Visualizzazione post con etichetta aglianico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta aglianico. Mostra tutti i post

giovedì 24 febbraio 2011

L'Aglianico del Taburno fa tappa nel milanese

Udite udite!

Se siete in zona Milano domani, venerdì 25 febbraio, potreste fare un salto a Bareggio. L'Enoteca Maggiolini, infatti, organizza - con il supporto della locale delegazione FISAR - un banco d'assaggio interamente dedicato all'aglianico.

Photobucket
Le femminelle di aglianico nel Taburno
La cosa assolutamente interessante è che saranno in degustazione anche le etichette di aglianico del taburno delle aziende aderenti all'Associazione dei Produttori ("nata nel 2003 dall'impegno di un gruppo di produttori vitivinicoli, allo scopo di valorizzare e promuovere la conoscenza del territorio e della cultura dell'area del Taburno, ed in particolare dei vini a Denominazione di origine Controllata Aglianico del Taburno e Taburno") che il 10 dicembre scorso aveva organizzato l'interessante tavola rotonda Write Wine a cui avevo potuto partecipare anch'io (leggi qui).

"I campioni inviati per la degustazione - e in questo va riconosciuto il grande impegno da parte dell'Associazione dei Produttori - vanno dal 2001 al 2009 e provengono da 15 delle cantine associate dislocate nei diversi comuni dell’area così da permettere una visione più ampia di un prodotto che paga lo scotto di non essere un vino che ammalia al primo sorso ma che va conosciuto approfonditamente e aspettato per poterne apprezzare le qualità migliori: complessità, persistenza e finezza".

Photobucket
Il logo dell'Associazione dei Produttori
Insomma, potreste approfittare per conoscere più da vicino  l'aglianico e, in particolare, l'aglianico del taburno che è vino sulle prime un po' scontroso ma che col tempo sa essere assai generoso.

Ve ne accorgerete.

Maggiori informazioni sul sito dell'associazione o scrivendo una mail; oppure ancora rivolgendosi direttamente all'Enoteca Maggiolini al nr. 02/9013034 - mail info@enoteca-maggiolini.it).

lunedì 17 gennaio 2011

Etichette da Write Wine: "36+6" 2005 Aglianico del Taburno Riserva, Torre Varano

Un'addizione - quella suggerita dal nome - del periodo di invecchiamento in legno e di quello in bottiglia per l'affinamento, prima della commercializzazione, che testimonia chiaramente la sana ambizione della giovane azienda di Nicola D'Occhio.

A incidere, più che il lungo tempo trascorso nelle barriques, anche qui - seppure in misura minore, a mio avviso - il rovere americano; l'impostazione è, però, completamente diversa l'impostazione rispetto alla riserva di aglianico di cui ho scritto, sempre su queste paginette, qualche giorno fa.

"36+6" 2005, la riserva di aglianico del taburno di Torre Varano
C'è di buono che l'aglianico si esprime con buona tipicità; è evidente quel suo carattere austero, già anticipato dalla puntuale rispondenza tra il colore scuro del vino e i profumi dominanti di frutta cupa e spezie forti, avvolti da un anelito polveroso che non toglie, anzi aggiunge fascino.

Servirlo correttamente è quantomai necessario affinché i residui in bottiglia, derivanti dalla non filtrazione, non penalizzino l'aspetto puramente visivo. Gusto deciso, con la vigorosa aggressività del tannino che chiude amarognolo; tanto esuberante da non permettere al sorso di concedersi in pieno e riducendone così, pur  potendo contare su un cospicuo apporto di freschezza e su una vibrante punta sapida, le attuali potenzialità di beva.

venerdì 14 gennaio 2011

Etichette da Write Wine: U’ Barone 2007 Aglianico del Taburno Riserva, Torre A Oriente

A dispetto del nome "maschile" - u' Barone, cioè il Barone - il naso ha una "femminile" eleganza che rivela una certa affinità caratteriale con Patrizia Iannella, agronoma e anima dell'azienda nonché Presidente dell'associazione dei produttori di aglianico del taburno.

Intessuto di note di frutta rossa e di spezie dolci, a tratti è un po' piacione; ma sempre fine, comunque. A volergli fare un appunto, ecco, le note conferite dal legno mascherano un po' la tipicità; colpa anche, a mio avviso, del rovere americano in cui matura il 30% della massa (per il quale confesso - in genere - di non nutrire grandissima considerazione).

U'Barone 2007, la riserva di aglianico del taburno di Torre a Oriente
Di assolutamente positivo c'è che il sorso è coerente con il bouquet dei profumi, puntuale nella stessa impronta dolciastra che avvolge il naso; il tannino, nemmeno troppo pungente, è ravvivato dalla freschezza e da una buona sapidità.

Nonostante un'idea generale di discreto equilibrio (tenuto conto della giovane età), la sensazione è quella di un vino non ancora compiuto, in cui le classiche note vanigliate finiscono per sovrastare il tutto. Abbisogna, a maggior ragione, di tempo.

mercoledì 12 gennaio 2011

Etichette da Write Wine: Terra di Rivolta 2007 Aglianico del Taburno Riserva, Fattoria La Rivolta

A non averne conosciuto la provenienza, avrei forse pensato a un rosso borgognone (con le dovute proporzioni, certainement); e ciò anche se ho sempre odiato i paragoni e le frasi del tipo l'aglianico è il Barolo del Sud o cose del genere. Probabilmente per quel suo essere scostumato (cit.) al naso che gli dona ulteriore fascino e imprevedibilità.

Un'eleganza che, però, non diventa mai piatta compostezza; ché, anzi, il vino - parlo della trama olfattiva e gustativa insieme - ha una certa dinamicità. Profuma di frutta rossa scura, sa di funghi e di terriccio, ha tratti di selvatico e animale. Di tartufo, ecco. Non fosse per quella leggera riduzione al naso, che pur scompare pian pianino con il rimanere nel calice, sarebbe ancor più interessante.

Terra di Rivolta 2007, la riserva di aglianico del taburno di Fattoria La Rivolta

Il problema è che gli andrebbe dato il tempo di aprirsi. Nel calice, dico. Il che è cosa sinceramente molto difficile perché il sorso secco è di quelli che incitano alla beva, riuscendo nell'impresa di unire la vigoria all'agilità, in un quadro generale di ottima coerenza gusto-olfattiva. Non perde mai piacevolezza, con il tannino  - acceso, sì - ben imbrigliato da sapidità e acidità, quest'ultime a dare ulteriore snellezza al palato.

Non dimostra affatto i 14 gradi e mezzo d'alcol, pur essendo un vino non altrimenti definibile se non come robusto; soprattutto nel finale che è ricco e appagante, giocato sui toni della frutta scura e del sottobosco, con un sottile velo di balsamicità. Un anno e mezzo di affinamento in barriques nuove e più o meno lo stesso tempo in bottiglia, prima della commercializzazione. Appena settemila bottiglie.

lunedì 10 gennaio 2011

Etichette da Write Wine: Lysios 2007 Aglianico del Taburno Riserva, Cantine Tora

Senza dubbio è stato l'assaggio più sorprendente della cena-degustazione con cui si è conclusa Write Wine, la manifestazione voluta dall'Associazione Aglianico del Taburno di cui ho già parlato su queste paginette e sul sito di Luciano Pignataro.

E non perché Francesco e Giampiero Rillo siano nuovi a vini di pregevole fattura e tutti di spiccato carattere (penso, tanto per fare un nome, alla vendemmia tardiva di falanghina Kissòs di cui parlò - e bene - il buon Pasquale Carlo) e territorialità; piuttosto perché Lysios - il significato letterale del termine greco è "bevanda che rende amici e che entra nell’anima" - è una riserva prodotta per il primo anno in assoluto dalla giovane azienda di Torrecuso, che rappresenta bene - se vogliamo - il paradigma dell'aglianico del taburno.

Lysios 2007, la Riserva di aglianico del taburno di Cantine Tora
Un vino, cioè, possente per via dei 14 gradi e mezzo d'alcol, ancora lontano dall'equilibrio che verrà soltanto con gli anni di affinamento in vetro. Un aglianico scontroso, sulle prime, che a parte la leggera confusione iniziale del bouquet dei profumi diventa via via più definito, regalando profumi eleganti di prugna e pepe nero, un'affascinante nota di torrefazione, poi ancora le spezie più dolci e un afflato balsamico. Convince un po' meno - ma, torno a ripetermi, è soltanto questione di tempo - in bocca, dove il sorso è pieno e chiude sul cacao amaro dopo una performance di bella intensità e durata. Con la persistenza che è solo leggermente "sporcata" dall'imponente nota alcolica e dalla fitta trama di tannini che perderanno esuberanza con gli anni, grazie anche all'ottimo corredo di freschezza e sapidità.

Da uve raccolte alla fine della prima decade di novembre, leggermente surmature, sottoposte a fermentazione in acciaio e poi affinate dapprima un anno in barriques nuove di media tostatura e poi un altro anno in acciaio, prima dell'imbottigliamento senza filtrazioni stressanti. Soltanto tremila bottiglie.

lunedì 13 dicembre 2010

L'Aglianico del Taburno: viti e vite intrecciate

Eccomi qua. Per chi non lo sapesse, sono rientrato ieri a Milano dopo qualche giorno nel "mio" Sannio.

Ne ho approfittato per partecipare a Write Wine, la tavola rotonda organizzata dall'Associazione Aglianico del Taburno avente come tema, appunto, l'aglianico del taburno e la sua comunicazione. Nei prossimi giorni vi racconterò com'è andata, quello che si è detto e quello che s'è... bevuto (solo aglianico del taburno, naturalmente).

La dormiente del Sannio (foto di Fabio Pierboni)
Proverò anche a raccontarvi degli incontri che ho fatto perché il vino - e non l'ho certo detto io - è fatto soprattutto di persone. E queste, in particolare, hanno non poco in comune con il tesoro che hanno tra le mani: magari scontroso, sulle prime, ma generoso con l'incedere lento del tempo.

La foto sopra raffigura la dormiente del Sannio che domina il paesaggio da quelle parti; è stata scattata da Fabio Pierboni che ringrazio. Il perché del nome di questa piccola catena montuosa penso sia piuttosto evidente... 

mercoledì 8 dicembre 2010

Storie di un'annata ai piedi del Taburno: l'aglianico del millesimo 2001

Siamo qui a parlarne e già questa è una vittoria.

Ce lo siamo detti a cose fatte, al termine di una giornata trascorsa insieme, ospiti di Giuseppe in quel di Torrecuso, dopo qualche tempo che non ci si vedeva. Un'occasione nata fondamentalmente per gioco e per piacere; chi, invece, ha fatto sul serio è stata Teresa: il pranzetto preparatoci era sontuoso.

Le bottiglie di aglianico del taburno
Che poi sul tavolo siano finite bottiglie delle più disparate provenienze, quello è un altro discorso e ci può comunque stare. L'obiettivo più o meno dichiarato era uno: vedere che effetto fa il tempo sull'aglianico, valutando lo stato di forma di 4 aglianico. Del Taburno, mica altro.

Quelli scelti da Giuseppe erano 4 vini "base" prodotti da altrettante aziende del territorio. Il risultato, come accennavo all'inizio, è stato sorprendente e ha dimostrato una volta di più, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, che l'aglianico del taburno è vino scontroso ma allo stesso tempo generoso, ruvido sulle prime ma via via più "educato", impavido e sfrontato.

Sia chiaro: nessuna presunzione di averci capito qualcosa. Un'annata come la 2001, pur già lodata dalla critica come una delle migliori degli ultimi tempi, non può riassumersi in quattro bocce.

Aglianico del Taburno 2001, Il Poggio
Aglianico del Taburno 2001, Il Poggio 
Il colore ha tutto sommato retto anche se nel calice non è proprio pulitissimo. L'impatto olfattivo è potente ma manca un po' di eleganza. Si avvertono sensazioni di prugna cotta e di frutta decisamente matura, a tratti troppo, una speziatura di radice di liquirizia e l'aroma inconfondibile dei chicchi di caffè. Al palato, ti accorgi subito che l'acidità è ridotta all'osso e ti ritrovi sensazioni poco definite e di una certa stanchezza. Anche per questo, saresti propenso per l'idea di un vino che ha fatto il suo tempo, giunto - ormai - al di là delle sue reali potenzialità evolutive.

Aglianico del Taburno "Fidelis" 2001, Cantina del Taburno
Aglianico del Taburno "Fidelis" 2001, Cantina del Taburno
Non un grandissima intensità al naso ma, comunque, una sensazione generale di maggiore freschezza rispetto alla precedente etichetta. Lo suggerisce già il colore rubino, di buona trasparenza. Il bouquet di profumi non ha chissà quale complessità ma si propone con fare elegante: prima la frutta (prugna e ciliegia), poi le spezie e il caffè, con quest'ultimo che rimane il protagonista del finale di bocca. Il sorso è piuttosto morbido anche per l'assottigliarsi della freschezza; la discreta salinità gli conferisce una buona piacevolezza. Il tannino è soffice: tanto morbido che alla cieca quasi non penseresti a un aglianico in purezza (come è dichiarato, invece, sulla retro-etichetta), proprio per la poca esuberanza dei tannini che è un po' il marchio a fuoco dei vini ottenuti da queste uve.

Aglianico del Taburno 2001, Fontanavecchia
Aglianico del Taburno 2001, Fontanavecchia
Se il buongiorno si vede dal mattino, dicono. Ecco, qui il buongiorno si vede dal colore: rubino, luminoso, godurioso; e in più, nel calice è perfettamente pulito. Le aspettative di un vino straordinariamente integro diventano ben presto realtà. Al naso ha grande eleganza, profuma di prugne e more di rovo, di sottobosco bagnato, di caffè. Le sensazioni saline che si percepiscono già all'olfatto ricompaiono in bocca, dove si concede con grande naturalezza, complice il buon bagaglio di freschezza che gli consentirà, credo, di sfidare il tempo ancora per un po'. Chiude lungo in bocca sui piccoli frutti neri, con una chiara impronta terrosa, una nota balsamica di eucalipto e aromi di bacche di ginepro.

Aglianico del Taburno 2001, Fattoria La Rivolta
Aglianico del Taburno 2001, Fattoria La Rivolta
Già a scrutare il colore, leggermente più opaco del precedente e virato verso le tonalità del granato, ci si aspetterebbe una maggiore evoluzione dei profumi e della beva. Cosa di cui, in effetti, trovi conferma poco dopo. Al naso, una leggera puzzettina si insinua ancor prima della nota alcolica; con il tempo si assesta, anche se non del tutto, mostrando una bella complessità di profumi: confettura di frutta e prugna cotta, radice di liquirizia, tartufo e caffè. In bocca sembra essere leggermente ridotto; l'alcool c'è e si sente, il sorso è pieno e non smentisce il quadro delle sensazioni olfattive. L'impressione è che sia più "avanti" al naso di quanto non lo sia in bocca. Soprattutto, è il vino più ostico della batteria.

Starete pensando: che fine ha fatto il quinto vino che si vede nella foto? Era una riserva, inutile parlarne adesso, ma ve lo racconterò presto.

lunedì 6 dicembre 2010

Write Wine: l'Aglianico del Taburno sale in cattedra

Per chi ancora non lo sapesse, sono campano. O meglio, sannita; ché così viene chiamato colui il quale proviene da Benevento. O anche beneventano, ma mi raccomando non beneventino (sic!) come mi è spesso capitato di sentire.

Una terra - la "mia" - che ha avuto una storia importante. Non è per dire ma nella città capoluogo ci sono monumenti come l'Arco di Traiano e la Rocca dei Rettori, o ancora il più recente Hortus Conclusus, opera del mio illustre concittadino Mimmo Paladino (vi dice niente transavanguardia!?). C'è l'olio extravergine d'oliva a San Lorenzo Maggiore, il liquore Strega (leggi qui) e i torroncini Alberti (leggi qui) a Benevento, i "baci" (leggi qui) a San Marco dei Cavoti. E poi c'è il vino: l'aglianico e la falanghina, su tutti, che ai piedi del Taburno sono coltivati da anni.

Il logo dell'associazione dei produttori Aglianico del Taburno
Quindi, ci sono un mucchio di cose che potreste approfittare per conoscere nel caso pensiate di fare un salto il prossimo 10 dicembre a Torrecuso. L'associazione che riunisce i produttori ha, infatti, organizzato presso la Scuola del Gusto una tavola rotonda dal titolo Write Wine dedicata all'aglianico del Taburno e alla comunicazione del territorio, partendo dall'assunto che «l'identità di un territorio si esprime soprattutto nelle sue produzioni che, se adeguatamente valorizzate e veicolate, possono avere un’incidenza significativa sull’intero processo economico di un’area».

La giornata ruota attorno a una tavola rotonda che si articola in due sessioni: la prima (dalle 14.30 alle 16.30), dal titolo "Stato dell’arte: la percezione del prodotto. Strategie di comunicazione per l’Aglianico e nuovi mercati. Mercati reali nello spazio virtuale"; la seconda (dalle 17 alle 19), sul tema "L’Aglianico e il territorio oltre il web 2.0. Il vino è il territorio. Eventi e luoghi di promozione. Uno per tutti, tutti per uno. Potenzialità del gruppo". All'incontro, parteciperanno diversi giornalisti e esperti del settore: Paolo De Cristoforo e Marco Sabellico (Gambero Rosso), Gerardo Antelmo, Paolo Di Giannantonio e Rino Genovesi (Rai), Andrea Pesciarelli (Tg5), Antonio Corbo (La Repubblica), Pasquale Carlo (Il Mattino), Sandro Tacinelli (Il Sannio), Mauro Erro (Slow Wine), Gimmo Cuomo (Corriere del Mezzogiorno), Nicola Matarazzo (Semeia), Slawka G. Scarso (Marketing del Vino) e Luciano Pignataro (Il Mattino - Slow Wine). Un piccolo spazio - ma non chiedetemi il perché - l'hanno concesso pure a me, o almeno così pare.

Write Wine: strategie di comunicazione per l'Aglianico del Taburno
Per partecipare all'evento è necessario richiedere l'accredito (entro l'8 dicembre) scrivendo una mail a comunicazione@aglianicodeltaburno.it.
Per aderire, invece, alla cena tematica prevista a chiusura della giornata presso il ristorante La Padellaccia, occorre prenotare scrivendo a info@associazioneaglianicodeltaburno.it (costo € 25).

Maggiori informazioni sul sito dell'Associazione (www.associazioneaglianicodeltaburno.it) oppure sul sito dei partners Percorsidivino.it e Tabularasaeventi.net.

domenica 19 settembre 2010

Piacere Molise!

Peccato solo per il giorno (che coinciderà con 100 Vini Nord Italia, l'evento organizzato da Meregalli all'autodromo di Monza) ma il banco d'assaggio organizzato da ONAV Lombardia ha tutta l'aria di essere un appuntamento interessante.

Poco o niente so della produzione vinicola di questa piccola regione a due passi dalla mia Campania, ecco perché l'occasione è di quelle ghiotte per farsi un'idea.

Le 3 denominazioni d'origine del Molise
L'appuntamento è per il 27 settembre, dalle 19 alle 22, presso la sede della delegazione ONAV (Milano - via Termopili nr. 12).
I protagonisti saranno le 3 denominazioni di origine controllata (Molise, Biferno e Pentro d'Isernia), l'indicazione geografica tipica Terre degli Osci e i vitigni portabandiera dell'enologia regionale: tintilia, montepulciano, aglianico, trebbiano e falanghina.

Ecco le cantine presenti:
Cantine Borgo di Colloredo srl - contrada Zezza di Campomarino (CB)
Azienda Agricola Salvatore Pasquale - Ururi (CB)
Cantina San Nazzaro - Monteroduni (IS)
Catabbo - contrada Petriera di San Martino in Pensilis (CB)
Cantine Cipressi - contrada Montagna di San Felice del Molise (CB)
Angelo d'Uva - contrada Ricupo di Larino (CB)
Azienda Agricola Cianfagna - contrada Bosco Pampini di Acquaviva Collecroce (CB)
Cantine di Tullio - contrada Cianaluca di Campomarino (CB)
Cantina Terresacre - contrada Montebello di Montenero di Bisaccia (CB)
Azienda Agricola Biologica De Lisio - contrada Piano della Conca di Guglionesi (CB)

Costo € 5 (soci) - € 10 (non associati).

Responsabile stampa e relazioni con il pubblico Onav Lombardia:
Cinzia Trulli
cell. 334/6782041

Ufficio Stampa esterno:
Gheusis Srl
Tel. 0422/928954
Fax 0422/928245

sabato 28 agosto 2010

VinEstate a Torrecuso

Al via il 2 settembre la trentaseiesima edizione di VinEstate, la rassegna dedicata all'aglianico del Taburno che si svolge ogni anno a Torrecuso, in provincia di Benevento.

La manifestazione - organizzata dal comitato Vinestate con la collaborazione del Comune di Torrecuso e il patrocinio delle Istituzioni Locali e della Scuola del Gusto - vedrà la partecipazione di 21 aziende vitivinicole: Cantina del Taburno, Cantine Iannella Antonio, Cantine Tora, Caputalbus, Caudium Vini, Cav. Mennato Falluto, Fattoria La Rivolta, Fontanavecchia, I Colli del Sannio, Il Poggio, “La Dormiente” di Ariano Agnese, Nifo Sarrapochiello, Ocone – Agricola Del Monte, Ocone Giovanni, Taburni Domus, Terre d’Aglianico, Terre Longobarde, Torre a Oriente, Torre dei Chiusi, Torre del Pagus e Torre Varano.

La locandina della XXXVI edizione
Il tema dell'edizione 2010 sarà “vino & sostenibilità”: ridotto impatto ambientale, consumo responsabile e consapevole per diffondere la cultura del bere bene nonché i valori culturali del vino e dei suoi territori.

Al solito molto ricco il programma che prevede fino al 5 settembre convegni ed incontri, mostra-mercato, degustazioni e laboratori sensoriali (clicca qui per consultarlo). Segnalo, in particolare, i tre laboratori sensoriali a cura della condotta Slow Food Taburno: “fruttato & floreale” - viaggio attraverso i profumi dei vini del Taburno (3 settembre, ore 19), “fruttato & speziato “ - viaggio attraverso i profumi dei vini del Taburno (4 settembre - ore 20) e “formaglianico” - viaggio attraverso i sapori dei vini e dei formaggi del Taburno (5 settembre - ore 19).

Per altre informazioni:
tel. 0824/889719
cell. 338/8539289


Completa il programma il percorso turistico “Andar per Vigne” organizzato in collaborazione con Percorsidivino.it che vi riporto sotto.
 
 
La vigna, il vigneto sono quanto di più caro per contadini e viticoltori, che giunti al momento della vendemmia, sofforno a volte per il distacco dei frutti e il loro “pestaggio”.

L’approccio con un vino è secondo noi imprescindibile dalla conoscenza del territorio in cui si realizza, non fosse altro che per capirlo fino in fondo, giustificarne alcune schiettezze o comprenderne la timidezza e il lento svelarsi.

Per scoprire l’aspetto emozionale dell’Aglianico del Taburno, le peculiarità della Falanghina beneventana, bisogna passeggiare per i suoi vigneti, ascoltare i racconti dei contadini e delle contadine che li allevano, immergersi nell’entusiasmo di chi con ansia vi osserva mentre degustate il suo vino, risultato di scelte difficili alle prese col tempo, la natura, i mercati.

"Andar per Vigne" è un percorso permanente, una porta sempre aperta su una delle zone più intensamente vitate della Campania, il Sannio. Guidati dai vignaioli o agronomi della in pochi giorni i vigneti, i vini e gli autori di questo prezioso prodotto dell’agricoltura

In occasione di Vinestate 2010, ma manifestazione in programma a Torrecuso dal 3 al 5 settembre proponiamo un programma di passeggiate nei vigneti sabato 4 settembre (ore 16.30) e domenica 5 settembre (ore 10.30 e 16.30) e pacchetti week-end con uno o due pernottamenti (clicca qui per maggiori informazioni).

Percorsi di vinodi Moonlight Travel S.a.s.
C.so Umberto I, 108 -82032 Cerreto Sannita (Benevento)
Tel. 0824816670 - fax 0824860088

mercoledì 21 luglio 2010

Aspettando #aglianicodelvulture1... Il rogito 2008, Cantine del Notaio

Non vi annoierò propinandovi le solite frasi già dette e ri-dette sul fatto che questo rosato abbia poco di quello che siamo forse tutti abituati ad immaginare. Piaccia o non piaccia, è un rosato. Punto.

Ce lo fa pensare il colore, rosato, ma nemmeno troppo se proprio devo dirla tutta; ce lo conferma la tecnica di vinificazione che contempla una brevissima macerazione sulle bucce, circa due giorni. È un rosato anche se il grado alcolico è di quelli che scottano, 14 gradi e mezzo; lo è anche se il vitigno da cui nasce è l'aglianico che sappiamo bene lì nel Vulture quali emozioni riesce a dare.


Ecco, sinceramente non credevo fosse mai stata esplorata una vinificazione rosè. E invece, a quanto pare, ci sono un paio di documenti - citati dal produttore nel suo sito - che confermerebbero la cosa. Anche per questo, la prova è encomiabile: soprattutto perchè, ipotizzando un'eventuale pressione del mercato in direzione del completamento della gamma, sarebbe stato più facile fare un rosato con qualcos'altro. Per farla breve, non è fatto tanto per.

Mi ha emozionato più in bocca che al naso, dove il legno - dodici i mesi in barriques di terzo passaggio dichiarati - si avverte di più. Per il resto, quattro mesi di affinamento in bottiglia e un naso molto elegante con i piccoli frutti rossi e l'amarena in bella vista, poi quasi  una sensazione di fragoline di bosco e - a seguire - una tenue speziatura di chiodi di garofano e un ricordo floreale.

Bouquet tipico, quindi; anche se è quando lo butti giù che non hai più dubbi: senti che è caldo, possente ma allo stesso tempo aggraziato, morbido come un buon aglianico del vulture deve essere e pure sufficientemente fresco.

Non è difficile immaginare ben altre attenzioni a tavola. Il problema, semmai, è attribuirgli un'identità: perchè se il rosato - a detta di molti - ha fatto sempre il paio con il gentilsesso, questo - così mascolino e virile - è tutta un'altra storia.




[foto tratta da http://www.appuntidigola.it/]

sabato 15 maggio 2010

"I carati dell'Aglianico"

Ricevo e pubblico il comunicato stampa riguardante un'iniziativa che sarà presentata lunedì prossimo a Vitigno Italia.


In nome dell’Aglianico!

Un gioco di squadra per promuovere l’Aglianico, uno dei vitigni più antichi del Sud Italia.
Sei cantine produttrici di Aglianico uniscono le proprie forze per comunicare questo grande vitigno.

Lunedì 17 Maggio 2010 alle ore 14.30, in occasione di Vitigno Italia in programma presso il Castel dell’Ovo di Napoli, verrà presentato alla stampa il progetto “I Carati dell’Aglianico”, nato dalla volontà di valorizzare l’immagine di uno dei vitigni più apprezzati del Sud Italia, l’Aglianico.

Il progetto consiste in una competizione a squadre che vedrà Cantine e Chef gareggiare insieme per esprimere al meglio l’essenza del vitigno. Tante le iniziative collaterali: sito web dedicato con curiosità e suggerimenti, degustazioni guidate, percorsi enogastronomici, dibattiti, …..tutto in nome dell’Aglianico!

Sei le Aziende che ci hanno creduto da subito e che per la prima volta nella storia hanno unito le proprie “forze” per un obiettivo comune. Cantine del Notaio, Feudi di San Gregorio, Mastroberardino, Terredora, Tormaresca e Villa Matilde si metteranno dunque in gioco per raccontare con un linguaggio comune la preziosità e le molteplicità di espressioni dell’Aglianico.

Tutte le cantine produttrici di questo vitigno, grandi e piccole, situate in qualunque parte del mondo, sono invitate a partecipare alla sfida!

Ufficio Stampa “I CARATI DELL’AGLIANICO”
tel. 0825/986624




mercoledì 2 settembre 2009

Vinestate 2009

Rilancio integralmente il comunicato stampa:
Trentacinquesimo appuntamento per VinEstate, la festa dedicata all’Aglianico del Taburno in programma il 4, 5 e 6 settembre prossimi a Torrecuso (Benevento).
La rassegna, fra le più attese nel panorama delle manifestazioni enologiche campane, è tesa alla scoperta di prodotti che mettono in primo piano la cultura del vino e del territorio del Taburno, dove l’Aglianico trova la sua massima espressione.
VinEstate è organizzata dal comitato VinEstate, in collaborazione con il comune di Torrecuso ed il patrocinio di: Provincia di Benevento, Camera di Commercio di Benevento, l’Associazione Aglianico del Taburno, l’Associazione culturale Taburno - Camposauro, l’Università degli Studi del Sannio, Regione Campania, Pro Loco di Torrecuso, l’Associazione O.T.E.T. e la Scuola del Gusto.
Venti le aziende vitivinicole in vetrina: Cantina del Taburno, Cantine Iannella Antonio, Cantine Tora, Caputalbus, Cav. Mennato Falluto, Fattoria La Rivolta, Fontanavecchia, I Colli del Sannio, Il Poggio, “La Dormiente” di Ariano Agnese, Masseria Frattasi, Nifo Sarrapochiello, Ocone - Agricola Del Monte, Ocone Giovanni, Taburni Domus, Terre d’ Aglianico, Terre Longobarde, Torre a Oriente, Torre dei Chiusi e Torre del Pagus.
Per la tre giorni è stato varato un fitto programma che prevede: mercato, convegni e laboratori sensoriali.
L’apertura degli stand espositivi e di degustazione, per tutte e tre le serate, è fissata alle ore 18.
Sabato 5 settembre, alle ore 20,30, si terrà l’Asta dei Vini, condotta da Marco Sabellico; mentre, domenica dalle ore 9 alle 13, sarà allestito il Mercato del Taburno, che riguarderà il vino e la cultura delle comunità del Taburno.
Due, invece, i momenti di approfondimento. Sabato 5, alle ore 19, toccherà al talk show dal tema “In salute con il vino e con la vite”, con gli interventi di: Marco Sabellico, Marco Palma, Rino Genovese, Livia Iaccarino, Giovanni Antonio Cutillo, Rosanna Cancellieri, Gerardo Antelmo, Nunzia De Girolamo e Sandra Lonardo Mastella.
Domenica 6, alle ore 10,30, invece, i fari saranno puntati su “Vino e modelli di consumo responsabili e consapevoli: vietato vietare”, con le relazioni di: Luciano Pignataro, Giuseppe Marotta, Alberto Bertelli, Giovanni Antonio Cutillo, Nicola Formichella, Francesco Massaro, Gennaro Masiello e Ettore Varricchio; l’incontro sarà coordinato da Federica De Vizia.
Per quanto concerne i laboratori sensoriali si partirà venerdì 4 alle ore 19 con “Paglierino&dorato”, in collaborazione con FISAR Benevento; mentre, sabato 5, alla stessa ora, toccherà a “Rubino&granato”, in collaborazione con AIS Benevento. Entrambe le iniziative rappresenteranno un viaggio attraverso i colori, i profumi e i sapori dei vini del Taburno.
Domenica 6, infine, alle ore 19, sarà la volta di “Rosso&rossa”, in collaborazione con Slow Food Taburno e il Tasso del Taburno, per un abbinamento che vede protagonisti i rosso dell’Aglianico e la carne rossa di razza marchigiana.
Completano il cartellone gli appuntamenti a tavola, alla scoperta della cucina locale in collaborazione con l’associazione O.T.E.T. (Operatori del turismo enogastronomico di Torrecuso) ed il Master Aglianico del Taburno, competizione sensoriale dei vini Aglianico in programma a novembre prossimo e riservata ai professionisti del settore.
Altre informazioni possono essere acquisite dal sito internet http://www.comune.torrecuso.bn.it, oppure telefonando allo 0824/889719.

mercoledì 12 agosto 2009

Salviamo la Fiera Enologica di Taurasi... Firma anche tu la petizione

Rilancio a mia volta l'appello in difesa della Fiera Enologica di Taurasi, già raccolto da Slow Food Campania, Ais Napoli, Associazione Regionale Giornalisti Agricoli della Campania e Unione Coltivatori Italiani della Campania.
La Fiera Enologica di Taurasi è stata soppressa dopo undici anni senza alcuna valida giustificazione che non siano meccanismi interni di paese nei quali non vogliamo entrare.
Il Taurasi è uno dei più importanti vini rossi italiani, è un patrimonio di tutti i paesi della Docg, degli appassionati e dei consumatori.
Aver abolito una festa di popolo è un grave oltraggio alla sensibilità e al coraggio di quanti in questi anni si sono impegnati nella riqualificazione del territorio, impegno tanto più duro perché portato avanti al Sud tra mille difficoltà burocratiche.
Chiediamo alla Regione Campania di riconsiderare la gestione del piano di investimenti alla luce della soppressione di una delle manifestazioni enologiche più importanti del Sud e di promuovere un Ente Fiera che gestisca in prima battuta l’evento a partire dal prossimo anno.
Invitiamo le associazioni, Slow Food Campania, l’Ais Campania, Go Wine, le organizzazioni di categoria Confagricoltura, Coldiretti e Cia, a prendere posizione contro questo gravissimo episodio che riporta indietro le lancette alla crisi del metanolo.
Viva Taurasi, Viva il Taurasi!
Le firme raccolte saranno consegnate in occasione della manifestazione “Grandi Vini da Piccole Vigne”, venerdì 28 agosto, Castelvenere (BN).
Luciano Pignataro e Associazione culturale Divino Scrivere

giovedì 30 luglio 2009

Calidonio 2008, Taburno Piedirosso D.O.C., Ocone

Tra le nominations campane per la Guida Vini Buoni d'Italia 2010, anche il Calidonio 2008 di cui ho già parlato qui, sul sito di Luciano Pignataro.
Un ulteriore riconoscimento per l'eccellente "Taburno Piedirosso D.O.C." di Ocone.
Tra gli altri vini finalisti per la Campania, Folius 2007 di Cantina del Taburno e Piedirosso 2008 di Mustilli (qui l'elenco completo).

sabato 25 luglio 2009

Il Taurasi secondo Antonio Caggiano

Il racconto di una piacevolissima giornata in visita alle Cantine Antonio Caggiano di Taurasi (AV).
Il ritratto di Antonio tra storia, vino, viaggi e fotografia...
Ne ho già parlato qui grazie alla disponibilità di Luciano Pignataro, che ringrazio ancora.
Sulla pagina pubblica facebook, le altre splendide fotografie della giornata scattate dal mio amico Domenico.
nella foto (scattata da Domenico Minicozzi) Antonio Caggiano ed io; in mezzo, tra le sue mani, la bottiglia di Taurasi "Vigna Macchia dei Goti 1994" con la dedica del prof. Luigi Moio

lunedì 20 luglio 2009

La Campania in quel di Milano con "Stralci di vite"

Non ho mai nascosto la smisurata passione per i vini e i prodotti tipici della mia regione; né – allo stesso modo - il rammarico per la scarsa inclinazione alla comunicazione di certi produttori campani che vanifica puntualmente gli sforzi profusi nella ricerca della qualità. E così, da questa convinzione di fondo, è nata – un po’ per caso e un po’ per passione - l’idea di una serata dedicata ai vini e ai prodotti tipici della Campania, svoltasi lo scorso 16 giugno presso l’enoteca “Il Cinghiale Rosso” di Milano, grazie alla disponibilità del Patron - Claudio Gelmini - che approfitto per ringraziare nuovamente.
Quindici gli appassionati presenti che si sono lasciati guidare (io c’ho provato…) nell’approccio a due dei vitigni autoctoni più importanti della Campania: l’aglianico e la falanghina. Con l’obiettivo (direi raggiunto!) di cogliere i diversi terroirs dei vini in degustazione. Questo, infatti, il criterio di scelta dei vini in degustazione: tutti vini “base” prodotti da uve in purezza, ad eccezione dello spumante “charmat lungo” versato all’aperitivo di benvenuto e del passito degustato in chiusura di serata, entrambi da uve falanghina. Qualche parole (avete ragione: tolgo il "qualche"…) per presentare le due aziende prescelte in rappresentanza di due aree della Campania, tanto vicine quanto diverse: l’azienda agricola biologica Lorenzo Nifo Sarrapochiello per il Sannio beneventano e l’azienda vinicola Sorrentino per i Campi Flegrei.
Poi, spazio alla degustazione, di cui mi piace riportare soltanto qualche impressione: SPUMANTE DORÈ, AZ. VIN. SORRENTINO Giallo paglierino tenue con riflessi verdolini, cristallino, non granché il perlage. Abbastanza intenso e nemmeno troppo complesso, discretamente elegante con profumi fruttati. Al palato, secco e poco caldo, abbastanza intenso ed elegante, coerente, di ottima freschezza e sapidità; non una grandissima persistenza. Nel complesso, abbastanza equilibrato ed armonico: un vino da prendere per quello che è. FALANGHINA 2008, POMPEIANO I.G.T., AZ. VIN. SORRENTINO Colore giallo paglierino scarico, cristallino ed abbastanza consistente. Intenso, abbastanza complesso ed elegante, profumi fruttati e floreali. Il sorso è abbastanza intenso, poco caldo; tutto sommato abbastanza elegante, fresco e sapido. Scompare abbastanza velocemente in bocca. FALANGHINA 2008, SANNIO D.O.C., AZ. AGR. BIOL. NIFO SARRAPOCHIELLO Giallo paglierino intenso, cristallino, consistente. Intenso, abbastanza complesso, elegante. Profumi caldi di frutta più matura rispetto alla falanghina precedente e delicati sentori di spezie dolci. Secco, caldo e abbastanza morbido; fresco e sapido. Il sorso è intenso, elegante, in perfetta sintonia con le sensazioni nasali. Lunga persistenza di frutta. Elegante. AGLIANICO 2005, TABURNO D.O.C., AZ. AGR. BIOL. NIFO SARRAPOCHIELLO Rosso rubino, limpido e consistente. Abbastanza intenso, abbastanza complesso, fine. Si avvicendano profumi fruttati, floreali e speziati. In bocca è caldo e secco, di buona morbidezza. Ancora fresco e sicuramente sapido, tannico. Lunga persistenza finale che richiama le note olfattive. Elegante e abbastanza armonico. DON PAOLO 2006, POMPEIANO I.G.T., AZ. VIN. SORRENTINO Analisi visiva perfettamente corrispondente all’aglianico di Nifo. Intenso, complesso, abbastanza fine. Profumi di frutta rossa, fiori e spezie un po’ più forti rispetto all’altro. Sorso caldo e secco, meno morbido. Fresco, sapido e tannico. La persistenza finale è lunga e giocata su sfumature di frutta e spezie. SARRIANO 2005, BENEVENTANO I.G.T., AZ. AGR. BIOL. NIFO SARRAPOCHIELLO Da uve appassite su stuoie di falanghina. Giallo dorato, cristallino e consistente. Buona intensità, decisamente complesso ed elegante. Soprattutto odori di frutta matura e miele. Abboccato ma non stucchevole, caldo, vellutato. Fresco e sapido. Persistenza di frutta matura. Equilibrato ed elegante. Nel mezzo tra i bianchi e i rossi, la degustazione di alcuni prodotti tipici del territorio: mozzarella di bufala campana DOP (normale e affumicata), provolone del monaco DOP, salsiccia di Mugnano del Cardinale IGP e salame dolce di Napoli. Prima dei saluti un fuori-programma: l’assaggio di ALENTA 2006 (ne ho parlato qui), una falanghina da vendemmia tardiva dell’azienda agricola biologica Nifo Sarrapochiello (recentemente premiata – insieme alla riserva di aglianico D’ERASMO - come uno dei dieci migliori vini campani da agricoltura biologica - leggi qui). In chiusura, il gradito omaggio dell’amico Paolo che mi piace condividere con voi.

Tutte le altre foto sulla pagina Facebook. Grazie a tutti, a presto su "Stralci di vite"!

lunedì 29 giugno 2009

Verticale di Taurasi di Mastroberardino

Una serata per conoscere l'Irpinia attraverso le parole di Piero Mastroberardino.
E il Taurasi, con un appassionante viaggio nel tempo: 1999, 1998, 1997, 1983 e 1968.
E poi ancora, Morabianca, un sorprendente cru di falanghina di cui vi parlerò presto...
Ecco il resoconto della bellissima verticale, già pubblicato nei giorni scorsi da Luciano Pignataro sul suo sito (vai).

domenica 7 giugno 2009

Incontri con il produttore: Mastroberardino

Vivere la Campania è possibile anche qui da Milano...
Sarà questo lo spirito dell'incontro con Mastroberardino! Lo storico produttore di Atripalda si racconta attraverso un'emozionante verticale di Taurasi "Radici".
Ancora top secret le annate in degustazione!
In realtà una piccola indiscrezione io ce l'ho... ma non posso svelarla così! Poi vi racconto...
11 giugno, ore 20.30, Milano, Enoteca Ronchi.
Posti limitati, prenotazione obbligatoria, costo € 30

domenica 17 maggio 2009

Vini DOC e IGT del Sannio: le proposte di modifica ai disciplinari

Nella conferenza stampa dello scorso 15 maggio, il Consorzio "Samnium" (sito) ha illustrato le proposte di modifica ai disciplinari di produzione dei vini DOC e IGT del Sannio che potrebbero condurre ben presto all'ottenimento dell'ambita Denominazione di Origine Controllata e Garantita ‘Aglianico del Taburno’ e all'istituzione della nuova Denominazione di Origine Controllata ‘Falanghina del Sannio’.
L'Aglianico del Taburno diventerebbe, quindi, la prima DOCG del Sannio con la prospettiva di ritagliarsi una buona fetta di mercato, avendo dalla sua un ottimo rapporto qualità/prezzo rispetto all'altra DOCG campana che si ottiene dall'aglianico, il Taurasi.
La nuova denominazione ‘Falanghina del Sannio’ prevederebbe, invece, quattro sottozone rappresentate dalle attuali DOC che non confluirebbero nella nuova denominazione ‘Sannio’, ovvero: Guardiolo, Solopaca, Sant'Agata dei Goti e Taburno. Con indiscussi vantaggi per il consumatore che si troverebbe a poter operare una scelta più definita, tra le sole tipologie di falanghina del Sannio e dei Campi Flegrei.
Come ha giustamente sottolineato Luciano Pignataro nell'articolo apparso sul suo wine-blog (vai), si intravvede all'orizzonte una vera e propria svolta nel panorama della produzione vinicola del Sannio beneventano. In quest'altro articolo, le altre modifiche ai disciplinari (vai).
Viva Il Sannio!