proporrà le annate 2000, 2001, 2004 e 2005
Costo: € 20 (posti disponibili 10).

Sabato 4 dicembre, invece, dalle 16 alle 20, un pomeriggio interamente dedicato alle Langhe e a tre importanti aziende che presenteranno i loro vini. Anna Maria Abbona proporrà il Dolcetto di Dogliani "Sorj d'but" 2009, il Dogliani "Maioli" 2008 e il Dogliani "San Bernardo" 2007. Roberto Bianco (titolare di Cascina Morassino) proporrà, invece, il Barbaresco "Morassino" 2007, il Barbaresco "Ovello" 2007 e il Langhe Merlot "Vigna del Merlo" 2008. Sergio Germano (titolare della cantina Ettore Germano), infine, racconterà il Barolo "Prapò" 2006, il Barolo "Cerretta" 2006 e il Langhe bianco "Binel" dei millesimi 2008 e 2009.
Degustazione guidata e gratuita.

Informazioni e prenotazioni:
tel. 0362/528485
cell. 333/1041211

domenica 28 novembre 2010

I vini di Slovenia sbarcano a Milano

Ecco, sui vini di Slovenia non è che possa dire granché. Pochi, pochissimi i miei assaggi. E allora questo banco d'assaggio cade a fagiolo (cit.).

Parlo dell'evento organizzato dalla delegazione regionale lombarda dell'Onav che porta a Milano i vini più interessanti di questa terra così vicina ma anche così diversa. L'appuntamento è per lunedì 29 novembre (dalle 18.30 alle 21.30) all'hotel Marriot (via Washington nr. 66).

Saranno ben 20 i produttori presenti (e, tra questi, alcuni dei più noti come Cotar, Batic, Simcic e Skurek), in rappresentanza delle principali regioni vinicole del Paese: Posavje [la zona confinante con la Croazia, l'unica area dove la produzione di vini rossi predomina sui bianchi. Il vino più importante è il Cviček, uvaggio di uve rosse e bianche autoctone - Kraljevina and Žametovka]; Podravje [la zona confinante con l’Ungheria e l’Austria attraversata dal Drava, dove i vini hanno caratteristiche simili a quelli austriaci per struttura, cultivar e vinificazione]; Primorska [zona litoranea confinante con l’Italia che si suddivide a sua volta in quattro zone: Goriška Brda (Collio sloveno), Vipavska dolina (Valle del Vipaca o Vipacco), Kras (Carso sloveno) e Koper (Capodistria)].

Ingresso: € 10 (soci Onav) - € 20 (non associati).

Per informazioni e prenotazioni:
Cinzia Trulli 
cinzia.trulli@gmail.com  
334/6782041

Nicola Cavallaro e l'altro Massa.

Grande appuntamento martedì 30 novembre a Milano (si cena alle 20.30)! 
La cucina dello chef Nicola Cavallaro incontra i vini del vignaiolo dell'anno secondo la guida Vini d'Italia del Gambero Rosso, Walter Massa.

Nicola Cavallaro, ristorante Al San Cristoforo
Nicola ha pensato ad un menù che possa esaltare le caratteristiche dei vini scelti per la degustazione: il timorasso e la barbera, l'avanguardia e la storia. E la croatina, un vino su cui Walter punta molto per il futuro.

Insomma, una serata da non perdere....

Polpette di baccalà mantecato con pistacchi e mandorle salsa di peperone piquillo
Derthona 2008 - Timorasso

Ravioli di ricotta e n'duia con crema di lenticchie
Pertichetta 2006 - Croatina

Costola di bue cotta a bassa temperatura con polenta di storo e gremolada
Monleale 2004 - Barbera

Zuppa di cachi sablè al cioccolato e sorbetto alle castagne

€ 60 (per persona, vini inclusi)

Per prenotare, telefona al nr. 02/89126060

venerdì 26 novembre 2010

Semplicemente uva... si comincia

L'avevo detto io che a novembre ce n'è da uscirne con le ossa rotte per l'immane quantità di eventi legati al mondo del vino.

L'ultimo di questi in ordine temporale è la rassegna del vino [cosiddetto] naturale che parte domani 27 e durerà fino a lunedì 29 novembre. L'appuntamento è nella location di via Ventura nr. 15 a Milano dove produttori "naturali" da ogni dove presenteranno al pubblico i loro vini.

Semplicemente Uva (foto tratta da www.aislombardia.it]
Non mi dilungo oltre, sul sito ufficiale trovate ogni informazione utile. Vi suggerisco, però, di tenere d'occhio anche gli eventi collaterali del "fuori salone": ad esempio, il banco d'assaggio dei vini naturali nella giornata di sabato 27 (dalle 10 alle 19.45) al Centro Botanico oppure la degustazione dei vini di Angiolino Maule sempre sabato tra le 15 e le 19.30 all'Enoteca Ronchi. Qui trovi tutti gli altri eventi [dentro e fuori].

giovedì 25 novembre 2010

Fate attenzione... La terra trema

Eppoi c'è La Terra Trema, la rassegna dei vini e dei vignaioli autentici, delle agricolture periurbane, del cibo e della poesia dalla terra.

L'appuntamento è da domani 26 fino al 28 novembre al Leoncavallo.

Maggiori informazioni sul sito ufficiale

Qui sotto, la clip.

Re Panettone

Cera una volta un re. 

Tutti lo conoscevano, tutti lo amavano, ma pochissimi sapevano che era un re. Finché un giorno, la città che tanti anni prima lui aveva lasciato per conquistare il mondo si ricordò chi lui fosse veramente. Da allora, i suoi concittadini organizzarono ogni anno una festa per celebrare la sua grandezza, che da quel momento nessuno mise mai più in dubbio.


Re Panettone, l'edizione 2010
Questo (e altro) è Re Panettone™ 2010, la rassegna dedicata al tipico dolce milanese che quest'anno si terrà il 27 e 28 novembre al Teatro Franco Parenti (via Pier Lombardo nr. 14).
Nelle giornate di sabato (dalle 11 alle 21) e domenica (dalle 11 alle 19), si svolgeranno numerosi laboratori del gusto in collaborazione con Slow Food® Milano, ognuno della di circa un’ora e completamente gratuiti (limite posti disponibili 32 - per prenotare scrivere a porzio@repanettone.it o telefonare al nr. 02/2048 0319).

Alla manifestazione, giunta alla terza edizione, parteciperanno ben 36 pasticcerie che venderanno il loro panettone artigianale al prezzo di € 19/Kg, 

Ingresso libero. Maggiori informazioni sul sito web ufficiale www.repanettone.it

mercoledì 24 novembre 2010

Il sangiovese di Michele Satta

Al Mama Café fanno dei club-sandwiches da urlo ma c'ho anche preso una di quelle sonore batoste a cena (non so, era d'estate, in un periodo in cui era aperto anche di sera).

Ma questo è un appuntamento diverso, si può fare un salto, che ne dite!?

L'invito alla degustazione del sangiovese di Michele Satta

martedì 23 novembre 2010

Maleducazione... a tavola!

No, non è questione di galateo (e non perché le buone maniere non siano importanti); la "maleducazione" a tavola ha altre facce. Vedi, tanto per dire, quelle che i nutrizionisti chiamano "cattive abitudini alimentari".

L'articolo apparso ieri sul Corriere della Sera affronta proprio questo delicato tema, riflettendo su come il costante aumento del ritmo di vita degli italiani abbia profondamente inciso - e continui tuttora a farlo - sullo stile alimentare. I dati Nielsen Barilla del 2009 parlano chiaro e mettono in evidenza una triste verità: sempre meno italiani si prendono il giusto tempo per consumare il pasto. La cosa è tanto più evidente, direi, se si pensa al pranzo, che è poi il pasto più spesso consumato fuori-casa per motivi di lavoro. Se è vero, infatti, che il 76% degli italiani - non fosse altro che per motivi economici - preferisce mangiare a casa propria (il 6% a casa di amici e parenti oppure al ristorante o in pizzeria, il 4% a mensa, il 2% in un bar o in una tavola calda, il 3% in ufficio e solo l'1% all'aperto), le cose non sono proprio incoraggianti quanto ai tempi. Solo il 22%, infatti, impiegherebbe tra i 30 e i 60 minuti per un pasto, il 39% tra i 20 e i 30 minuti (tempo che mi sembra comunque abbastanza ragionevole); ben il 29% pranza in meno di venti minuti e il 5% in meno di 10.

La piramide alimentare (foto tratta da www.villanuovanuova.net)
I pasti, diventati più brevi ma anche più numerosi - afferma nel suo articolo Marcello Parrilli - hanno messo in crisi lo stesso «modello della mediterraneità» che lungi dall'essere soltanto un fenomeno nutrizionale (la dieta a base di pane, olio, pasta, frutta e verdura) è un vero e proprio «insieme di valori che comprendono lo spazio (come luogo della diversità produttiva), il tempo (come dimensione della preparazione, del consumo e della condivisione del cibo), le relazioni (come modalità di fruizione e arricchimento anche culinario, si pensi a un elemento "estraneo" come il pomodoro) e la cultura (come ambito della sobrietà, della semplicità e della sacralità, figlie della precarietà della vita stessa di quest'area)» - bello questo pezzo, no!? Un insieme di valori che è facile rinvenire nelle più semplici regole di buona educazione ricevute da bambini. Mi ricordo quando nonno Pasquale ammoniva me ed i miei fratelli se non rimanevamo seduti a tavola fino alla fine; o quando non voleva che si accendesse la televisione durante il pasto (pur non potendo lui stesso fare a meno del telegiornale). E pensare che c'è anche chi mangia male, troppo velocemente e addirittura in piedi.

Eppoi c'è il discorso della spesa delle famiglie italiane che ha fatto segnare una netta diminuzione dei consumi, non solo per l'attuale congiuntura economica. Rispetto al 32% del reddito di qualche anno fa, oggi le famiglie italiane non vanno oltre il 12% per la spesa alimentare, con l'inevitabile conseguente minore attenzione nella scelta dei prodotti, sempre più spesso congelati o comunque di scarsa qualità. E qui mi vengono in mente, invece, le parole di mia zia «su tutto si può risparmiare; ma non sul cibo e sulla cultura». Eh, come darle torto...

lunedì 22 novembre 2010

Evvai coi Tre Bicchieri! A Milano.

In realtà, quella di domani 23 novembre è anche giornata di Tre Bicchieri, di quelle etichette che, cioè, hanno ottenuto il massimo riconoscimento sulla guida Vini d'Italia 2011 del Gambero Rosso.

La guida "Vini d'Italia 2011" del Gambero Rosso (foto tratta dal sito ufficiale)
E così, in collaborazione con Fiera Milano, il Gambero Rosso propone - dalle 17 alle 21 - una degustazione su tutte le eccellenze della produzione enologica italiana, dalla Valle d'Aosta alla Sicilia. Dove? Fieramilanocity (ingresso Padiglione 2, Porta Scarampo 13).

Qui la lista dei vini.

Biglietto di ingresso: € 50 (abbonati speciali al Gambero Rosso e soci Fisar, Ais, Slow Food e Onav € 35). Promozione speciale per le enoteche e gli operatori del settore (scrivere a eventimilano@gamberorosso.it).

I vini del Veneto con GoWine a Milano

Il club milanese di Go Wine chiude il 2010 con una serata dedicata ai grandi vini del Veneto. L'appuntamento è per martedì 23 novembre nella sale dell'hotel The Westin Palace di Milano (piazza della Repubblica nr. 20).

Il programma prevede dalle 16 alle 18,30 l'anteprima riservata ad operatori del settore ed enoteche (sale Colonna e Giardino). A seguire, la conferenza di presentazione della serata e dalle 19 alle 22 il banco d'assaggio aperto al pubblico.

Le vigne del Veneto (foto tratta da www.gowinet.org)
Tra le aziende che presenzieranno direttamente al banco d'assaggio vi saranno, giusto per fare qualche nome, Vignalta, Sandro de Bruno, Roncolato, Pieropan, Piovene Porto Godi e l'Antica Distilleria Sibona – Piobesi d’Alba.

Il costo della degustazione è di € 18 (€ 12 per i soci Go Wine - € 15 per i soci Fisar, Onav e Ais), comprensivo di piattino-degustazione. Ingresso gratuito per chi deciderà di associarsi a Go Wine direttamente al banco accredito della serata.

Maggiori informazioni telefonando al nr. 0173/364631 oppure inviando un fax al n°0173/361147 o una mail a stampa.eventi@gowinet.it

Nel corso della giornata, il giornalista Massimo Zanichelli terrà due sessioni di approfondimento (Sale Masaccio e Donatello – su prenotazione): alle 17.30 “Le anime del vino Veneto: I grandi Bianchi della Regione” (riservata agli operatori di settore) e alle 19.30: “Le anime del vino Veneto: I grandi Rossi della Regione” (su prenotazione, aperta al pubblico – costo € 8).

Sicilia-Emilia Romagna: viaggio a/r a Enocratia

Capita assai di rado di poter cenare e scambiare quattro chiacchiere in compagnia di chi il vino lo fa. Ma udite! udite! questo vi sarà possibile da Enocratia, il goVerno del Vino, nuova meta per gli appassionati nel centro storico meneghino (via Sant'Agnese nr. 14).

In due serate, viaggio a/r in due interessanti regioni vinicole: Sicilia e Emilia-Romagna. Dapprima declinate al maschile con Antonino Barraco e Massimiliano Croci (il 25 novembre) eppoi al femminile con Arianna Occhipinti e Elena Pantaleoni (il 26 novembre).

Per informazioni e prenotazioni, trovate tutto sotto nelle due locandine.


Maremma Wine Shire: la seconda edizione a Milano

In verità, la seconda edizione di Maremma Wine Shire si è aperta ieri domenica 21 novembre e faccio ammenda per non avervene dato conto. Posso, però, rimediare perché il salone dei vini della Maremma continua anche oggi 22 novembre.

Maremma Wine Shire (foto tratta dal blog ufficiale)
L'appuntamento è nel quartiere Brera di Milano, a "La Pelota", dalle 11 alle 20.

In degustazione, le eccellenze toscane rappresentative di una D.O.C.G. (Morellino di Scansano), ben sette D.O.C. (Ansonica Costa dell’Argentario, Bianco di Pitigliano, Capalbio, Montecucco, Monteregio di Massa Marittima, Parrina, Sovana), e due I.G.T. (Maremma Toscana e Toscano o Toscana). Tra queste, i vini di Pieve Vecchia, giovane azienda del twitterino Marco Monaci (@PieveVecchia).

sabato 20 novembre 2010

Quando l' "Ozio" trionfa...

L'Ozio di cui parla Giuseppe Sonzogni non è certo il "dolce far niente" ma un vino da uve montepulciano in purezza, prodotto nelle Marche da una piccola cantina di Castorano (provincia di Ascoli Piceno): l'azienda agricola Cameli Irene.

Giuseppe Sonzogni, patron dell'Enoteca Vintage
E così - lungi dal riposare - l'Enoteca Vintage (Cesano Maderno, via Milano nr. 26) organizza per martedì 23 novembre (inizio ore 21) una serata dedicata a questo piccolo grande vino, in verticale dal 2003 al 2006. Con l'occasione sarà in degustazione anche un vino "pirata" (di una denominazione simile o uguale a quella in questione, ovvero Marche rosso IGT).

Costo della serata € 12, posti disponibili 10. 
Nel caso, la serata sarà replicata anche giovedì 25 novembre, sempre con inizio alle 21.

Per informazioni e prenotazioni:
tel. 0362/528485  
cell. 333/1041211

venerdì 19 novembre 2010

I vini dei colli euganei in mostra a Milano

Ecco un appuntamento di quelli da non perdere (se, come nel mio caso, ignorate quasi completamente questa denominazione di origine controllata e "vulcanica").

I colli euganei (foto tratta da www.aislombardia.it)
Lunedì 22 novembre prossimo, infatti, nelle sale dell'hotel The Westin Palace a Milano (piazza della Repubblica nr. 20) si svolgerà un banco d'assaggio dedicato ai vini di questa DOC della provincia di Padova che presenterà al pubblico degli appassionati meneghini i suoi prodotti più rappresentativi. Su tutti, il Fior d’Arancio, da uve moscato giallo, nelle versioni spumante e passito.

Il programma della giornata prevede alle ore 16 (sala Masaccio) la conferenza stampa di apertura con degustazione guidata dei vini "bandiera" della DOC Colli Euganei (info e prenotazioni scrivendo a info@aismilano.it  o telefonando al nr. 02/62086249).
Dalle 17 alle 21.30, invece, si svolgerà il banco d'assaggio vero e proprio (non è necessaria la prenotazione).

L'ingresso è gratuito per i soci AIS Lombardia. L'elenco delle aziende partecipanti potete consultarlo qui.

mercoledì 17 novembre 2010

L'Amarone di Allegrini

A conti fatti, quello di Allegrini è stato l'unico che m'ha convinto tra quelli delle dodici famiglie dell'Amarone d'Arte presentatesi alla stampa lo scorso 14 settembre (ne avevo parlato di là, sul sito di Luciano Pignataro).

L'unico. Come suggerisce curiosamente l'etichetta, dove le tre lettere finali della parola amarone sono in rosso e disegnano a contrasto la parola inglese "one", appunto "uno". Parlo dell'amarone classico, provato in due annate diverse: il 2006 e il 1997. Non del più famoso cru "La Poja" ché quello, io, non l'ho mica mai assaggiato.

Amarone della Valpolicella classico 2006 (foto @Stralcidivite)
Il primo - il 2006 - ha la stessa e identica eleganza dell'altro: profuma di bacche e frutti rossi, di china e di tamarindo, ha una lieve nota erbacea sullo sfondo. In bocca è molto rotondo, il tannino è davvero ben calibrato e il sorso non ne risulta mai appesantito, anzi, piuttosto godibile, vivaddio. L'uvaggio è corvina veronese per l'80%, rondinella (15%) e oseleta (5%).

Amarone della Valpolicella classico 1997 (foto @Stralcidivite)
Il 1997, invece, ha dalla sua il fascino della maturità e degli anni già trascorsi. Lo anticipa già il colore che vira sulle sfumature del granato; lo confermano, poi, i profumi di caffè e cioccolato al rum, di sottobosco e terriccio bagnato, di canfora e d'uno speziato quasi di paprika. Ha maggiore intensità, al naso come in bocca, dove è secco, assai rispondente all'impianto olfattivo, intenso e appagante nella sua lunga durata. Promette di migliorare ancora. Con il tempo.

Mi è piaciuta la leggiadria di entrambi. Ovvero, entrambi sono vini di grande struttura ma non ci sono forzature e - soprattutto - questo è un pallino fisso, possono ben figurare a tavola. L'abbinamento: il discorso che più mi sta a cuore quando si parla di amarone e quello che più mi fa pensare, a volte, che sia un vino spesse volte sopravvalutato.

domenica 14 novembre 2010

"Dogliani: dolcetto e sogni" passa anche per Milano il 15 novembre

Ho già parlato di là, sul blog di Luciano Pignataro, del dolcetto e di Dogliani e su quello che è stato #dogliani 2.0 (leggi qui); ho pure accennato, tanto per gradire, a due bianchi che m'erano piaciuti nel gremito universo dei rossi da dolcetto (leggi qui); e persino del Murazzano, robiola di Langa che tanto avevo apprezzato nel corso della mia tre-giorni (leggi qui).

La locandina dell'evento che si è svolto a metà ottobre in quel di Dogliani
Non ho ancora avuto modo di parlare, invece, del protagonista assoluto dell'evento: il dolcetto. Eccezion fatta per il post che ho dedicato ai vini di Eraldo Revelli (leggi qui). Un po' - lo ammetto - è perché sono in trepida attesa della replica che si svolgerà lunedì 15 novembre, dalle 16 alle 20, nelle sale del Museo Minguzzi (via Palermo nr. 11 - MM Moscova), quando tutti i produttori doglianesi saranno qui a Milano per presentare i loro vini.

Tutto questo mentre a Dogliani il Consorzio ha approvato le modifiche al disciplinare, con l'estensione della garantita all'intero areale. A conti fatti, un controsenso dopo lo sforzo di #dogliani 2.0. O almeno così parrebbe, sebbene la situazione non mi sia ancora completamente chiara. Anche per capirci qualcosa in più io  lunedì farò un salto ché ho giusto un paio di cose da chiedere. E pure qualche altro assaggio da fare...