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mercoledì 17 novembre 2010

L'Amarone di Allegrini

A conti fatti, quello di Allegrini è stato l'unico che m'ha convinto tra quelli delle dodici famiglie dell'Amarone d'Arte presentatesi alla stampa lo scorso 14 settembre (ne avevo parlato di là, sul sito di Luciano Pignataro).

L'unico. Come suggerisce curiosamente l'etichetta, dove le tre lettere finali della parola amarone sono in rosso e disegnano a contrasto la parola inglese "one", appunto "uno". Parlo dell'amarone classico, provato in due annate diverse: il 2006 e il 1997. Non del più famoso cru "La Poja" ché quello, io, non l'ho mica mai assaggiato.

Amarone della Valpolicella classico 2006 (foto @Stralcidivite)
Il primo - il 2006 - ha la stessa e identica eleganza dell'altro: profuma di bacche e frutti rossi, di china e di tamarindo, ha una lieve nota erbacea sullo sfondo. In bocca è molto rotondo, il tannino è davvero ben calibrato e il sorso non ne risulta mai appesantito, anzi, piuttosto godibile, vivaddio. L'uvaggio è corvina veronese per l'80%, rondinella (15%) e oseleta (5%).

Amarone della Valpolicella classico 1997 (foto @Stralcidivite)
Il 1997, invece, ha dalla sua il fascino della maturità e degli anni già trascorsi. Lo anticipa già il colore che vira sulle sfumature del granato; lo confermano, poi, i profumi di caffè e cioccolato al rum, di sottobosco e terriccio bagnato, di canfora e d'uno speziato quasi di paprika. Ha maggiore intensità, al naso come in bocca, dove è secco, assai rispondente all'impianto olfattivo, intenso e appagante nella sua lunga durata. Promette di migliorare ancora. Con il tempo.

Mi è piaciuta la leggiadria di entrambi. Ovvero, entrambi sono vini di grande struttura ma non ci sono forzature e - soprattutto - questo è un pallino fisso, possono ben figurare a tavola. L'abbinamento: il discorso che più mi sta a cuore quando si parla di amarone e quello che più mi fa pensare, a volte, che sia un vino spesse volte sopravvalutato.

mercoledì 13 ottobre 2010

Un'isola di vino nel quartiere cinese

Milano, via Paolo Sarpi. Te le trovi inaspettatamente sulla destra, arrivando dal Cimitero Monumentale. Sono l'ultima isola - appunto - di un quartiere che è italiano solo nello scheletro e che ormai ha assorbito un certo way of life orientaleggiante.

All'interno delle Cantine Isola con @toccodizenzero e @tartetatin (foto di @cromobox)
Entri e ti sembra di tornare indietro di una ventina d'anni almeno, anche qualcuno in più se pensi che quel posto è lì da una vita. Un'intera parete di vini e prezzi e poesie scritti da un pennarello nero-blu in una calligrafia nervosa, sempre uguale ma irregolare, che si vede bene viene da un unico pugno; una lettera su carta intestata del Domaine Romanée-Conti - sì, capito bene - datata tipo 1989, anno di una verticale  passata alla storia. Un bancone di legno scuro massiccio, pane e olio, pane e acciughe, verdure crude, ricotta salata  e bicchieri di vetro, riempiti di rosso e di bianco, di rosso e di bianco, di bolle - Cosa avete alla mescita?, lei cosa desidera?.

Poche sedioline impagliate, il chiacchiericcio della gente di tutti i tipi e di tutte le età, ospiti di passaggio e habituè che si conoscono per nome - buonasera, cosa posso offrirti?, no no, niente grazie passavo per un saluto, stasera non c'è tuo marito?

Alle sette di sera, d'inverno come d'estate, è tutto un fitto via vai. Dentro e fuori, a ridosso della piccola vetrina tappezzata di foto ingallite di volti noti passati di lì. Puoi bere e mangiucchiare e chiacchierare, puoi anche passare tutto il tempo a perderti in quell'enorme quantità di etichette come in una vecchia biblioteca di volumi rari.

Io alle Cantine Isola
Puoi bere alla mescita. Oppure puoi comprare una bottiglia con gli amici. Come mercoledì scorso, prima di #cinese1, insieme agli amici twitteri in trasferta da Torino. Era un po' che non ci andavo, troppo. Non passerà molto prima che ci tornerò.

Ah, sì. Cantine Isola.



Special thanks to:
- Roberto aka @cromobox per la prima foto: tutte le altre (compreso #cinese1) potete vederle qui;
- le altre due mani che hanno ispirato il post.

sabato 2 ottobre 2010

Mailand Wein Festival

L'idea è molto carina: una degustazione "particolare" per festeggiare il secondo anno di attività dell'enoteca Vino al Vino (Milano, via Spontini 11) e in concomitanza con l'Oktoberfest bavarese.

Si stappa (foto tratta da http://www.enotecavinoalvino.it/)
Si chiama Mailand Wein Festival e funziona così: oggi 2 ottobre, pagando un biglietto d'ingresso di € 30, avrete la possibilità di degustare tutto ciò che viene aperto durante la giornata. Si comincia alle ore 10.30 e sono previste le seguenti aperture programmate (che non verranno ripetute):
- ore 12: magnum di brut Excellence Gosset;
- ore 13: magnum di Poully Fumè 2005 di La Touliere,
- ore 14: Chassagne-Montrachet 2008 vielles vignes Bruno Colin,
- ore 15: magnum di barbera Mosconi 1997 Bussia Soprana,
- ore 16: magnum di Nerobaronj 2004 Gulfi.

Prima apertura alle 10.30, ultima alle 21. Sarà possibile accompagnare tutti i vini con formaggi, salumi e piatti tipici meneghini.

Informazioni e prenotazioni:
Enoteca Vino al Vino
tel. 02/29414928

venerdì 1 ottobre 2010

La Maison Roederer alla Bottega dell'Arte del Vino

Last-minute! Anzi, last-second!

Serata dedicata allo champagne e ad una delle maison storiche d'oltralpe, questa sera 1 ottobre, all'Enoteca dell'Arte del Vino (Milano, via G.B. Fara nr. 25).

La maison Louis Roderer [foto tratta da http://www.champagneonline.it/]
In degustazione, gli champagnes della maison Louis Roederer: il Brut Premier, il Vintage Rosé, il Carte Blanche e il celeberrimo Cristal.

Costo €35

Informazioni e prenotazioni:
tel. 02/6697596

martedì 28 settembre 2010

Un giretto nella Valle della Loira

Non vi so dire se siano rimasti ancora posti ma me lo auguro per voi perchè la serata organizzata da Enoteca Ronchi (Milano, via San Vincenzo nr. 12) per il prossimo 30 settembre, cioè giovedì prossimo, ha tutta l'aria di essere un evento da non perdere.

La valle della Loira (foto tratta da http://www.enotecaronchi.it/)
Ripartono, così, dalla Francia gli incontri di degustazione della bella enoteca milanese e, più precisamente, dalla Valle della Loira, regione vinicola d'oltralpe famosa soprattutto per la produzione di bianchi da uve sauvignon blanc, chenin blanc e muscadet ma anche per i rossi da cabernet franc e gamay delle città di Saumur e Anjou.

Una degustazione di alcune etichette rappresentative dell'intera produzione per scoprire questo importante distretto vinicolo attraversato dalla Loira. Si inizia alle 20.30, i posti disponibili sono 24. Costo di partecipazione € 35.

Per informazioni e prenotazioni:
tel. 02/89402627

giovedì 23 settembre 2010

Hérzu in verticale all'Enoteca Vintage

Dicono che i festeggiamenti non debbano mai essere programmati. Io non sono affatto scaramantico e, quindi, dovessi avere qualcosa (o anche no) da festeggiare, martedì 28 settembre me ne andrò all'Enoteca Vintage (Cesano Maderno, via Milano nr. 26) per questa bella verticale.

Hérzu Langhe Bianco 2008 (foto tratta da http://grappolorosso.blogspot.com/)
Giuseppe Sonzogni ha, infatti, organizzato (inizio ore 21) una serata dedicata al Langhe Bianche Hérzu della cantina Ettore Germano, un riesling renano in purezza che sarà proposto in 4 diverse annate: 2006, 2007, 2008 e 2009. E non solo: sarà anche l'occasione per provare il Binel 2008 e la Nascetta 2009 della stessa cantina piemontese.

Posti disponibili: 10
Costo: € 12 (prenotazioni entro sabato 25 settembre, la serata si terrà con almeno 7 persone).

Informazioni e prenotazioni:
tel. 0362/528485
cell. 333/1041211

mercoledì 22 settembre 2010

Bolle in festa all'Enoteca Vintage

Sarà un week-end a tutto bolle quello che ha organizzato Giuseppe Sonzogni presso la sua Enoteca Vintage (Cesano Maderno, via Milano nr. 26): due momenti di degustazione dedicati al mondo delle bollicine italiane.

Le bolle in festa
Sabato 25 settembre, dalle ore 16 alle ore 20, in degustazione i prodotti dell'Azienda Agricola La Fiorita di Ome (BS), parte orientale della denominazione Franciacorta: brut, saten, dosaggio zero e millesimato.

Domenica 26 settembre, dalle ore 10 alle ore 12,30, toccherà - invece - ai prosecco dell'Azienda Agricola Marsuret di Valdobbiadene (TV): extra dry, brut, superiore di Cartizze e millesimato.

Entrambe le degustazione sono guidate e gratuite.

Per informazioni:
tel. 0362/528485

lunedì 20 settembre 2010

Nicola Cavallaro e i vini della cantina Santa Barbara di Stefano Antonucci

Riprendono le serate di approfondimento presso il ristorante "Al San Cristoforo" di Nicola Cavallaro (Milano, via Ludovico il Moro nr. 11).

Mercoledì 22 settembre (inizio alle 20), la cucina dello chef Nicola Cavallaro incontra i vini dell'azienda marchigiana Santa Barbara di Stefano Antenucci.

L'ingresso del ristorante "Al San Cristoforo" (foto tratta da http://www.multiplayerstudio.com/)
Questo il menù ad hoc studiato da Nicola e dalla sommelier Chiara Giovoni per esaltare cibo e vino:

Antipasto
Fiori di zucca ripieni di ricotta e a alici di Sciacca con gelatina speziata di peperoni
Spumante Rosè

Pasta
Ravioli ripieni di cozze ricotta ed erbette con salsa alle vongole Veraci e zafferano
Stefano Antonucci Bianco 2008

Portata Principale
Trancetto di ricciola cotta a bassa temperatura con fagioli bock choy e chorizo
Tardivo ma non Tardo 2006

Dessert
Budino di latte di cocco gelato di rapa rossa e gelatina di arancia

Costo € 40 (vini inclusi).

Per informazioni e prenotazioni:
tel. 02/89126060

domenica 19 settembre 2010

Piacere Molise!

Peccato solo per il giorno (che coinciderà con 100 Vini Nord Italia, l'evento organizzato da Meregalli all'autodromo di Monza) ma il banco d'assaggio organizzato da ONAV Lombardia ha tutta l'aria di essere un appuntamento interessante.

Poco o niente so della produzione vinicola di questa piccola regione a due passi dalla mia Campania, ecco perché l'occasione è di quelle ghiotte per farsi un'idea.

Le 3 denominazioni d'origine del Molise
L'appuntamento è per il 27 settembre, dalle 19 alle 22, presso la sede della delegazione ONAV (Milano - via Termopili nr. 12).
I protagonisti saranno le 3 denominazioni di origine controllata (Molise, Biferno e Pentro d'Isernia), l'indicazione geografica tipica Terre degli Osci e i vitigni portabandiera dell'enologia regionale: tintilia, montepulciano, aglianico, trebbiano e falanghina.

Ecco le cantine presenti:
Cantine Borgo di Colloredo srl - contrada Zezza di Campomarino (CB)
Azienda Agricola Salvatore Pasquale - Ururi (CB)
Cantina San Nazzaro - Monteroduni (IS)
Catabbo - contrada Petriera di San Martino in Pensilis (CB)
Cantine Cipressi - contrada Montagna di San Felice del Molise (CB)
Angelo d'Uva - contrada Ricupo di Larino (CB)
Azienda Agricola Cianfagna - contrada Bosco Pampini di Acquaviva Collecroce (CB)
Cantine di Tullio - contrada Cianaluca di Campomarino (CB)
Cantina Terresacre - contrada Montebello di Montenero di Bisaccia (CB)
Azienda Agricola Biologica De Lisio - contrada Piano della Conca di Guglionesi (CB)

Costo € 5 (soci) - € 10 (non associati).

Responsabile stampa e relazioni con il pubblico Onav Lombardia:
Cinzia Trulli
cell. 334/6782041

Ufficio Stampa esterno:
Gheusis Srl
Tel. 0422/928954
Fax 0422/928245

lunedì 13 settembre 2010

"Vini di territorio": la degustazione annuale di Les Caves de Pyrene ovvero #deglcdp

Ero assai curioso di vedere coi miei occhi il Boscareto Resort, ovvero la struttura scelta da Les Caves de Pyrene per ospitare la degustazione annuale de "I vini di territorio". E questo perché nei giorni precedenti s'era parlato ampiamente sul web - talvolta (forse) anche con toni inopportuni - della scelta della location, da molti definita un eco-mostro.

Vista dei vigneti dal Boscareto Resort (foto @Stralcidivite)
Un'idea - ora che si sono stato - me la sono fatta: non una struttura in perfetta sintonia con il territorio circostante e il magnifico paesaggio di vigne adagiate lungo i pendii tutt'intorno, quello che si dice "un pesce fuor d'acqua".

Certo, i motivi per cui il 6 settembre scorso mi ero messo in auto alla volta di Serralunga d'Alba erano altri: non perdermi l'interessantissima proposta di vini e rivedere vecchi e nuovi amici, conosciuti dentro e fuori la rete.

Potrei parlarvi di molti assaggi degni di nota fatti alla #deglcdp (com'era stata ribattezzata su twitter); scelgo, invece, di ricordare quelli che più mi hanno colpito tra i molti eccellenti.

Moscato d'Asti "Vigna Vecchia" 2004, Ca' d'Gal (foto @Stralcidivite)
Suona strano iniziare col parlare di un vino dolce ma, a conti fatti, il moscato d'Asti "Vigna Vecchia" 2004 di Cà d'Gal è stato forse l'assaggio più entusiasmante. Perchè? Semplice. Anzitutto perché si trattava di un moscato, vitigno che vuoi o non vuoi, anche inconsciamente, è spesso e volentieri snobbato. Poi perché, dopo aver capito che c'ha stoffa, ti accorgi che è un 2004, quindi non proprio l'altro ieri. Infine perché ha eleganza, equilibrio, profondità, spinta e allungo. Da manuale: zuccheri perfettamente bilanciati dalla freschezza; naso elegantissimo di frutta e note erbacee che ricorda l'albicocca e la pesca gialla, la salvia e l'ortica, con un accenno lievemente idrocarburico; sorso agile ma nient'affatto banale che chiude lungo e perfettamente coerente.

Che poi, già che ne sto parlando, gli altri due moscato d'asti dell'azienda - il "Lumine" 2009 e lo stesso "Vigna Vecchia" 2009 - promettono bene. Molto pulito, fresco, lineare, sempre in equilibrio tra componente zuccherina (110 g/l) e acidità, il primo; più complesso e pieno, il secondo, con sfumature di frutta che ricordano molto la pera.

"Raboso" IGT Marca Trevigiana, Lorenzo Gatti (foto @Stralcidivite)
Subito dopo dico "Raboso" 2009 IGT Marca Trevigiana di Lorenzo Gatti, presentato dalla figlia Carolina. Non sarà il vino più buono del mondo nè pretende forse di esserlo, è un vino semplice e succoso, che profuma soprattutto di fiori ed è assai fresco, con l'acidità che spara a 9.8. Il pezzo forte è proprio il sorso, snello e di grande soddisfazione, di quei rossi che ne berresti a vasche intere (quelle utilizzate in azienda sono tutte di cemento) grazie anche al tannino molto sfumato dalla straripante freschezza e al basso grado alcolico (11%). Ha un punto di equilibrio tutto suo.

Lui e non il pur buono Prosecco Sur Lie, o Colfòndo, tappato "a corona" (la pressione è pari ad appena un'atmosfera) per contenere i costi a beneficio del consumatore finale, assicurando comunque la qualità. Al naso viene fuori la frutta (più che in altri assaggi della tipologia) anche se non è intensissimo. In bocca si dispiega in tutta la sua forza che non è potenza ma piacevolezza e bevibilità, con belle sensazioni minerali e di ferro.

"Zeta" 2009, Mattia Barzaghi
E poi "Zeta" 2009, la vernaccia di San Gimignano "base" di Mattia Barzaghi. Quella, non la versione appesantita dal legno: naso elegante che si ripropone con buona continuità, profumi erbacei e di frutta gialla con quella nota di mentolato che si insinua sullo sfondo. Fresco, molto fresco, dà il meglio di sé al palato, dove ne apprezzi il suo essere lineare e scattante, molto coerente con le percezioni olfattive.

Poire Granit 3% 2008, Eric Bordolet (foto @Stralcidivite)
In chiusura, ancora lui, il Poire Granit 3% 2008 di Eric Bordolet. Sembrerebbe essere un vino e invece non lo è, nè potresti definirlo sidro, ché tale è solo quello di mele: questo è a base di pere e mi ha fulminato al primo assaggio, un paio di settimane fa. Al secondo, ha confermato le belle sensazioni dell'altra volta: eccezionale equilibrio raggiunto tra zuccheri e acidità, una beva leggera mai monotona e mai stancante. Lo versi nel bicchiere e un attimo dopo ti accorgi che è già finito.

domenica 12 settembre 2010

"Indovina che rosso sono": un gioco all'Enoteca Vintage

Conoscendo Giuseppe - che quest'estate ha fatto un bel po' di giretti su e giù per lo Stivale - non ho dubbi che sarà questa un'ottima occasione per presentare qualche altra chicca enologica.

Giuseppe Sonzogni nella sua bella Enoteca Vintage (foto @Stralcidivite)
Riprendono, infatti, il 14 settembre prossimo le serate di degustazione presso la sua Enoteca Vintage (via Milano nr. 26, Cesano Maderno). L'appuntamento è per le ore 21 con "Indovina che rosso sono", un modo divertente per mettersi alla prova e scovare i 6 rossi monovitigno proposti rigorosamente alla cieca.

I posti disponibili sono soltanto 10; il costo della serata è di € 12.

Per maggiori informazioni consulta il sito internet oppure telefona ai nr. 333/1041211 - 0362/528485.

sabato 11 settembre 2010

"Raccolta e racconti di vino notturno": la quarta vendemmia notturna del primo 100% vigneto didattico all'Antica Masseria Venditti

L'iniziativa di Lorenza e Nicola Venditti è lodevole: e prova ulteriore ne è il fatto che a distanza di quattro anni dalla prima volta, "Raccolta e racconti di vino notturno" è divenuto un appuntamento assolutamente immancabile.

La famiglia Venditti apre le porte dell'Antica Masseria nel cuore di Castelvenere per ospitare un ristretto numero di giornalisti, operatori e semplici appassionati per la vendemmia in notturna dei filari del "vigneto didattico", fortemente voluto da Nicola nello spazio antistante l'Isola di Cultura del Vino, come è stato ribattezzato il bellissimo centro aziendale.

La locandina della IV edizione di "Raccolta e Racconti di vino notturno"
Un'eccezionale testimonianza di impegno per la salvaguardia della biodiversità vitivinicola del Sannio beneventano: questo è il significato più profondo della raccolta che quest'anno si svolgerà il 18 e il 19 settembre prossimi e vedrà anche la partecipazione di una delegazione dell'Associazione Nazionale delle Città del Vino che in quei giorni terrà a Benevento la convention nazionale.

Purtroppo non riuscirò ad esserci nemmeno quest'anno ma farò in modo di assicurarmi una delle bottiglie prodotte: al termine di questa vendemmia, infatti, saranno battute all'asta le prime 30 bottiglie prodotte l'anno scorso e il ricavato sarà interamente devoluto in beneficenza. Le altre bottiglie (quelle della vendemmia 2009, per il 2010 l'appuntamento è per il prossimo anno) saranno, invece, vendute sul sito internet dell'azienda.

Con Lorenza e Nicola Venditti a Vinitaly 2010 (foto @Nicola Venditti)
Ed io allora, per non sentirmi troppo distante, aprirò al più presto la bottiglia acquistata lo scorso anno, un blend dei vitigni a bacca bianca del vigneto didattico, millesimo 2008.

Clicca qui per leggere il comunicato stampa.

lunedì 6 settembre 2010

6 settembre a Nord...

Oggi lunedì 6 settembre sarebbe una di quelle giornate che uno dovrebbe avere il dono dell'ubiquità per non perdersi nessuno dei tre eventi che si svolgeranno nel Nord Italia.

Il logo di Soave Versus
Parto da est: ultimo giorno di Soave Versus, la rassegna dedicata alle varie espressioni del Soave (Doc o Classico, Cru, Superiore Docg o Riserva, Recioto di Soave Docg) in abbinamento a specialità venete e della Strada (consulta il sito della manifestazione per avere maggiori informazioni).  

La locandina di Piacere Barbaresco '10
A ovest, invece: ultima giornata di Piacere Barbaresco, il tradizionale evento legato alla presentazione delle nuove annate di Barbaresco che si svolge a Treiso e nei comuni della denominazione.

L'invito per la degustazione di Les Caves de Pyrene
Infine, la degustazione annuale organizzata da Les Caves de Pyrene in quel di Serralunga d'Alba di cui s'è discusso molto in rete - ovvero, s'è polemizzato molto (e talvolta a sproposito) - nonostante l'articolo di Franco Ziliani (leggi qui) avesse come unico scopo quello, legittimo e assolutamente rispettabile, di spiegare le motivazioni alla base della decisione di non partecipare all'evento organizzato presso quello che considera un vero e proprio "eco-mostro", ovvero il Resort Boscareto.

Polemiche a parte, l'evento di Les Caves de Pyrene vedrà la partecipazione di numerosi produttori italiani e francesi con un banco d'assaggio di oltre una settantina di etichette di indiscutibile pregio. Cioè, dico, provate a dare un'occhiata ai nomi sull'invito.

Personalmente, visto non ci sono mai stato da quelle parti, mi trovate al Boscareto Resort. Così mi faccio pure un'idea...

venerdì 3 settembre 2010

I rossi "nerelli" dell'Etna.

Una "bevuta doppia" improvvisata, non un confronto. In verità solo una scusa per: (uno) assaggiare due bottiglie etnee, (due) approcciarsi a una denominazione di cui so poco o nulla, (tre) per farsi un'idea di un'annata - la 2007 - che mi dicono non sia stata poi così felice da quelle parti. Due Etna rosso, due diverse aziende: la prima sconosciuta (forse) ai più, la seconda più nota (forse) al resto del mondo (ma non a me).

"San Lorenzo" 2007, Girolamo Russo
Ecco, proprio non me lo ricordavo così salino. O almeno questo non mi era sembrato al primo assaggio, nell'aprile scorso. Macché salino, salato! Così salato che entra e ti apre in due la lingua, che pur sapendo benissimo di essere in cima all'Etna per un attimo ti viene il panico di essere stato dirottato sull'isola di Salina. Si dice di una cosa che è croce e delizia; così per la sapidità del "San Lorenzo", che è uno dei due crus prodotti dall'azienda (l'altro è il "Feudo"). Parto dalla delizia: l'abbondante salagione che è cosa da me  indistintamente apprezzata nei bianchi e pure nei rossi. La croce, invece: la stessa abbondante salagione che ora come ora rappresenta un limite della beva, appaiata com'è ad altrettanto copiosa freschezza. Difetta di equilibrio, azzarderei (ripeto, now): ché i 14 gradi e mezzo - peraltro assolutamente non pronosticati (io avrei scommesso al massimo sui tredici) - poco possono per bilanciare il sorso, agile, forse troppo,  che paga la timidezza del tannino. Beninteso, il tannino c'è e lo senti soprattutto in chiusura quando acidità e salinità - come dicono in Sicilia -  trovano requia. C'è ed è pure piuttosto rotondo, aggraziato; fatti due conti inadeguato rispetto al resto (s'intende sempre adesso). Il resto, appunto. E cioè il naso, non intensissimo ma d'un eleganza difficile a trovarsi, assolutamente in grado di rapirti i sensi. Dolce, soprattutto: penso ai frutti rossi, alla confettura di ciliegie rosse; penso alle spezie, nemmeno lontanamente avvicinabili alla durezza del pepe o del chiodo di garofano; penso alle erbe, quelle che crescono tutt'intorno al mungibeddu. Dicevo, non intensissimo. Tant'è che alla lunga, dopo una breve virata verso particolarissimi sentori di cenere, si spegne sulle note di chewing gum modello big babol (ricordate quelle fragola e panna?!?). Il colore, ah il colore quanto è bello: un rubino piuttosto intenso, molto seducente dato il sottile gioco di trasparenze.

"N'Anticchia" 2007, Pietro Caciorgna
Apro il secondo e faccio un sorso ignaro della gradazione alcolica. Pensando ai 14 gradi e mezzo del "San Lorenzo" scommetterei forte su una stazza più consona al Marsala che a un ice-wine canadese. Mi capacito soltanto più tardi che i gradi sono "appena" 13. Azz, non proprio n'anticchia in meno. "N'Anticchia", cioè "un poco" alla siciliana maniera, nome che di fatto allude alla irrisoria produzione: poco più di 4mila bottiglie che manco a fare un pellegrinaggio a Lourdes sei sicuro di trovarne una. Strano, mi dico: tutto, infatti, lascerebbe pensare a una maggiore intensità. Il colore, per esempio, anche questo lucente e trasparente ma più cupo, niente che possa far riaffiorare l'odioso ricordo dei vini isolani di una volta che andavano a rinvigorire corpo e colore di certi vinelli del Nord. C'è una certa affinità di ricordi olfattivi - penso - con l'altro vino, solo meno sdolcinati. C'è pure, però, qualche watt in più d'amplificazione per il secondo; e, soprattutto, una maggiore complessità che mi spinge dritto dritto a scrivere "ampio" sulla  scheda di degustazione che ho in testa. Prugna e amarena, un bel velo di vaniglia, odori balsamici e mielosi, miele di castagno direi. Ancor più nette sono le differenze in bocca: l'approccio è più rotondo ma allo stesso tempo più potente. L'equilibrio è qualcosa più che una promessa, il sorso ha una mineralità (leggi sapidità) inferiore ma non trascurabile; se la gioca con l'altro quanto a freschezza tanto da reggere egregiamente un tannino più possente, più accentuato ma di uguale e desiderabile finezza. Naso e bocca sono due gocce d'acqua: quello che senti di là lo trovi di qua. Lo annusi e lo assaggi dieci volte e dieci volte cambia nel calice. Le costanti sono l'intensità e la durevolezza delle sensazioni.

Che cosa ho scoperto dopo?! Quello che potete leggere qui per il "San Lorenzo" e qui per il "N'Anticchia": altitudini simili, stesso versante (quello Nord) dell'Etna, pressoché identiche tecniche di vinificazione e affinamento. Un "padrone di casa" comune per entrambe le aziende (vi dice niente il nome Marc De Grazia?!?).

Il primo costa 27 eurini in enoteca, il secondo 32. Sempre che ci arrivino sullo scaffale! Di quale che si parli le bottiglie sono poche, molto poche. Però buone, molto buone.

giovedì 2 settembre 2010

Il carattere dello Champagne

Riprendono le attività della delegazione AIS Milano capeggiata dal nuovo delegato Hosam Eldin Abou Eleyuon che ha ereditato il gruppo milanese da Fiorenzo Detti, neo-eletto alla presidenza regionale.

E riprendono con un bell'incontro dedicato allo Champagne: cinque diverse etichette selezionate dal Delegato AIS Versilia Andrea Balzani per scoprire il carattere di ognuna delle zone che compongono il mosaico di una delle regioni vinicole più importanti del mondo.

Le vignoble & le vin de Champagne (foto @stralcidivite)
L'appuntamento è per giovedì 16 settembre (inizio ore 21) all'Hotel Westin Palace di Milano (piazza della Repubblica nr. 32). In degustazione:
- Brut Blanc de Blancs Grand Cru Bernard Pertois (Le Mesnil sur Oger);
- Brut Cuvée de Réservée Nicolas d’Olivet Grand Cru (Louvois);
- Brut Rosé Grand Cru Bernard Bremont (Ambonnay);
- Brut Blanc de Noirs Urbain Père et Fils (Baroville);
- Demi Sec Blanc de Blancs Grand Cru Bernard Pertois (Le Mesnil sur Oger).

Le prenotazioni si ricevono presso la Sede AIS Milano (dal lunedì al venerdì, dalle ore 10 alle 14).
Tel. 02/62086249)
info@aismilano.it

Costo di partecipazione: € 30
La prenotazione è obbligatoria e impegnativa e si ritiene confermata solo a pagamento avvenuto. L’evento è riservato ai Soci AIS in regola con la quota associativa di AIS Nazionale.

martedì 31 agosto 2010

Ciro Picariello: Fiano di Avellino in verticale

Il fiano di Picariello corrisponde perfettamente all'identikit del fiano-che-mi-piace (cit. Mauro Mattei su Intravino). Direi per la mineralità tagliente e la capacità di sfidare il tempo, che sono poi le cose che più mi affascinano di certi vini bianchi.

Ho sempre pensato che la fortuna di poter "vivere" la verticale di un vino stia soprattutto nel fatto di poter osservare l'incidenza del tempo, nel duplice senso di "attesa" e di "andamento stagionale", e - quindi - una certa evoluzione. E ciò è tanto più vero se si parla di un vitigno come il fiano che invecchia e pure bene. Ecco perchè quando a Vinitaly - grazie all'amico Giuseppe Sonzogni di Enoteca Vintage - mi si è presentata l'opportunità di degustare in verticale tutte le annate prodotte, alla presenza di Ciro Picariello, non ho saputo e potuto dir di no.

Rita e Ciro Picariello (foto di Alessio D'Alberto)
Hanno avuto coraggio, Ciro e sua moglie; e ne hanno ancora a resistere alle pressanti richieste del mercato di vini bianchi d'annata: il loro fiano di Avellino - e questa è cosa che mi piace - esce almeno un anno dopo la vendemmia (un anno e mezzo, fino a poco tempo fa). L'azienda è piccolina: con le produzioni di aglianico e sciascinoso - cui se n'è aggiunta di recente una modesta di greco di Tufo - si arriva a stento alle 50mila bottiglie. Dei 7 ettari di proprietà ben 5 sono vitati a fiano e si trovano nei comuni di Summonte e Montefredane, a 650 metri d'altitudine, lì dove il clima è ventilato ed è segnato dalle notevoli escursioni termiche.

Il fiano è vitigno piuttosto rigoroso - «anche troppo» dice Ciro - e rende necessario un attento lavoro di potatura. La resa per ettaro non supera mai gli 80 quintali e la pressatura è soffice. Per il fiano  di Avellino docg viene utilizzata soltanto la prima spremitura; le altre confluiscono nel fiano Irpinia doc. Prima della fermentazione - che dura una sessantina di giorni a temperatura controllata tra i 12 e i 15 gradi - vengono aggiunti circa 3 grammi di solforosa; dopo la prima fermentazione, il vino viene travasato in acciaio, dove rimane 10/12 mesi a contatto con le fecce fini. Prima dell'imbottigliamento, decantazione statica a freddo e nessuna filtrazione.

Fiano e terroir.
A detta di molti e ben più autorevoli degustatori, la 2008 è annata da tenere in grande considerazione un po' per tutti i bianchi campani; e specie per il fiano, forse il migliore di sempre per Picariello. Almeno stando alle premesse. La sensazione è quella di un'eleganza più compiuta, soprattutto al naso: alle sensazioni minerali del terroir si affiancano, infatti, note fruttate a più alta definizione. I 13.7 gradi di alcool fanno egregiamente da contropeso ad un'acidità vibrante (6.8); il finale di bocca è assai lungo, sapido, direi molto sapido. Niente da dire: bravo chi c'ha visto lungo e si è messo da parte un po' delle 20mila bottiglie prodotte.

Nel 2007 cambiano le tonalità di colore (che sono più intense), le note di frutta (riconducibili a una pera decisamente più matura) e pure il tenore alcolico (sceso a 13 gradi, nonostante Ciro parli di un'annata piuttosto calda con un lieve anticipo sui tempi della vendemmia, celebrata tra il 16 e il 18 ottobre); uguali - invece - l'acidità e le inconfondibili sensazioni fumé che sono il tratto distintivo dell'areale di Summonte, via via più soffuse a tutto beneficio del frutto. Finale lungo e bello salato, come piace a me; produzione complessiva di 23mila bottiglie. 

Pur avendo la fama di millesimo non proprio fortunatissimo, il 2006 mi è piaciuto moltissimo. Trovo, anzi, che quell'idea di fruttato più tratteggiata non sia un difetto, almeno per me che gioisco al sopraggiungere della mineralità che, anche per il frutto più diluito, è forse maggiormente percepita. Colore a parte (in viaggio verso orizzonti dorati), è il naso a dare un'idea di maggiore maturità, concedendo bei sentori di pesca gialla e di biancospino. Il mezzo grado d'alcool in più rispetto al 2007 aiuta, e non poco. 15mila bottiglie.

I vini di Ciro Picariello. Sull'etichetta del fiano la "tammurriata" (foto di Alessio D'Alberto)
Cos'ha in più il 2005? Bè, di sicuro un impatto più avvolgente. Al naso, sì. Ma ancor di più in bocca dove assume tratti caratteristici di una certa balsamicità. Magari il sorso è meno pieno e anche un pochino meno caldo, ma si tratta pur sempre di una bevuta soddisfacente e appagante.

Il 2004 è l'esordio sul mercato: l'azienda di Ciro nasce proprio in questo millesimo, in risposta all'abbattimento del prezzo delle uve. Una bella prova per un bianco che mi sembra sia "venuto su" bene. L'attacco è sulle note di frutta matura ma sono le sfaccettature della mineralità a colpire per intensità e prodondità. Beva assolutamente fresca (si noti che l'acidità misura 7.10), decisa e sapida, ben contrastata dai 14.4 gradi di alcool. Il naso è forse appena chiuso all'inizio (e ci può stare) ma quello che arriva dopo vale l'attesa.

C'è stato anche il tempo di assaggiare in anteprima il Greco di Tufo 2009 (nella foto sopra, il primo da sinistra) prodotto con le uve provenienti da un piccolo vigneto di appena 5mila metri situato a Montefredane: molto citrino e agrumato, elegante ma ancora un po' acerbo, molto rispondente in bocca ma - detto in tutta onestà - non certo il pezzo forte di Ciro e sua moglie Rita.

Il fiano, però, sia pur con le diverse caratteristiche dell'annata, è tutta un'altra storia! Il prezzo, poi, quello è piccolo piccolo.

sabato 28 agosto 2010

VinEstate a Torrecuso

Al via il 2 settembre la trentaseiesima edizione di VinEstate, la rassegna dedicata all'aglianico del Taburno che si svolge ogni anno a Torrecuso, in provincia di Benevento.

La manifestazione - organizzata dal comitato Vinestate con la collaborazione del Comune di Torrecuso e il patrocinio delle Istituzioni Locali e della Scuola del Gusto - vedrà la partecipazione di 21 aziende vitivinicole: Cantina del Taburno, Cantine Iannella Antonio, Cantine Tora, Caputalbus, Caudium Vini, Cav. Mennato Falluto, Fattoria La Rivolta, Fontanavecchia, I Colli del Sannio, Il Poggio, “La Dormiente” di Ariano Agnese, Nifo Sarrapochiello, Ocone – Agricola Del Monte, Ocone Giovanni, Taburni Domus, Terre d’Aglianico, Terre Longobarde, Torre a Oriente, Torre dei Chiusi, Torre del Pagus e Torre Varano.

La locandina della XXXVI edizione
Il tema dell'edizione 2010 sarà “vino & sostenibilità”: ridotto impatto ambientale, consumo responsabile e consapevole per diffondere la cultura del bere bene nonché i valori culturali del vino e dei suoi territori.

Al solito molto ricco il programma che prevede fino al 5 settembre convegni ed incontri, mostra-mercato, degustazioni e laboratori sensoriali (clicca qui per consultarlo). Segnalo, in particolare, i tre laboratori sensoriali a cura della condotta Slow Food Taburno: “fruttato & floreale” - viaggio attraverso i profumi dei vini del Taburno (3 settembre, ore 19), “fruttato & speziato “ - viaggio attraverso i profumi dei vini del Taburno (4 settembre - ore 20) e “formaglianico” - viaggio attraverso i sapori dei vini e dei formaggi del Taburno (5 settembre - ore 19).

Per altre informazioni:
tel. 0824/889719
cell. 338/8539289


Completa il programma il percorso turistico “Andar per Vigne” organizzato in collaborazione con Percorsidivino.it che vi riporto sotto.
 
 
La vigna, il vigneto sono quanto di più caro per contadini e viticoltori, che giunti al momento della vendemmia, sofforno a volte per il distacco dei frutti e il loro “pestaggio”.

L’approccio con un vino è secondo noi imprescindibile dalla conoscenza del territorio in cui si realizza, non fosse altro che per capirlo fino in fondo, giustificarne alcune schiettezze o comprenderne la timidezza e il lento svelarsi.

Per scoprire l’aspetto emozionale dell’Aglianico del Taburno, le peculiarità della Falanghina beneventana, bisogna passeggiare per i suoi vigneti, ascoltare i racconti dei contadini e delle contadine che li allevano, immergersi nell’entusiasmo di chi con ansia vi osserva mentre degustate il suo vino, risultato di scelte difficili alle prese col tempo, la natura, i mercati.

"Andar per Vigne" è un percorso permanente, una porta sempre aperta su una delle zone più intensamente vitate della Campania, il Sannio. Guidati dai vignaioli o agronomi della in pochi giorni i vigneti, i vini e gli autori di questo prezioso prodotto dell’agricoltura

In occasione di Vinestate 2010, ma manifestazione in programma a Torrecuso dal 3 al 5 settembre proponiamo un programma di passeggiate nei vigneti sabato 4 settembre (ore 16.30) e domenica 5 settembre (ore 10.30 e 16.30) e pacchetti week-end con uno o due pernottamenti (clicca qui per maggiori informazioni).

Percorsi di vinodi Moonlight Travel S.a.s.
C.so Umberto I, 108 -82032 Cerreto Sannita (Benevento)
Tel. 0824816670 - fax 0824860088

giovedì 19 agosto 2010

Vino: musica e parole

Il vino che non dimenticherò mai lo posso descrivere con le parole di Alessandro Baricco in Novecento.

Non fate caso al contesto, nel libro lo scrittore "mette nero su bianco" lo stato d'animo della folla ammutolita dinanzi alle note di Jelly Roll Morton, l'inventore del jazz, durante la sfida musicale con Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, il pianista del Virginian.


[omissis] "Senza sbagliare una nota, senza muovere un muscolo della faccia. Non era nemmeno musica: erano giochi di prestigio, era magia bella e buona. Era una meraviglia, non c'erano santi. Una meraviglia. La gente diede di matto. Strillavano e applaudivano, una cosa così non l'avevano mai vista. C'era un casino che sembrava Capodanno".

E poi, ancora, con le parole che lo scrittore utilizza per descrivere la reazione del pubblico, dopo l'esibizione di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento:

"Il pubblico si bevve tutto senza respirare. Tutto in apnea. Con gli occhi inchiodati sul piano e la bocca aperta, come dei perfetti imbecilli. Rimasero, così, in silenzio, completamente tronati"... [omissis]

martedì 17 agosto 2010

Tweets&photos about #aglianicodelvulture1 o #adv1

Degli assaggi di #aglianicodelvulture 1 o #adv1 che dir si voglia ne ho già parlato sul sito di Luciano Pignataro (leggi qui) con una cronaca dell'evento, "purtroppo" mutilata della puntatina a Matera con annessi e connessi.

Ma non dei tweets del prima, durante e dopo. Né di quelli dei vulturini e nemmeno di quelli degli #odv1 (orfani del vulture). 

La degustazione (foto di Hande Leimer - vinoroma.com)
Ce ne sono tre, in particolare (ma ce ne sarebbero parecchi altri ancora significativi), che mi riportano con la testa e con il cuore a quei giorni non ancora lontani, a quello che è stato e che forse sarà. Vado.

Il primo: "E nessuno mi aveva detto quanto la Basilicata fosse un posto di luce, terra, cielo. Uno di quelli da portare negli occhi e nel cuore". 
Così Jacopo Cossater, editor intravinico, sul suo blog Enoiche Illusioni (leggi qui).

L'altro: "Aglianico del Vulture, d’aria, di lava e di luce".
Questo, invece, l'esordio di Maria Grazia Melegari, all'esordio del suo bel post (leggi qui).

L'ultimo: "Molto distante eppure ho colto il profumo del Vulture: tu, il terroir, il calore delle persone... un seme piantato. Grande #adv1".
Questo il commento di Sara Artusa - un'#odv1 - su twitter.

Il pranzo nei vigneti di Sara Carbone (foto di Hande Leimer - vinoroma.com)
Per me, campano d'origini, è stata la prima volta nel Vulture. Mi domando come io non abbia mia trovato il tempo di percorrere quel centinaio di chilometri che separano la mia terra da questo bellissimo scorcio d'Italia.

E rifletto anche - rileggendo questo post di Filippo Ronco - sul come il web abbia cambiato, stia cambiando e cambierà ancora il mondo del vino; su quanto sia emozionante vivere nel proprio piccolo quel "lato B dell'enomondo".

Cosa rimane di questi giorni? Il "seme piantato", come dice - sopra - Sara Artusa. Gli incontri, gli amici vecchi e nuovi, il cuore pulsante di una terra che - l'avrò già detto - merita molto di più di quanto abbia finora avuto. E le tante foto (qui la raccolta di Hande Leimer) che hanno fissato le emozioni dei giorni, intensi, trascorsi nel Vulture.

L'uomo e la terra (foto di Gianluca Morino - @gianlucamorino)
E questa foto (appena sopra), semplice ma al tempo stesso emozionante: una mano, aperta e distesa, che tiene in grembo la terra, l'anima del Vulture, il terroir.

sabato 14 agosto 2010

L'undicesima fiera enologica di Taurasi si fa'...

Ricordate la querelle dello scorso anno sulla fiera di Taurasi (leggi qui)?!? 

Bene, fortunatamente quest'anno si farà. Che in realtà, poi, è pure già iniziata... e urge, quindi, un mea culpa per non avervi dato in tempo la notizia.


Rimangono le giornate di oggi 14 e domani 15 agosto per poter partecipare all'undicesima edizione che quest'anno ha come regione ospite la Puglia.

Non dico altro se non di consultare il programma direttamente qui. Per chi c'è, mi trovate lì domenica sera per il laboratorio di narrazione rurale a chiusura del ciclo sul Taurasi con un focus su quello del paese omonimo.





[foto tratta da www.prolocotaurasi.it]