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giovedì 24 febbraio 2011

L'Aglianico del Taburno fa tappa nel milanese

Udite udite!

Se siete in zona Milano domani, venerdì 25 febbraio, potreste fare un salto a Bareggio. L'Enoteca Maggiolini, infatti, organizza - con il supporto della locale delegazione FISAR - un banco d'assaggio interamente dedicato all'aglianico.

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Le femminelle di aglianico nel Taburno
La cosa assolutamente interessante è che saranno in degustazione anche le etichette di aglianico del taburno delle aziende aderenti all'Associazione dei Produttori ("nata nel 2003 dall'impegno di un gruppo di produttori vitivinicoli, allo scopo di valorizzare e promuovere la conoscenza del territorio e della cultura dell'area del Taburno, ed in particolare dei vini a Denominazione di origine Controllata Aglianico del Taburno e Taburno") che il 10 dicembre scorso aveva organizzato l'interessante tavola rotonda Write Wine a cui avevo potuto partecipare anch'io (leggi qui).

"I campioni inviati per la degustazione - e in questo va riconosciuto il grande impegno da parte dell'Associazione dei Produttori - vanno dal 2001 al 2009 e provengono da 15 delle cantine associate dislocate nei diversi comuni dell’area così da permettere una visione più ampia di un prodotto che paga lo scotto di non essere un vino che ammalia al primo sorso ma che va conosciuto approfonditamente e aspettato per poterne apprezzare le qualità migliori: complessità, persistenza e finezza".

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Il logo dell'Associazione dei Produttori
Insomma, potreste approfittare per conoscere più da vicino  l'aglianico e, in particolare, l'aglianico del taburno che è vino sulle prime un po' scontroso ma che col tempo sa essere assai generoso.

Ve ne accorgerete.

Maggiori informazioni sul sito dell'associazione o scrivendo una mail; oppure ancora rivolgendosi direttamente all'Enoteca Maggiolini al nr. 02/9013034 - mail info@enoteca-maggiolini.it).

mercoledì 19 gennaio 2011

Del Fiano di Avellino 2002 di Mastroberardino e dei bianchi che migliorano invecchiando

Date un'occhiata a questi tweets. A segnalarmeli è stata l'amica olandese Natasha Ter Haar aka @natashaterhaar (a proposito, avete dato un'occhiata al suo blog? Io l'ho conosciuta "live" allo scorso Salone del Gusto ed è una in gamba, ve lo assicuro!):
"Poured Soave at another tasting yesterday and again got a very positive response. Sadly the Fiano wasn't as well received (overall)".
"Versato un Soave a un'altra degustazione ieri e ricevuta ancora una risposta molto positiva. Purtroppo il Fiano non è stato accolto bene (complessivamente)".
E poi, alla richiesta del nome del fiano di avellino in questione:
"Mastroberardino Fiano 07. It was showing really well, in fact better than a year ago... most people just don't get it though".
"Mastroberardino Fiano 07. Si stava proponendo davvero bene, infatti meglio di un anno fa... (ma) la maggior parte delle persone non lo capiscono, però".
Così scriveva qualche giorno fa Tom Kisthart aka @kisthart, tuittero stanutinense che leggo essere sommelier e consulente per un importatore di vini della Florida.

A ben vedere, i due tweets la dicono lunga sull'idea generale che i vini bianchi non sappiano invecchiare. La cecità del consumatore medio è tale da portarlo (quasi) sempre a scegliere bianchi d'annata, ignorando il fatto che, invece, i grandi bianchi - e tra questi il fiano di avellino - migliorino con gli anni. Un costume che se da un lato ha costretto chi il vino lo vende a tavola ad operare scelte commerciali in sintonia con le preferenze della clientela, dall'altro è il risultato dell'incapacità stessa di una certa parte della ristorazione di proporre carte dei vini con una certa profondità anche alla voce bianchi.

Il fiano di avellino "Vintage" millesimo 2002 di Mastroberardino
Vallo a dire, poi, che proprio nel periodo natalizio appena trascorso ho (ri)bevuto questo fiano di avellino, che già avevo degustato con gli amici di #fianofordummies ad ottobre scorso (ricordate?!)...

Vallo a dire che la bottiglia in questione non è un rimasuglio di cantina ma un'etichetta comparsa sullo scaffale soltanto qualche mese fa, frutto di un ambizioso (e intelligente) progetto della storica azienda irpina Mastroberardino che ha inserito nel circuito dell'alta ristorazione, ad un prezzo contenuto, poche migliaia di bottiglie di fiano di avellino del millesimo 2002 (insieme al greco di tufo 2002 e all'aglianico 1998).

Tant'è che questo fiano, vinificato solo in acciaio e imbottigliato a novembre del 2003, ha retto per ben otto lunghi anni dopo la vendemmia. Colore dorato, reso ancor più affascinante da un velo di ossidazione. E poi profumi non intensissimi ma eleganti - quello sì; di bella complessità e, soprattutto, durevoli. Di frutta candita e fichi secchi, di miele e pompelmo, avvolti da una bella mineralità. Con il sorso che ancora beneficia di freschezza e sapidità; che chiude fresco, con una gradevole (magari non proprio lunghissima, per la verità) persistenza di pompelmo e frutta secca.

Vallo a dire, poi. Che è finito ma che era in ottima forma.

lunedì 17 gennaio 2011

Etichette da Write Wine: "36+6" 2005 Aglianico del Taburno Riserva, Torre Varano

Un'addizione - quella suggerita dal nome - del periodo di invecchiamento in legno e di quello in bottiglia per l'affinamento, prima della commercializzazione, che testimonia chiaramente la sana ambizione della giovane azienda di Nicola D'Occhio.

A incidere, più che il lungo tempo trascorso nelle barriques, anche qui - seppure in misura minore, a mio avviso - il rovere americano; l'impostazione è, però, completamente diversa l'impostazione rispetto alla riserva di aglianico di cui ho scritto, sempre su queste paginette, qualche giorno fa.

"36+6" 2005, la riserva di aglianico del taburno di Torre Varano
C'è di buono che l'aglianico si esprime con buona tipicità; è evidente quel suo carattere austero, già anticipato dalla puntuale rispondenza tra il colore scuro del vino e i profumi dominanti di frutta cupa e spezie forti, avvolti da un anelito polveroso che non toglie, anzi aggiunge fascino.

Servirlo correttamente è quantomai necessario affinché i residui in bottiglia, derivanti dalla non filtrazione, non penalizzino l'aspetto puramente visivo. Gusto deciso, con la vigorosa aggressività del tannino che chiude amarognolo; tanto esuberante da non permettere al sorso di concedersi in pieno e riducendone così, pur  potendo contare su un cospicuo apporto di freschezza e su una vibrante punta sapida, le attuali potenzialità di beva.

venerdì 14 gennaio 2011

Etichette da Write Wine: U’ Barone 2007 Aglianico del Taburno Riserva, Torre A Oriente

A dispetto del nome "maschile" - u' Barone, cioè il Barone - il naso ha una "femminile" eleganza che rivela una certa affinità caratteriale con Patrizia Iannella, agronoma e anima dell'azienda nonché Presidente dell'associazione dei produttori di aglianico del taburno.

Intessuto di note di frutta rossa e di spezie dolci, a tratti è un po' piacione; ma sempre fine, comunque. A volergli fare un appunto, ecco, le note conferite dal legno mascherano un po' la tipicità; colpa anche, a mio avviso, del rovere americano in cui matura il 30% della massa (per il quale confesso - in genere - di non nutrire grandissima considerazione).

U'Barone 2007, la riserva di aglianico del taburno di Torre a Oriente
Di assolutamente positivo c'è che il sorso è coerente con il bouquet dei profumi, puntuale nella stessa impronta dolciastra che avvolge il naso; il tannino, nemmeno troppo pungente, è ravvivato dalla freschezza e da una buona sapidità.

Nonostante un'idea generale di discreto equilibrio (tenuto conto della giovane età), la sensazione è quella di un vino non ancora compiuto, in cui le classiche note vanigliate finiscono per sovrastare il tutto. Abbisogna, a maggior ragione, di tempo.

mercoledì 12 gennaio 2011

Etichette da Write Wine: Terra di Rivolta 2007 Aglianico del Taburno Riserva, Fattoria La Rivolta

A non averne conosciuto la provenienza, avrei forse pensato a un rosso borgognone (con le dovute proporzioni, certainement); e ciò anche se ho sempre odiato i paragoni e le frasi del tipo l'aglianico è il Barolo del Sud o cose del genere. Probabilmente per quel suo essere scostumato (cit.) al naso che gli dona ulteriore fascino e imprevedibilità.

Un'eleganza che, però, non diventa mai piatta compostezza; ché, anzi, il vino - parlo della trama olfattiva e gustativa insieme - ha una certa dinamicità. Profuma di frutta rossa scura, sa di funghi e di terriccio, ha tratti di selvatico e animale. Di tartufo, ecco. Non fosse per quella leggera riduzione al naso, che pur scompare pian pianino con il rimanere nel calice, sarebbe ancor più interessante.

Terra di Rivolta 2007, la riserva di aglianico del taburno di Fattoria La Rivolta

Il problema è che gli andrebbe dato il tempo di aprirsi. Nel calice, dico. Il che è cosa sinceramente molto difficile perché il sorso secco è di quelli che incitano alla beva, riuscendo nell'impresa di unire la vigoria all'agilità, in un quadro generale di ottima coerenza gusto-olfattiva. Non perde mai piacevolezza, con il tannino  - acceso, sì - ben imbrigliato da sapidità e acidità, quest'ultime a dare ulteriore snellezza al palato.

Non dimostra affatto i 14 gradi e mezzo d'alcol, pur essendo un vino non altrimenti definibile se non come robusto; soprattutto nel finale che è ricco e appagante, giocato sui toni della frutta scura e del sottobosco, con un sottile velo di balsamicità. Un anno e mezzo di affinamento in barriques nuove e più o meno lo stesso tempo in bottiglia, prima della commercializzazione. Appena settemila bottiglie.

lunedì 10 gennaio 2011

Etichette da Write Wine: Lysios 2007 Aglianico del Taburno Riserva, Cantine Tora

Senza dubbio è stato l'assaggio più sorprendente della cena-degustazione con cui si è conclusa Write Wine, la manifestazione voluta dall'Associazione Aglianico del Taburno di cui ho già parlato su queste paginette e sul sito di Luciano Pignataro.

E non perché Francesco e Giampiero Rillo siano nuovi a vini di pregevole fattura e tutti di spiccato carattere (penso, tanto per fare un nome, alla vendemmia tardiva di falanghina Kissòs di cui parlò - e bene - il buon Pasquale Carlo) e territorialità; piuttosto perché Lysios - il significato letterale del termine greco è "bevanda che rende amici e che entra nell’anima" - è una riserva prodotta per il primo anno in assoluto dalla giovane azienda di Torrecuso, che rappresenta bene - se vogliamo - il paradigma dell'aglianico del taburno.

Lysios 2007, la Riserva di aglianico del taburno di Cantine Tora
Un vino, cioè, possente per via dei 14 gradi e mezzo d'alcol, ancora lontano dall'equilibrio che verrà soltanto con gli anni di affinamento in vetro. Un aglianico scontroso, sulle prime, che a parte la leggera confusione iniziale del bouquet dei profumi diventa via via più definito, regalando profumi eleganti di prugna e pepe nero, un'affascinante nota di torrefazione, poi ancora le spezie più dolci e un afflato balsamico. Convince un po' meno - ma, torno a ripetermi, è soltanto questione di tempo - in bocca, dove il sorso è pieno e chiude sul cacao amaro dopo una performance di bella intensità e durata. Con la persistenza che è solo leggermente "sporcata" dall'imponente nota alcolica e dalla fitta trama di tannini che perderanno esuberanza con gli anni, grazie anche all'ottimo corredo di freschezza e sapidità.

Da uve raccolte alla fine della prima decade di novembre, leggermente surmature, sottoposte a fermentazione in acciaio e poi affinate dapprima un anno in barriques nuove di media tostatura e poi un altro anno in acciaio, prima dell'imbottigliamento senza filtrazioni stressanti. Soltanto tremila bottiglie.

venerdì 7 gennaio 2011

Greco di Tufo 2009, Cantine dell'Angelo. E di come, a volte, si possa cambiare idea

Due piccioni con una fava, si dice. O due cantine con un enologo, potrei dire io. La puntatina in quel di Tufo non era in programma, infatti; ma non potevo certo farmi sfuggire l'occasione. E così quando Luigi Sarno mi ha chiesto fammi compagnia, dopo uno spezzone di pomeriggio in visita da lui a Cantina del Barone (della visita con annessa verticale ho parlato di là, sul sito di Luciano Pignataro), ho detto sì, vengo senza pensarci e mi sono infilato in auto. E il paio d'ore che avevo pensato di dedicare a quella grande passione che è per me il vino sono diventate, come spesso accade, un intero pomeriggio.

Dopotutto, da Cesinali a Tufo ci si impiega più o meno una mezzoretta. E poi il desiderio e la curiosità di riassaggiare il greco di tufo prodotto da Angelo Muto erano tali che mi sono detto ma sì, dai; soprattutto perché il millesimo 2008, assaggiato tanto velocemente quanto superficialmente, non l'avevo capito. E quale migliore occasione, dunque, di riprovarci direttamente in azienda, a tu per tu con il produttore.

Ho davvero apprezzato l'entusiasmo con cui mi ha accolto Angelo Muto, giovane grande e grosso, che pur stanco per la vendemmia appena conclusa e nonostante la giornata ormai volgesse al termine, mi ha accompagnato in giro per tutti i vigneti: Campanaro, Serrone e Castellone; soltanto da lontano, Torre Favalle, il vigneto impiantato due anni fa che diventerà forse il cru dell'azienda. Tutti appezzamenti sparsi per il territorio del comune di Tufo e che fanno appena 5 ettari: «l'estrema frammentazione della proprietà è uno dei grossi problemi per la nostra viticoltura». Con l'occasione, passando in località San Paolo, ho anche salutato Gabriella Ferrara e suo marito Sergio Ambrosino, anime dell'azienda Benito Ferrara, dove ero stato in visita qualche tempo fa (avevo parlato qui del loro "Vigna Cicogna" 2008), a dimostrazione della maturità di Angelo, consapevole come non molti altri che per uscire fuori dall'anonimato o quasi in cui versa, commercialmente, il greco di tufo bisogna promuovere il territorio innanzitutto e non, come "campanilisticamente" spesso accade, il singolo. 

Greco di Tufo 2009, Cantine dell'Angelo
Nonostante l'azienda abbia debuttato sul mercato soltanto nel 2006, Angelo rappresenta la terza generazione di viticoltori. La produzione attuale è una sciocchezza, occhio e croce quindicimila bottiglie, ottenute esclusivamente con le uve provenienti dai vigneti di proprietà, alcuni dei quali si trovano proprio sopra alle vecchie miniere di zolfo (di qui la spiccata mineralità del vino nel bicchiere). Solo acciaio per la vinificazione.

Il millesimo 2009 mi ha fulminato. D'un paglierino di tenue intensità e di bella luminosità che nel calice scorre nemmeno troppo facilmente, a dare i primi indizi di una certa struttura. La mineralità che si percepisce già al naso viene fuori soprattutto in bocca e si concede per quella che è veramente, cioè marchio a fuoco del terroir e delle sue vigne. Ecco, magari non intensissimo l'impatto al naso ma per il resto ha tutto quel che occorre: ritmo ed eleganza, in primis. Profuma di scorzette d'agrumi, di ribes e di lampone; ma la cosa che più mi piace è l'allungo salino sul finale, in pratica una lama che taglia in due il palato, gli da' sollievo e poi lo tormenta, fino al finale appena terroso e di frutta sulla scia di quella spiccata sapidità.

Un greco di tufo pulito che dirà ancor più la sua di qui a qualche anno. Un vino che è quanto di meglio si possa chiedere a tavola. Mi ha fatto ricredere; e d'altronde solo gli stupidi non cambiano mai idea.

Ah, dimenticavo. Menzione speciale per il bel sito internet: ben fatto, user-friendly e, udite udite, anche aggiornato. Che non è affatto cosa scontata, ahimè, dalle mie parti.

giovedì 23 dicembre 2010

"Resolje": il metodo charmat di Masseria Parisi

Il Natale è ormai vicino, vicinissimo. E fervono i preparativi per cene e cenoni, pranzi e pranzetti che termineranno tutti -  e mi sa che questa è una di quelle tradizioni che ancora resiste - con il panettone.

Anche su twitter, da qualche tempo, parliamo di panettone, o meglio di #twit-panettone (utilizzate l'hashtag per saperne di più oppure cliccate qui). E di abbinamenti, naturalmente: vini dolci o liquorosi ma anche distillati; insomma, ce n'è per tutti i gusti (ho pure fatto un sondaggio qui, su Vinix). 

Per quanto mi riguarda, preferisco rimanere fermo al palo della tradizione e vi suggerisco di accompagnare il pan de Toni con questo bel metodo charmat da uve aromatiche. Moscato, of course. Ma niente Asti o chissà che altro. Berrò moscato di Baselice (sì, lo so che non è certo conosciutissimo oltre i confini della "mia" Campania). Per di più, spumante.

Moscato di Baselice "Resolje", Masseria Parisi
"Resolje", questo il nome. In pratica, l'ultimo arrivato a Masseria Parisi, piccola azienda a conduzione familiare situata nel Fortore che produce anche il tradizionale moscato di baselice "Zingarella" (di cui ha parlato qui Mauro Erro) e un passito da uve nero di troia localmente dette susumaniello, "Pozzillo" (che ho provato a raccontare qui). L'ho scoperto grazie all'amico Maurizio Calabrese (titolare di De Gustibus, enoteca/wine-bar recentemente aperta a Benevento in via Mariano Russo nr. 5).

Meglio dirlo subito, la spumantizzazione è stata fatta fuori sede (l'azienda Terre Gaie di Vò, in provincia di Padova). E la cosa non mi è comunque dispiaciuta benché, anche recentemente, abbia avuto modo di mostrare alcune perplessità sulla moda della spumantizzazione (leggi qui, per esempio, il mio resoconto sul tasting panel di uno spumante charmat lungo). Il risultato è stato, però, rincuorante; soprattutto perché il vino ha conservato le caratteristiche proprie del vitigno e una certa identità territoriale.

Un bel paglierino tenue e luminoso, con una bella spuma di bollicine - debbo dire - piuttosto fini e persistenti. Spuma che ravviva poi il sorso, sintonizzato sulle stesse sensazioni dell'olfatto e cioè sui profumi fragranti e freschi di frutta. Di pera, per dire. Con il residuo zuccherino che pur - credo - elevato, rimane leggero in bocca e non stanca, anzi incoraggia la beva. E poi - cosa non da poco - ha quanto di meglio si possa chiedere, leggi freschezza e sapidità. Un vino semplice ma di sicuro impatto che non nasconde un'eleganza mai ruffiana e che vi consiglio davvero di assaggiare.

Sempre che, ahimé, riusciate a trovarlo ché la produzione è davvero limitata.

mercoledì 8 dicembre 2010

Storie di un'annata ai piedi del Taburno: l'aglianico del millesimo 2001

Siamo qui a parlarne e già questa è una vittoria.

Ce lo siamo detti a cose fatte, al termine di una giornata trascorsa insieme, ospiti di Giuseppe in quel di Torrecuso, dopo qualche tempo che non ci si vedeva. Un'occasione nata fondamentalmente per gioco e per piacere; chi, invece, ha fatto sul serio è stata Teresa: il pranzetto preparatoci era sontuoso.

Le bottiglie di aglianico del taburno
Che poi sul tavolo siano finite bottiglie delle più disparate provenienze, quello è un altro discorso e ci può comunque stare. L'obiettivo più o meno dichiarato era uno: vedere che effetto fa il tempo sull'aglianico, valutando lo stato di forma di 4 aglianico. Del Taburno, mica altro.

Quelli scelti da Giuseppe erano 4 vini "base" prodotti da altrettante aziende del territorio. Il risultato, come accennavo all'inizio, è stato sorprendente e ha dimostrato una volta di più, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, che l'aglianico del taburno è vino scontroso ma allo stesso tempo generoso, ruvido sulle prime ma via via più "educato", impavido e sfrontato.

Sia chiaro: nessuna presunzione di averci capito qualcosa. Un'annata come la 2001, pur già lodata dalla critica come una delle migliori degli ultimi tempi, non può riassumersi in quattro bocce.

Aglianico del Taburno 2001, Il Poggio
Aglianico del Taburno 2001, Il Poggio 
Il colore ha tutto sommato retto anche se nel calice non è proprio pulitissimo. L'impatto olfattivo è potente ma manca un po' di eleganza. Si avvertono sensazioni di prugna cotta e di frutta decisamente matura, a tratti troppo, una speziatura di radice di liquirizia e l'aroma inconfondibile dei chicchi di caffè. Al palato, ti accorgi subito che l'acidità è ridotta all'osso e ti ritrovi sensazioni poco definite e di una certa stanchezza. Anche per questo, saresti propenso per l'idea di un vino che ha fatto il suo tempo, giunto - ormai - al di là delle sue reali potenzialità evolutive.

Aglianico del Taburno "Fidelis" 2001, Cantina del Taburno
Aglianico del Taburno "Fidelis" 2001, Cantina del Taburno
Non un grandissima intensità al naso ma, comunque, una sensazione generale di maggiore freschezza rispetto alla precedente etichetta. Lo suggerisce già il colore rubino, di buona trasparenza. Il bouquet di profumi non ha chissà quale complessità ma si propone con fare elegante: prima la frutta (prugna e ciliegia), poi le spezie e il caffè, con quest'ultimo che rimane il protagonista del finale di bocca. Il sorso è piuttosto morbido anche per l'assottigliarsi della freschezza; la discreta salinità gli conferisce una buona piacevolezza. Il tannino è soffice: tanto morbido che alla cieca quasi non penseresti a un aglianico in purezza (come è dichiarato, invece, sulla retro-etichetta), proprio per la poca esuberanza dei tannini che è un po' il marchio a fuoco dei vini ottenuti da queste uve.

Aglianico del Taburno 2001, Fontanavecchia
Aglianico del Taburno 2001, Fontanavecchia
Se il buongiorno si vede dal mattino, dicono. Ecco, qui il buongiorno si vede dal colore: rubino, luminoso, godurioso; e in più, nel calice è perfettamente pulito. Le aspettative di un vino straordinariamente integro diventano ben presto realtà. Al naso ha grande eleganza, profuma di prugne e more di rovo, di sottobosco bagnato, di caffè. Le sensazioni saline che si percepiscono già all'olfatto ricompaiono in bocca, dove si concede con grande naturalezza, complice il buon bagaglio di freschezza che gli consentirà, credo, di sfidare il tempo ancora per un po'. Chiude lungo in bocca sui piccoli frutti neri, con una chiara impronta terrosa, una nota balsamica di eucalipto e aromi di bacche di ginepro.

Aglianico del Taburno 2001, Fattoria La Rivolta
Aglianico del Taburno 2001, Fattoria La Rivolta
Già a scrutare il colore, leggermente più opaco del precedente e virato verso le tonalità del granato, ci si aspetterebbe una maggiore evoluzione dei profumi e della beva. Cosa di cui, in effetti, trovi conferma poco dopo. Al naso, una leggera puzzettina si insinua ancor prima della nota alcolica; con il tempo si assesta, anche se non del tutto, mostrando una bella complessità di profumi: confettura di frutta e prugna cotta, radice di liquirizia, tartufo e caffè. In bocca sembra essere leggermente ridotto; l'alcool c'è e si sente, il sorso è pieno e non smentisce il quadro delle sensazioni olfattive. L'impressione è che sia più "avanti" al naso di quanto non lo sia in bocca. Soprattutto, è il vino più ostico della batteria.

Starete pensando: che fine ha fatto il quinto vino che si vede nella foto? Era una riserva, inutile parlarne adesso, ma ve lo racconterò presto.

lunedì 6 dicembre 2010

Write Wine: l'Aglianico del Taburno sale in cattedra

Per chi ancora non lo sapesse, sono campano. O meglio, sannita; ché così viene chiamato colui il quale proviene da Benevento. O anche beneventano, ma mi raccomando non beneventino (sic!) come mi è spesso capitato di sentire.

Una terra - la "mia" - che ha avuto una storia importante. Non è per dire ma nella città capoluogo ci sono monumenti come l'Arco di Traiano e la Rocca dei Rettori, o ancora il più recente Hortus Conclusus, opera del mio illustre concittadino Mimmo Paladino (vi dice niente transavanguardia!?). C'è l'olio extravergine d'oliva a San Lorenzo Maggiore, il liquore Strega (leggi qui) e i torroncini Alberti (leggi qui) a Benevento, i "baci" (leggi qui) a San Marco dei Cavoti. E poi c'è il vino: l'aglianico e la falanghina, su tutti, che ai piedi del Taburno sono coltivati da anni.

Il logo dell'associazione dei produttori Aglianico del Taburno
Quindi, ci sono un mucchio di cose che potreste approfittare per conoscere nel caso pensiate di fare un salto il prossimo 10 dicembre a Torrecuso. L'associazione che riunisce i produttori ha, infatti, organizzato presso la Scuola del Gusto una tavola rotonda dal titolo Write Wine dedicata all'aglianico del Taburno e alla comunicazione del territorio, partendo dall'assunto che «l'identità di un territorio si esprime soprattutto nelle sue produzioni che, se adeguatamente valorizzate e veicolate, possono avere un’incidenza significativa sull’intero processo economico di un’area».

La giornata ruota attorno a una tavola rotonda che si articola in due sessioni: la prima (dalle 14.30 alle 16.30), dal titolo "Stato dell’arte: la percezione del prodotto. Strategie di comunicazione per l’Aglianico e nuovi mercati. Mercati reali nello spazio virtuale"; la seconda (dalle 17 alle 19), sul tema "L’Aglianico e il territorio oltre il web 2.0. Il vino è il territorio. Eventi e luoghi di promozione. Uno per tutti, tutti per uno. Potenzialità del gruppo". All'incontro, parteciperanno diversi giornalisti e esperti del settore: Paolo De Cristoforo e Marco Sabellico (Gambero Rosso), Gerardo Antelmo, Paolo Di Giannantonio e Rino Genovesi (Rai), Andrea Pesciarelli (Tg5), Antonio Corbo (La Repubblica), Pasquale Carlo (Il Mattino), Sandro Tacinelli (Il Sannio), Mauro Erro (Slow Wine), Gimmo Cuomo (Corriere del Mezzogiorno), Nicola Matarazzo (Semeia), Slawka G. Scarso (Marketing del Vino) e Luciano Pignataro (Il Mattino - Slow Wine). Un piccolo spazio - ma non chiedetemi il perché - l'hanno concesso pure a me, o almeno così pare.

Write Wine: strategie di comunicazione per l'Aglianico del Taburno
Per partecipare all'evento è necessario richiedere l'accredito (entro l'8 dicembre) scrivendo una mail a comunicazione@aglianicodeltaburno.it.
Per aderire, invece, alla cena tematica prevista a chiusura della giornata presso il ristorante La Padellaccia, occorre prenotare scrivendo a info@associazioneaglianicodeltaburno.it (costo € 25).

Maggiori informazioni sul sito dell'Associazione (www.associazioneaglianicodeltaburno.it) oppure sul sito dei partners Percorsidivino.it e Tabularasaeventi.net.

mercoledì 13 ottobre 2010

Un'isola di vino nel quartiere cinese

Milano, via Paolo Sarpi. Te le trovi inaspettatamente sulla destra, arrivando dal Cimitero Monumentale. Sono l'ultima isola - appunto - di un quartiere che è italiano solo nello scheletro e che ormai ha assorbito un certo way of life orientaleggiante.

All'interno delle Cantine Isola con @toccodizenzero e @tartetatin (foto di @cromobox)
Entri e ti sembra di tornare indietro di una ventina d'anni almeno, anche qualcuno in più se pensi che quel posto è lì da una vita. Un'intera parete di vini e prezzi e poesie scritti da un pennarello nero-blu in una calligrafia nervosa, sempre uguale ma irregolare, che si vede bene viene da un unico pugno; una lettera su carta intestata del Domaine Romanée-Conti - sì, capito bene - datata tipo 1989, anno di una verticale  passata alla storia. Un bancone di legno scuro massiccio, pane e olio, pane e acciughe, verdure crude, ricotta salata  e bicchieri di vetro, riempiti di rosso e di bianco, di rosso e di bianco, di bolle - Cosa avete alla mescita?, lei cosa desidera?.

Poche sedioline impagliate, il chiacchiericcio della gente di tutti i tipi e di tutte le età, ospiti di passaggio e habituè che si conoscono per nome - buonasera, cosa posso offrirti?, no no, niente grazie passavo per un saluto, stasera non c'è tuo marito?

Alle sette di sera, d'inverno come d'estate, è tutto un fitto via vai. Dentro e fuori, a ridosso della piccola vetrina tappezzata di foto ingallite di volti noti passati di lì. Puoi bere e mangiucchiare e chiacchierare, puoi anche passare tutto il tempo a perderti in quell'enorme quantità di etichette come in una vecchia biblioteca di volumi rari.

Io alle Cantine Isola
Puoi bere alla mescita. Oppure puoi comprare una bottiglia con gli amici. Come mercoledì scorso, prima di #cinese1, insieme agli amici twitteri in trasferta da Torino. Era un po' che non ci andavo, troppo. Non passerà molto prima che ci tornerò.

Ah, sì. Cantine Isola.



Special thanks to:
- Roberto aka @cromobox per la prima foto: tutte le altre (compreso #cinese1) potete vederle qui;
- le altre due mani che hanno ispirato il post.

sabato 9 ottobre 2010

Verticale del Fiano di Avellino di Ciro Picariello

Save the date!

Il 12 e il 13 ottobre, doppia verticale del fiano di avellino di Ciro Picariello: 2005, 2006, 2007 e 2008 in un colpo solo. In più, l'assaggio del debuttante greco di tufo millesimo 2009.

Ciro Picariello all'ultimo Vinitaly (foto di Alessio D'Alberto)
Dove? All'Enoteca Vintage di Giuseppe Sonzogni (Cesano Maderno, via Milano nr. 26).

Inutile dirvi che mi trovate là insieme ad alcuni amici!

Informazioni e prenotazioni:
tel. 0362/528485
cell. 333/1041211

sabato 11 settembre 2010

"Raccolta e racconti di vino notturno": la quarta vendemmia notturna del primo 100% vigneto didattico all'Antica Masseria Venditti

L'iniziativa di Lorenza e Nicola Venditti è lodevole: e prova ulteriore ne è il fatto che a distanza di quattro anni dalla prima volta, "Raccolta e racconti di vino notturno" è divenuto un appuntamento assolutamente immancabile.

La famiglia Venditti apre le porte dell'Antica Masseria nel cuore di Castelvenere per ospitare un ristretto numero di giornalisti, operatori e semplici appassionati per la vendemmia in notturna dei filari del "vigneto didattico", fortemente voluto da Nicola nello spazio antistante l'Isola di Cultura del Vino, come è stato ribattezzato il bellissimo centro aziendale.

La locandina della IV edizione di "Raccolta e Racconti di vino notturno"
Un'eccezionale testimonianza di impegno per la salvaguardia della biodiversità vitivinicola del Sannio beneventano: questo è il significato più profondo della raccolta che quest'anno si svolgerà il 18 e il 19 settembre prossimi e vedrà anche la partecipazione di una delegazione dell'Associazione Nazionale delle Città del Vino che in quei giorni terrà a Benevento la convention nazionale.

Purtroppo non riuscirò ad esserci nemmeno quest'anno ma farò in modo di assicurarmi una delle bottiglie prodotte: al termine di questa vendemmia, infatti, saranno battute all'asta le prime 30 bottiglie prodotte l'anno scorso e il ricavato sarà interamente devoluto in beneficenza. Le altre bottiglie (quelle della vendemmia 2009, per il 2010 l'appuntamento è per il prossimo anno) saranno, invece, vendute sul sito internet dell'azienda.

Con Lorenza e Nicola Venditti a Vinitaly 2010 (foto @Nicola Venditti)
Ed io allora, per non sentirmi troppo distante, aprirò al più presto la bottiglia acquistata lo scorso anno, un blend dei vitigni a bacca bianca del vigneto didattico, millesimo 2008.

Clicca qui per leggere il comunicato stampa.

martedì 31 agosto 2010

Ciro Picariello: Fiano di Avellino in verticale

Il fiano di Picariello corrisponde perfettamente all'identikit del fiano-che-mi-piace (cit. Mauro Mattei su Intravino). Direi per la mineralità tagliente e la capacità di sfidare il tempo, che sono poi le cose che più mi affascinano di certi vini bianchi.

Ho sempre pensato che la fortuna di poter "vivere" la verticale di un vino stia soprattutto nel fatto di poter osservare l'incidenza del tempo, nel duplice senso di "attesa" e di "andamento stagionale", e - quindi - una certa evoluzione. E ciò è tanto più vero se si parla di un vitigno come il fiano che invecchia e pure bene. Ecco perchè quando a Vinitaly - grazie all'amico Giuseppe Sonzogni di Enoteca Vintage - mi si è presentata l'opportunità di degustare in verticale tutte le annate prodotte, alla presenza di Ciro Picariello, non ho saputo e potuto dir di no.

Rita e Ciro Picariello (foto di Alessio D'Alberto)
Hanno avuto coraggio, Ciro e sua moglie; e ne hanno ancora a resistere alle pressanti richieste del mercato di vini bianchi d'annata: il loro fiano di Avellino - e questa è cosa che mi piace - esce almeno un anno dopo la vendemmia (un anno e mezzo, fino a poco tempo fa). L'azienda è piccolina: con le produzioni di aglianico e sciascinoso - cui se n'è aggiunta di recente una modesta di greco di Tufo - si arriva a stento alle 50mila bottiglie. Dei 7 ettari di proprietà ben 5 sono vitati a fiano e si trovano nei comuni di Summonte e Montefredane, a 650 metri d'altitudine, lì dove il clima è ventilato ed è segnato dalle notevoli escursioni termiche.

Il fiano è vitigno piuttosto rigoroso - «anche troppo» dice Ciro - e rende necessario un attento lavoro di potatura. La resa per ettaro non supera mai gli 80 quintali e la pressatura è soffice. Per il fiano  di Avellino docg viene utilizzata soltanto la prima spremitura; le altre confluiscono nel fiano Irpinia doc. Prima della fermentazione - che dura una sessantina di giorni a temperatura controllata tra i 12 e i 15 gradi - vengono aggiunti circa 3 grammi di solforosa; dopo la prima fermentazione, il vino viene travasato in acciaio, dove rimane 10/12 mesi a contatto con le fecce fini. Prima dell'imbottigliamento, decantazione statica a freddo e nessuna filtrazione.

Fiano e terroir.
A detta di molti e ben più autorevoli degustatori, la 2008 è annata da tenere in grande considerazione un po' per tutti i bianchi campani; e specie per il fiano, forse il migliore di sempre per Picariello. Almeno stando alle premesse. La sensazione è quella di un'eleganza più compiuta, soprattutto al naso: alle sensazioni minerali del terroir si affiancano, infatti, note fruttate a più alta definizione. I 13.7 gradi di alcool fanno egregiamente da contropeso ad un'acidità vibrante (6.8); il finale di bocca è assai lungo, sapido, direi molto sapido. Niente da dire: bravo chi c'ha visto lungo e si è messo da parte un po' delle 20mila bottiglie prodotte.

Nel 2007 cambiano le tonalità di colore (che sono più intense), le note di frutta (riconducibili a una pera decisamente più matura) e pure il tenore alcolico (sceso a 13 gradi, nonostante Ciro parli di un'annata piuttosto calda con un lieve anticipo sui tempi della vendemmia, celebrata tra il 16 e il 18 ottobre); uguali - invece - l'acidità e le inconfondibili sensazioni fumé che sono il tratto distintivo dell'areale di Summonte, via via più soffuse a tutto beneficio del frutto. Finale lungo e bello salato, come piace a me; produzione complessiva di 23mila bottiglie. 

Pur avendo la fama di millesimo non proprio fortunatissimo, il 2006 mi è piaciuto moltissimo. Trovo, anzi, che quell'idea di fruttato più tratteggiata non sia un difetto, almeno per me che gioisco al sopraggiungere della mineralità che, anche per il frutto più diluito, è forse maggiormente percepita. Colore a parte (in viaggio verso orizzonti dorati), è il naso a dare un'idea di maggiore maturità, concedendo bei sentori di pesca gialla e di biancospino. Il mezzo grado d'alcool in più rispetto al 2007 aiuta, e non poco. 15mila bottiglie.

I vini di Ciro Picariello. Sull'etichetta del fiano la "tammurriata" (foto di Alessio D'Alberto)
Cos'ha in più il 2005? Bè, di sicuro un impatto più avvolgente. Al naso, sì. Ma ancor di più in bocca dove assume tratti caratteristici di una certa balsamicità. Magari il sorso è meno pieno e anche un pochino meno caldo, ma si tratta pur sempre di una bevuta soddisfacente e appagante.

Il 2004 è l'esordio sul mercato: l'azienda di Ciro nasce proprio in questo millesimo, in risposta all'abbattimento del prezzo delle uve. Una bella prova per un bianco che mi sembra sia "venuto su" bene. L'attacco è sulle note di frutta matura ma sono le sfaccettature della mineralità a colpire per intensità e prodondità. Beva assolutamente fresca (si noti che l'acidità misura 7.10), decisa e sapida, ben contrastata dai 14.4 gradi di alcool. Il naso è forse appena chiuso all'inizio (e ci può stare) ma quello che arriva dopo vale l'attesa.

C'è stato anche il tempo di assaggiare in anteprima il Greco di Tufo 2009 (nella foto sopra, il primo da sinistra) prodotto con le uve provenienti da un piccolo vigneto di appena 5mila metri situato a Montefredane: molto citrino e agrumato, elegante ma ancora un po' acerbo, molto rispondente in bocca ma - detto in tutta onestà - non certo il pezzo forte di Ciro e sua moglie Rita.

Il fiano, però, sia pur con le diverse caratteristiche dell'annata, è tutta un'altra storia! Il prezzo, poi, quello è piccolo piccolo.

sabato 28 agosto 2010

VinEstate a Torrecuso

Al via il 2 settembre la trentaseiesima edizione di VinEstate, la rassegna dedicata all'aglianico del Taburno che si svolge ogni anno a Torrecuso, in provincia di Benevento.

La manifestazione - organizzata dal comitato Vinestate con la collaborazione del Comune di Torrecuso e il patrocinio delle Istituzioni Locali e della Scuola del Gusto - vedrà la partecipazione di 21 aziende vitivinicole: Cantina del Taburno, Cantine Iannella Antonio, Cantine Tora, Caputalbus, Caudium Vini, Cav. Mennato Falluto, Fattoria La Rivolta, Fontanavecchia, I Colli del Sannio, Il Poggio, “La Dormiente” di Ariano Agnese, Nifo Sarrapochiello, Ocone – Agricola Del Monte, Ocone Giovanni, Taburni Domus, Terre d’Aglianico, Terre Longobarde, Torre a Oriente, Torre dei Chiusi, Torre del Pagus e Torre Varano.

La locandina della XXXVI edizione
Il tema dell'edizione 2010 sarà “vino & sostenibilità”: ridotto impatto ambientale, consumo responsabile e consapevole per diffondere la cultura del bere bene nonché i valori culturali del vino e dei suoi territori.

Al solito molto ricco il programma che prevede fino al 5 settembre convegni ed incontri, mostra-mercato, degustazioni e laboratori sensoriali (clicca qui per consultarlo). Segnalo, in particolare, i tre laboratori sensoriali a cura della condotta Slow Food Taburno: “fruttato & floreale” - viaggio attraverso i profumi dei vini del Taburno (3 settembre, ore 19), “fruttato & speziato “ - viaggio attraverso i profumi dei vini del Taburno (4 settembre - ore 20) e “formaglianico” - viaggio attraverso i sapori dei vini e dei formaggi del Taburno (5 settembre - ore 19).

Per altre informazioni:
tel. 0824/889719
cell. 338/8539289


Completa il programma il percorso turistico “Andar per Vigne” organizzato in collaborazione con Percorsidivino.it che vi riporto sotto.
 
 
La vigna, il vigneto sono quanto di più caro per contadini e viticoltori, che giunti al momento della vendemmia, sofforno a volte per il distacco dei frutti e il loro “pestaggio”.

L’approccio con un vino è secondo noi imprescindibile dalla conoscenza del territorio in cui si realizza, non fosse altro che per capirlo fino in fondo, giustificarne alcune schiettezze o comprenderne la timidezza e il lento svelarsi.

Per scoprire l’aspetto emozionale dell’Aglianico del Taburno, le peculiarità della Falanghina beneventana, bisogna passeggiare per i suoi vigneti, ascoltare i racconti dei contadini e delle contadine che li allevano, immergersi nell’entusiasmo di chi con ansia vi osserva mentre degustate il suo vino, risultato di scelte difficili alle prese col tempo, la natura, i mercati.

"Andar per Vigne" è un percorso permanente, una porta sempre aperta su una delle zone più intensamente vitate della Campania, il Sannio. Guidati dai vignaioli o agronomi della in pochi giorni i vigneti, i vini e gli autori di questo prezioso prodotto dell’agricoltura

In occasione di Vinestate 2010, ma manifestazione in programma a Torrecuso dal 3 al 5 settembre proponiamo un programma di passeggiate nei vigneti sabato 4 settembre (ore 16.30) e domenica 5 settembre (ore 10.30 e 16.30) e pacchetti week-end con uno o due pernottamenti (clicca qui per maggiori informazioni).

Percorsi di vinodi Moonlight Travel S.a.s.
C.so Umberto I, 108 -82032 Cerreto Sannita (Benevento)
Tel. 0824816670 - fax 0824860088

sabato 14 agosto 2010

L'undicesima fiera enologica di Taurasi si fa'...

Ricordate la querelle dello scorso anno sulla fiera di Taurasi (leggi qui)?!? 

Bene, fortunatamente quest'anno si farà. Che in realtà, poi, è pure già iniziata... e urge, quindi, un mea culpa per non avervi dato in tempo la notizia.


Rimangono le giornate di oggi 14 e domani 15 agosto per poter partecipare all'undicesima edizione che quest'anno ha come regione ospite la Puglia.

Non dico altro se non di consultare il programma direttamente qui. Per chi c'è, mi trovate lì domenica sera per il laboratorio di narrazione rurale a chiusura del ciclo sul Taurasi con un focus su quello del paese omonimo.





[foto tratta da www.prolocotaurasi.it]

lunedì 2 agosto 2010

Vinalia: al via il 4 agosto la XVII edizione

L'ultima mia volta a Vinalia - che in verità è stata anche l'ultima, purtroppo - risale a due anni fa. Ricordo ancora l'aria che si respirava nelle stradine del centro storico attorno al maniero medievale e la coinvolgente esibizione di quel gruppetto di musici percussionisti itineranti.

Ahimè, non potrò andarci nemmeno quest'anno; e cosa che è peggio, proprio il 4 agosto sarò di passaggio nel mio amato Sannio diretto a Melfi per #aglianicodelvulture1. Ciò nonostante vi consiglio assolutamente una puntatina se siete in zona.


Avete tempo una settimana: si inizia il 4 e si finisce il 10 agosto. La rassegna enogastronomica promossa dal Circolo Viticoltori - giunta alla diciassettesima edizione - vuole promuovere i prodotti tipici e il territorio guardiense. Ricco il programma (leggi qui), che prevede degustazione di vini, oli, formaggi, salumi e funghi: tutto il meglio del Sannio.

Evento che sarà più sostenibile e punterà dritto alla cultura del rispetto per l’ambiente utilizzando solo stoviglie lavabili o in Mater-Bi (un prodotto biodegradabile costituito da amido di mais, di patate o di grano allo stato naturale).

Una buona idea, ad esempio, per trascorrere la serata del 10 agosto che coincide con l’evento nazionale “Calici di Stelle” promosso dall’associazione delle Città del Vino.

Per informazioni:
tel. 0824/864129 – 0824/817404

Sandro Tacinelli
ufficio stampa
cell. (+39) 339/2073143

giovedì 15 luglio 2010

Fiano di Avellino 2006, Guido Marsella

C'è una cosa che non mi piace e ve la dico subito così mi tolgo il pensiero. Si tratta di quella parolina che si insinua in etichetta, appena sotto il nome di Guido Marsella: winemaker. Non ci posso far nulla, non mi piace, non mi piace e non mi piace.

Nessuna intolleranza agli stranierismi, anzi. Prova ne sia il debole che ho per la musicalità del termine francese vigneron. Soltanto semplice antipatia per l'idea di "costruito" che mi pare vi affiori in genere (ma non è questo il caso), finendo forse con lo stonare con quell'immagine così naturale e passionale della mano, più sotto ancora in etichetta, che stringe con forza il grappolo.

Roba di poco conto, sia chiaro: anche perchè il pensiero mi ha solo sfiorato e ha lasciato spazio a ben altre preoccupazioni, del tipo ma forse dovevo aspettare ancora prima di tirargli il collo oppure caspita, era l'ultima bottiglia che avevo.


Mi piace assai, al contrario, che questo sia l'unico vino dell'azienda, cosa molto rara al Sud; e mi piace pure quella bottiglia un po' più allungata e snella rispetto a quella solitamente utilizzata in zona. Mi piace, soprattutto, per quello che è: una lodevole espressione di un grande vitigno. 

Difficile non innamorarsi di un vino così.
Per il colore: paglierino e lucente, sicuro di sè. Per il suo adagiarsi lento sulle pareti del calice.
Per i profumi, eleganti e complessi, caratterizzati dalle ben evidenti note fumè del terroir più in altura della denominazione (circa 600 metri d'altitudine) e da quelle più suadenti di frutta e nocciola.
Per il gusto, ancor più: teso, tagliente, sapido, che ti prende con quell'affumicatura sempre in bilico tra il primo e il secondo piano. Per quel sorso che si concede con estrema naturalezza, generoso e senza fronzoli, che rimane in bocca a lungo. Per quel finale, così vero.

Questo è quanto.
Regalo di Alessandro Russo al termine di una giornata trascorsa insieme in giro per vigne in costiera, conclusasi con l'ottima pizza e lo spettacolare assaggio di provolone del monaco al suo ristorante Le Tre Arcate di Piano di Sorrento.

mercoledì 14 luglio 2010

Falanghina Felix: "Il Giallo della Campania"

La IX edizione di Falanghina Felix, la rassegna regionale dei vini da uve falanghina, si svolgerà sabato 17 e domenica 18 luglio prossimi nel borgo di Sant'Agata dei Goti (bandiera arancione Touring Club).

Cambia il periodo, quindi; e anche la formula che quest'anno riserverà maggiore attenzione alla stampa e agli operatori del settore che potranno accedere a una sala degustazione professionale appositamente predisposta.


Il programma della manifestazione è molto ricco (puoi consultarlo qui) e prevede, tra l'altro, due "teatri di degustazione" dedicati alle alici di Menaica e al carciofo bianco di Pertosa.

Puoi leggere qui l'elenco delle aziende partecipanti.

Informazioni e accrediti:

Segreteria organizzativa
Valisannio
tel. +39 0824/300410
fax +39 0824/300233
felix@falanghinafelix.it

Organizzazione espositiva
Pro Loco di Sant'Agata dei Goti
tel. 0823/953623
fax 0823/953623
cell. 338/9238541

Ufficio Stampa e relazioni media
Pasquale Carlo
cell. +39 329/7333423

giovedì 30 luglio 2009

Calidonio 2008, Taburno Piedirosso D.O.C., Ocone

Tra le nominations campane per la Guida Vini Buoni d'Italia 2010, anche il Calidonio 2008 di cui ho già parlato qui, sul sito di Luciano Pignataro.
Un ulteriore riconoscimento per l'eccellente "Taburno Piedirosso D.O.C." di Ocone.
Tra gli altri vini finalisti per la Campania, Folius 2007 di Cantina del Taburno e Piedirosso 2008 di Mustilli (qui l'elenco completo).