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venerdì 11 giugno 2010

Madre Goccia 2009, Calabria IGT, Tenuta Iuzzolini

Non male questo uvaggio di greco bianco e chardonnay. Poco calabrese, forse. Anche per via di quella fascinosa borgognona e del passaggio in barrique, breve, che non copre ma esalta. Bianco da opposti: l'internazionale a braccetto con l'autoctono che, se appassito al sole, dona uno tra i nettari più pregiati.


Elegante e delicato nei profumi di mela, albicocca disidratata, erba appena tagliata e mentuccia. Snello e di grande piacevolezza, con una suadente apertura su dolci toni fruttati e un finale così marino, figlio di un terroir - quello di Cirò - bagnato dal mar ionio.

Un sorso estivo, lungo e appagante, di ottima rispondenza gusto-olfattiva. Da "madre goccia", il mosto fiore che si ottiene dopo «la prima volta che si abbassano le travi sopra l'uva», come ben recita l'etichetta.

venerdì 3 luglio 2009

In difesa dell'identità del vino Cirò: la posizione del Consorzio di Tutela


Nella lettera inviata al giornalista Luciano Pignataro (vai), Gaetano Cianciariuso - Presidente del Consorzio di Tutela del vino Cirò - ha chiarito le motivazioni alla base delle proposte di modifica del disciplinare di cui tanto si è parlato negli ultimi tempi.
Al riguardo, non può che trovare piena condivisione la proposta di abbassare le rese di uva per ettaro (peraltro non specificate) e quella di prevedere l'obbligo dell'imbottigliamento nella zona di produzione del Cirò DOC; entrambe, a mio parere, assolutamente in linea con l'intento dichiarato di "difendere la territorialità, migliorare la qualità, tutelare il consumatore e rafforzare l’immagine del vino più famoso di Calabria, patrimonio dell’intera comunità".
Non altrettanto, però, la proposta di innalzamento della percentuale massima di altri vitigni autorizzati e/o raccomandati per la regione Calabria dal 5% al 20% e - soprattutto - quella di estendere la base ampelografica per i vini Cirò tanto da includere - tra gli altri - anche vitigni internazionali come merlot e cabernet.
E' vero (come ricorda il Presidente) che l'attuale disciplinare prevede l'utilizzo di uve gaglioppo per il 95% ma anche di trebbiano toscano e greco bianco in percentuale massima del 5%. Appunto! Il 5%, non il 20%! Non è forse anche per questo che la maggior parte dei produttori è orientata attualmente ad utilizzare soltanto uve gaglioppo in purezza?! Numeri a parte, probabimente l'incidenza di una simile percentuale di trebbiano toscano e di greco è stata ritenuta ininfluente sulla caratterizzazione del prodotto finale; ma, forse, potrebbe non essere lo stesso prevedendo una percentuale maggiore... Non credete?!?
Detto che non condividerei comunque l'impiego di vitigni internazionali, perchè non lasciare immutate le percentuali e limitarsi ad estendere la base ampelografica?!