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martedì 25 gennaio 2011

I due timorasso targati 2008 di Claudio Mariotto

Tra gli artigiani del timorasso non può non ricordarsi Claudio Mariotto, vignaiolo a Vho di Tortona. Non sono mai stato a trovarlo ma credo che lo farò presto; la sua azienda si trova lungo la stessa strada comunale dove sorge La Colombera di Piercarlo Semino e di sua figlia Elisa.

Conoscevo già entrambi i suoi vini da uve timorasso ma di recente ho potuto assaggiare quelli del millesimo 2008. Così, eccomi qua a parlarne ché il vitigno principe dei colli tortonesi è a me particolarmente caro e non ne faccio certo mistero.

Derthona 2008, il timorasso "base" di Claudio Mariotto
Il Derthona 2008 è d'un paglierino abbastanza acceso e scorre lento nel calice. Ha profumi intensi ed eleganti: pera e agrumi, nespola e fiori bianchi, gelsomino e una nota lievemente erbacea quasi fosse fieno. Sentori molto durevoli cui si aggiunge una bella vena idrocarburica; resinosa, direi. Entra vigoroso in bocca, con i suoi bei quattordici gradi; secco, certo. Potente e salino, come si conviene per un timorasso; spiccata la sua verve minerale che a tratti ricorda il gesso. Chiude lungo sulle note di frutta e di pietra focaia. Prodotto in diecimila bottiglie.

Pitasso 2008, il cru di timorasso di Claudio Mariotto 
Il Pitasso 2008, invece, ha un colore appena più lucente e giusto mezzo grado in più d'alcol. Profuma di pera e fiori di sambuco, erbette di montagna e agrumi. Ha una maggiore finezza rispetto al fratellino maggiore e anche il sorso è più ritmato. Le note minerali arrivano poco dopo la frutta, insieme alla punta eterea che però non infastidisce. Tutto l'impianto olfattivo è perfettamente rispondente alle sensazioni gustative. Persistenza lunga di pera, con una bella nota di pietra focaia a lasciare il ricordo netto, inconfondibile del timorasso.

Entrambi hanno freschezza (leggi mineralità) da vendere. Anche per questo non è difficile prevederne una certa evoluzione in bottiglia. Staremo a vedere.

martedì 28 dicembre 2010

Walter Massa e il suo Timorasso 1995

In pratica, il classico vino "da bere a secchiate" (cit) per quanto è buono, ma anche uno di quelli a cui avvicinare piano l'orecchio mentre lo assapori. Perché bere questo timorasso a quindici anni dalla vendemmia è un po' come tornare indietro nel tempo, agli anni in cui - lo racconta bene l'etichetta - era un "raro vitigno". In pratica, un perfetto sconosciuto.

Le cose sono in parte cambiate oggi: il timorasso si è visto finalmente riconosciuta dignità di grande bianco, ancor più perché figlio di una regione che è patria soprattutto di grandi rossi; e di bianco da invecchiamento, poi, nonostante tutte le difficoltà del mercato connesse al consumo - ormai quasi anacronistico - dei bianchi d'annata. Prova ne è anche il dato storico dell'aumento della superficie complessiva vitata, dai due ettari circa del 1997 ai cinquanta attuali.

Il merito di questa rinascita è di Walter Massa e di alcuni altri illuminati produttori dei colli tortonesi che iniziarono nei primi anni '80 un lavoro faticoso di sperimentazione e valorizzazione, quando il timorasso era stato espiantato ovunque per fare spazio a uve (come il cortese) che richiedevano minore cura in vigna e assicuravano una maggiore produttività.

Il timorasso 1995 di Walter Massa
Il 1995 fu l'anno della svolta (anche se Walter Massa aveva già iniziato a vinificare in purezza il timorasso dal 1987): di ritorno da un viaggio in Friuli ospite di alcuni produttori, capì che occorreva sfruttare il contatto con le fecce nobili, prevedendo un lungo periodo di affinamento in serbatoio e in bottiglia prima della commercializzazione; nel contempo, ridusse drasticamente l'utilizzo della solforosa.

Berlo è stato commovente. Almeno quanto lo è stato osservare l'etichetta imbruttita (che riporta l'indicazione delle particelle catastali dei vigneti). E una conferma: siamo davanti a un vino dalle grandi potenzialità. E non devo certo dirlo io...

Del teenager non dimostra praticamente più nulla: è un bianco maturo che il tempo ha ulteriormente ingentilito, smussando la potenza che lo caratterizza sin dai primi anni di vita e che si coglie ancora nei suoi tratti. Potenza che è intensità e durata, sia al naso che in bocca, dove trovi le stesse e identiche percezioni. Se la cava alla grande anche a distanza di qualche ora dall'apertura, riproponendosi con la stessa vigoria, sempre integro, non un segno di cedimento.

Le sensazioni idrocarburiche - di cherosene e di pietra focaia, soprattutto - sono protagoniste assolute al naso. La beva è agile; non solo: scattante, cangiante e appagante. Ha ancora freschezza e salinità, veri e propri tratti distintivi del vitigno. E, poi, il finale da moviola ti accompagna dritto alla fine della bottiglia.

Tra i vini più emozionanti del mio 2010.

domenica 28 novembre 2010

Nicola Cavallaro e l'altro Massa.

Grande appuntamento martedì 30 novembre a Milano (si cena alle 20.30)! 
La cucina dello chef Nicola Cavallaro incontra i vini del vignaiolo dell'anno secondo la guida Vini d'Italia del Gambero Rosso, Walter Massa.

Nicola Cavallaro, ristorante Al San Cristoforo
Nicola ha pensato ad un menù che possa esaltare le caratteristiche dei vini scelti per la degustazione: il timorasso e la barbera, l'avanguardia e la storia. E la croatina, un vino su cui Walter punta molto per il futuro.

Insomma, una serata da non perdere....

Polpette di baccalà mantecato con pistacchi e mandorle salsa di peperone piquillo
Derthona 2008 - Timorasso

Ravioli di ricotta e n'duia con crema di lenticchie
Pertichetta 2006 - Croatina

Costola di bue cotta a bassa temperatura con polenta di storo e gremolada
Monleale 2004 - Barbera

Zuppa di cachi sablè al cioccolato e sorbetto alle castagne

€ 60 (per persona, vini inclusi)

Per prenotare, telefona al nr. 02/89126060

mercoledì 4 agosto 2010

Il Montino 2006, Timorasso Colli Tortonesi DOC, La Colombera

di Alessandro Russo

Calda giornata di luglio, tutto è in movimento ma io trovo tranquillità e refrigerio per un pranzo in mezzo al verde. È la giornata giusta per dedicarsi a una degustazione speciale. Settembre scorso il mio amico Alessandro Marra mi ha regalato una bottiglia, dicendomi solamente: fammi sapere cosa ne pensi! Volutamente l’ho degustato solo oggi, per l’affinamento in bottiglia, e mi sono reso conto di essere in presenza di una vera chicca. Tutto è pronto, all’ombra del pergolato di uva stappo la bottiglia. Ho preparato come antipasto una quenelle di tonno nostrano con pomodorini secchi e crostino di pane ai capperi in salina. Manca solo un po' di musica, scelgo il meglio del grande Stevie Wonder. Verso il vino nel bicchiere mentre attacca Lately. Il vino è il Montino 2006 de “ la Colombera”, è il vino perfetto per dedicarsi una pausa nella frenetica estate.


La musica trilla sulle incantevoli note del pianoforte del maestro ed io porto al naso il vino dell’azienda di Elisa Semino e del padre Piercarlo; il vino porta il nome del casolare che un tempo era l’abitazione dei nonni di Elisa. Bello fin dal colore questo vino, di un giallo paglierino intenso in nuances oro. Chiudo gli occhi e inspiro voluttuosamente: al naso ricorda i migliori riesling renano con note di polvere da sparo, appena versato percepisco gli idrocarburi, la canfora, il talco, poi una leggera caramella inglese.. Passato un po’ di tempo nel bicchiere emerge il floreale, il fruttato come una dolce mela cotogna, con una sensazione calda e suadente in un complesso morbido ed elegante. Sorseggio, ed è subito un’ onda di morbidezza e freschezza che avvolge il palato in una carezza che vorresti non finisse mai. Incredibile intensità gustativa. È denso e piacevole, i 14 gr. di alcol non si percepiscono, un sorso tira l’altro. Si accompagna meravigliosamente a ciò che ho preparato con cura: i favolosi spaghetti di Gragnano “pastificio dei campi” con scampi e verdurine croccanti al profumo di lime, perfetto anche con la spolverata del pinolo tostato che decora il piatto. La Colombera è di corpo e pieno, si apre a meraviglia nel centro bocca, dove ritornano le note percepite al naso, con una buona spalla acida, in sottofondo emerge una leggera e piacevole nota di nocciola. Grande equilibrio sensoriale, magnifico il finale di bocca, dove il suo sapore rimane per minuti interminabili. Mi perdo nelle dolci note , abbandonandomi alle sensazioni, ad occhi chiusi, gustando il sapore delle emozioni che solo un grande vino sa dare.

Ringrazio Alessandro Marra, per avermi regalato questa bottiglia. E ringrazio anche l’azienda, che non sa di avermi dato, quest’oggi, un attimo di gioia purissima...

Sono che io ringrazio Alessandro, ché condividere queste paginette con un amico è bello, bello assai.

lunedì 24 maggio 2010

Tutti i colori del bianco

Quella in programma domani 25 maggio a Milano, sarà la prima della IV edizione di "Tutti i colori del Bianco", il forum nazionale sul vino bianco italiano organizzato dall'associazione Go Wine in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini Soave e Recioto di Soave.

In degustazione: oltre 100 vini bianchi italiani, ognuno in due annate differenti (quella attualmente in commercio ed una non più recente del 2005), nonché una selezione di Soave a cura del Consorzio di Tutela Vini Soave e Recioto di Soave.

Presenti in sala (Hotel Westin Palace), inoltre, alcuni produttori tra cui segnalo La Colombera e Le Rocche del Gatto (leggi qui i vini in degustazione delle aziende presenti al banco e di quelli disponibili nell'Enoteca allestita per l'occasione).


Questo il programma:
dalle 16.30 alle 18.30: anteprima riservata esclusivamente ad operatori professionali.
alle 18.30: conferenza di presentazione di "Vulcania", il forum internazionale sui vini bianchi da suolo vulcanico, alla quale interverranno Arturo Stocchetti (Presidente del Consorzio Tutela Vini Soave), il giornalista Massimo Zanichelli e Aldo Lorenzoni (Direttore del Consorzio Tutela Vini Soave) nonchè il Presidente dell'Associazione Go Wine, in veste di moderatore.
dalle 19.30 alle 22.00: banco d’assaggio aperto al pubblico.

Il costo della degustazione è di € 20 (€ 12 per i soci Go Wine - € 15 Fisar, Ais, Onav).

Informazioni e prenotazioni:
tel. 0173/364631
fax 0173/361147




[foto tratta da http://www.gowinet.it/]

domenica 30 agosto 2009

‘Il Montino’ 2007, Colli Tortonesi D.O.C., La Colombera – Az. Agr. Piercarlo Semino

Potrò dire di averlo degustato in anteprima, proprio a 'La Colombera', durante la bella giornata trascorsa nei colli tortonesi in compagnia di Alessio D’Alberto, da qualche giorno su questo blog con la rubrica “Il vino lo [s]cegli tu!” In anteprima, sì! Il 2007 sarà, infatti, sugli scaffali soltanto dal prossimo mese di gennaio. Il millesimo 2006, invece, l’avevo già de-gustato a giugno scorso (leggi qui). Ma in quella occasione - pur dando prova di strameritare i 3 bicchieri de “Il Gambero Rosso”, centrati al primo tentativo - avevo preferito la maggiore complessità dei crus di Claudio Mariotto (il 'Pitasso') e di Walter Massa (lo 'Sterpi'). Il nome di battesimo – ‘Il Montino­­­­­­­­­­­­­­­­­­­’ - è in realtà quello di uno dei cinque pezzi di terreno argilloso a macchie chiare e scure, dove Elisa Semino e il papà Piercarlo hanno piantato alcuni filari di timorasso.
L’etichetta - disegnata dalla pittrice tortonese Cristiana Cattaneo - raffigura tre bambini che giocano nei vigneti inseguendo un aquilone, ad un tempo ricordo di infanzia e dichiarazione d’amore per il territorio. Colore giallo paglierino abbastanza carico, di grande luminosità. Ottima consistenza. L’impatto olfattivo è intenso. I profumi tipici del vitigno (idrocarburi) emergono già adesso, a distanza di due anni dalla vendemmia; e arricchiscono la batteria dei profumi in dotazione. Si succedono note agrumate, leggermente citrine, balsamiche e minerali. Con una percezione d’esordio oserei dire quasi “formaggiosa”, come a suggerire il sublime abbinamento con il montébore (oggi Presidio Slow Food). Il sorso è secco. L’ingresso al palato è di buona morbidezza, pieno, con grandi sensazioni di freschezza e sapidità. Lunga persistenza in perfetta coerenza con le percezioni olfattive iniziali di frutta. Di ottimo equilibrio, stupirà con il tempo e l’ulteriore affinamento in vetro. Un’altra conferma per la “piccola vigna” di Vho di Tortona, in provincia di Alessandria: un cru interessante, ad un prezzo molto competitivo e sicuramente di grandi prospettive; che si aggiunge all’altro timorasso di casa - quello “base” - il ‘Derthona’ (il vino, il vitigno e il territorio). L’abbinamento?!? Lo [s]ceglie lui (il timorasso): risotto alla zucca e al montébore dell’agriturismo Vallenostra di Mongiardino Ligure (AL),

domenica 2 agosto 2009

In giro per... i colli tortonesi

15 luglio. Partiamo di buon mattino per essere a Vho di Tortona alle 9.30. Elisa Semino guida oggi l'azienda insieme al padre Piercarlo. "La Colombera" è il nome dal casolare nella foto sotto, un tempo abitazione dei nonni di Elisa. Pochi passi più in là, l'azienda di Claudio Mariotto, viticoltore di cui ho tanto apprezzato i timorasso che ho degustato a Milano lo scorso giugno (leggi qui).
A Vho ha piovuto per quasi tutta la notte trascorsa e fino a un'ora prima del nostro arrivo. Elisa ci mostra dalla strada provinciale i terreni di proprietà, 22 ettari di vigneti e frutteti. "La fascia laterale a destra guardando 'La Colombera' - ci spiega - è quella dei pochi filari di timorasso destinati alla produzione de 'Il Montino', cru prodotto per la prima volta nell'annata 2006". Durante la visita alla cantina, percepiamo un'aria familiare; dopotutto la produzione complessiva si attesta intorno alle 50000 bottiglie. C'è fermento: si lavora all'imbottigliamento del "cortese" per le esportazioni negli Stati Uniti. Poi, la visita alla bottaia. Di fianco, il vigneto "Bricco Bartolomeo '90". "E' il nomignolo con cui papà chiamava Lorenzo", il fratello di Elisa, campione di snowboard. Nell'accogliente sala di degustazione, l'assaggio di "Bricco Bartolomeo" 2008, il ri-assaggio di "Derthona" 2007 (almeno per me...) e l'anteprima de "Il Montino" 2007 (in commercio da gennaio 2010). Si è fatto tardi. Posiamo insieme ad Elisa per una foto-ricordo e le chiediamo di avvisare Walter Massa del nostro ritardo. Ci aspettava a Monleale per le 11...

Elisa ci accompagna da Walter Massa e ci fa precede lungo una scorciatoia interna. Nel tragitto, ammiriamo i vigneti dell'azienda Dino Mutti e dell'azienda Terralba. "Non preoccupatevi", ci dice... Sul dondolo davanti all'abitazione di Walter ci sono due signore. "E' tutta la mattina che lo chiamo ma non risponde mai al cellulare", dice la mamma di Walter Massa. "Sì, lo so. Ho provato anch'io a chiamarlo...", risponde Elisa. Poco dopo, arriva Walter. Mi scruta, mette a fuoco (d'altronde c'eravamo visti soltanto una volta prima...): "Ah, bene... alla fine sei venuto a trovarmi"!? Ci porge un calice di barbera. "Bel frutto...", Alessio sembra dirmi quello con gli occhi. Walter aggiunge: "Monleale", la sua barbera "base". Ci accoglie in casa: inizia un escalation di assaggi. Una prima tranche di bianchi: "Derthona", "Sterpi" e "Costa del vento", i tre cru di timorasso. Prende una carta topografica e comincia a mostrarci i vigneti di provenienza. "Questo è 'Sterpi': prima, qui c'erano appunto... sterpi". "Questo è 'Costa del vento': tira una bella arietta lì"... Interrompiamo la nostra chiaccherata. Walter - noncurante che è ormai ora di pranzo - ci fa salire a bordo del suo Land Rover e poi via, giù per le vigne...
Niente pranzo anche per noi (peccato quel bel ristorantino che ci aveva consigliato Elisa, ma ne è valsa la pena...). Un fantastico giro alla scoperta dei diversi terroirs: rimaniamo stupefatti dall'argilla azzurra del vigneto di "Montecitorio". Walter è un vero vigneron. "Ho scelto di fare il contadino". Ci spiega il "sistema dei sei fili" (1-2-2-1) che agevola il lavoro nella cura del tralcio... E poi, il cuore dell'azienda: la vecchia cantina. Si respira un'aria d'altri tempi... Alcuni assaggi direttamente dalla botte... "Cerreta" e "Bigolla"...
Di nuovo a casa per qualche altro assaggio. Ecco, appunto... "Monleale", "Bigolla" e "Sentieri". Infine, "Pertichetta". "Azz! Che sorpresa sta' croatina".
Ci crede molto, Walter. E' lui stesso a ricordarmelo. "Ricordi cosa ho detto a Milano"?
Mmmmhh... no, non me lo ricordo...
"Che tra qualche anno staremo qui a parlarne, della croatina dico"...
Poi, a sorpresa la barbera "Barabba". "E' del mio amico Fabrizio Iuli, provatela"!
Sono le 17.30: spuntino a base di dolcissime pesche di Volpedo. Poi, i saluti...
Roberto Grattone ci aspettava alle 15 nel suo agriturismo, "Vallenostra", a Mongiardino Ligure. Più o meno 40 km di strada.
"Non preoccupatevi, lo avviso io".
Pur stanchi, non rinunciamo alla visita al presidio Slow Food del formaggio Montébore.

La foto con Agata, compagna di Roberto e cuoca dell'ottima osteria dell'agriturismo.

Ci rimettiamo in macchina e risaliamo su, direzione Tortona, per la cena di territorio al ristorante "Il Voltone" di Tortona, ospiti di Mariagrazia Novelli: un bel piatto di salame nobile del Giarolo, fiori di zucchine fritti, gnocchi al montébore (veramente squisiti...) e il filetto di fassona piemontese alla barbera. L'assaggio di "Marine" (ne ho già parlato qui) e della barbera "Sant'Andrea" dell'azienda Vigne Marina Coppi.
Foto ricordo con Mariagrazia al termine della cena e poi di nuovo in viaggio, verso Milano, per tornare - non senza dispiacere - a casa.

Con la promessa di tornare in autunno... "Ma quant'è bello andare in giro per i colli tortonesi"...
Le altre foto sulla pagina fb di "Stralci di vite"...

sabato 11 luglio 2009

Avanti tutta, timorasso!

Mi avevano parlato di Walter Massa come una persona sui generis e, quindi, ero tutto sommato "preparato"; forse non altrettanto alcuni tra i sessanta eno-appassionati accorsi lo scorso 23 giugno presso la sede ONAV di Milano per la serata di approfondimento dedicata al "timorasso". Lui, il pioniere, Walter Massa - visibilmente orgoglioso - dà inizio alla serata ricordando gli anni ’90 nemmeno troppo lontani quando era il solo a credere nelle potenzialità del "timorasso"; i primi passi mossi in condivisione con Dino Mutti, “senza competizioni, senza scorciatoie”. Tutto era cominciato così: “con due punti si fa una linea”.
Nel 1997, la superficie vitata a "timuassa" non raggiungeva nemmeno l'ettaro; oggi si contano circa 50 ettari (contro i 98 ettari di nebbiolo a Gattinara) e almeno una dozzina di aziende che hanno lavorato e lavorano in sinergia per assegnare al grande bianco piemontese “se non la stella michelin almeno la dignità di ristoratore”.
Al tavolo, insieme a Walter Massa (nella foto a fianco), siedono alcuni dei suoi compagni di viaggio: Stefano Daffonchio (nella foto sopra, all'estrema destra) dell’Azienda Agricola Terralba, Luigi Boveri (nella foto sopra, il penultimo a sinistra) dell’omonima azienda e Nicola Nebbia (nella foto sopra, il secondo da destra) in rappresentanza dell’azienda agricola La Colombera. Tra i vini in degustazione, anche quelli di Claudio Mariotto.
“Cinque aziende: altrettante scelte umane, enologiche, viticole, di territorio, di mercato e di comunicazione”; ma anche diversi microclimi e leggere differenze di composizione dei terreni.
Un “politico” del vino (non un “politicante”): così ama definirsi Walter Massa. Ed è lui stesso a suggerire il paragone (azzardato?!?) con Camillo Benso Conte di Cavour e Bettino Ricasoli (leggi Barolo e Chianti).
“Il timorasso non ha sinonimi nè omonimi, è una bestia rara, antipatica; è molto produttivo ma non costante”: risponde così, Walter, all'invito a delineare le caratteristiche del vitigno.
Poi, la spiegazione del perchè del nome “Derthona”: "Iulia Derthona era il nome romano di Tortona; oggi è anche il nome di un tipo di sugo per agnolotti. Bisognava difendere il vino chiamandolo con il nome del territorio; così abbiamo scelto Derthona per identificare il timorasso di Tortona. Se vogliono farlo anche in Oltrepo’, ben venga”! (Prima del disastro fillosserico, il "timuassa" era allevato anche nell’Oltrepo’ Pavese). Nessuna registrazione del marchio ma una semplice equazione DERTHONA:TIMORASSO = BARBARESCO:NEBBIOLO. Sempre in questa direzione, la scelta di elaborare un vino base ed un cru; "per difendere il prodotto e rispettare il consumatore, non per vendere di più: è semplicemente una questione di etica del prodotto”. Il sistema di vinificazione è per larga parte quello classico per i bianchi e “condiviso da tutti i presenti e da almeno altre 6-7 aziende”: leggera macerazione a freddo, pulizia del mosto sempre a freddo, chiarificazione, filtrazione, fermentazione del mosto fiore a temperatura controllata - e, comunque, non particolarmente bassa (“non sono certo i profumi fermentativi la forza di questo vitigno”) - in vasca neutra di acciaio inossidabile (“fino al 1993 si usava la vasca in cemento”), batonnage delle fecce nobili, uso di aminoacidi e sostanze acetate, di anidride solforosa ma non come anti-batterico bensì solo come anti-ossidativo in bottiglia. Assolutamente no al legno: “non ci piacciono i barbera che ha fatto la guerra”. Invecchiamento minimo di un anno fino al 1 dicembre dell’anno successivo alla vendemmia (da poco tempo fino al 1 settembre...); resa di 80 qt/ha e 40-50 hl di vino.
La forza del vitigno sono i “norisoprenoidi”, precursori aromatici che si formano in maniera più cospicua che in altre uve e che conferiscono - insieme al tipo di terreno - il particolare sentore minerale e di pietra focaia.
Quindi, prima della degustazione dei vini (rigorasamente alla cieca), un breve ritratto dei vigneron dei Colli Tortonesi: "Noi abbiamo il 2009 in vigna, il 2008 in bottiglia, il 2007 nel bicchiere e del 2006 ancora non prendiamo i soldi".
I "DERTHONA" 2007 CAMPIONE NR. 1 - LUIGI BOVERI (vai al sito) Il colore è giallo paglierino scarico con riflessi verdolini, consistente. Impatto olfattivo non troppo intenso che si esprime su note di frutta a media maturazione (mela e ananas) e minerali; profumi eleganti. In bocca è caldo, abbastanza morbido; di ottima freschezza e sapidità. Di buon corpo, gradevole, lunga persistenza di note minerali. CAMPIONE NR. 2 – AZIENDA AGRICOLA TERRALBA (vai al sito) Colore giallo paglierino (più intenso del primo campione). Al naso è intenso: spiccano note fruttate di banana, floreali e minerali, profumi più caldi rispetto al primo campione se non fosse per una fastidiosa pungenza eterea, specie iniziale; nel complesso, profumazioni meno raffinate del campione precedente. In bocca è molto caldo. Discreta persistenza minerale e di erbe, intenso, abbastanza morbido, naturalmente fresco e sapido.
CAMPIONE NR. 3 – LA COLOMBERA (vai al sito) Giallo paglierino, intermedio rispetto ai due campioni precedenti. Notevole consistenza. Impatto olfattivo non molto intenso, odori fini e leggermente più citrini rispetto ai due precedenti, ma di grande eleganza. Emergono soprattutto profumazioni fruttate di agrumi e di banana, floreali, note minerali ed erbacee, di fieno. In bocca è molto coerente, intenso, lunga persistenza finale di banana e melone bianco. Ben più morbido e rotondo, fresco, sapido. Armonico.

CAMPIONE NR. 4 – VIGNETI WALTER MASSA Colore giallo paglierino di media intensità, ottima consistenza. Al naso è abbastanza intenso e molto fine; poco meno ampio il bouquet olfattivo rispetto al precedente campione: va dal fruttato al floreale, dall’erbaceo al minerale. In bocca, è caldo e intenso; lunga persistenza giocata su sensazioni citrine e minerali, con chiare note balsamiche e fruttate (pesca). CAMPIONE NR. 5 – CLAUDIO MARIOTTO (vai al sito) Bel colore giallo paglierino, bella tonalità, brillante. Profumazioni molto calde di frutta a polpa carnosa, tropicale, abbastanza matura; note floreali, balsamiche e di pietra focaia - già fin d’ora; molto complesso. Al palato è intenso, fine, molto rispondente alle sensazioni olfattive. Si percepisce un'infinita persistenza minerale; grande morbidezza e intensità. Dei cinque precedenti, è forse il campione migliore. Di grande armonia. I "CRU" 2006
CAMPIONE NR. 6 – FILARI DI TIMORASSO, LUIGI BOVERI Colore giallo paglierino scarico. Profumo molto fine e intenso: mela, pesca bianca, sensazioni citrine. Il primo impatto è intessuto perlopiù su sensazioni di mineralità. Poi, dopo l'ossigenazione vengono fuori note di conifere.
In bocca è abbastanza intenso, persistente: aromi minerali, fruttati ed erbacei. Sensazioni gustative di ricchezza e morbidezza, con una persistenza finale sull'ammandorlato. CAMPIONE NR. 7 – IL MONTINO, LA COLOMBERA Colore più intenso del precedente, naso più citrino ma meno piacevole.
Al naso si caratterizza per l'immediatezza delle note fruttate, ben percettibili anche dopo la rotazione nel bicchiere. Sicuramente più frutta che mineralità: profumazioni di agrumi, fiori, idrocarburi.
In bocca è caldo, denota maggiore freschezza rispetto al precedente vino ma anche una nota più dolciastra; nel complesso, meno morbido. Di grande struttura. CAMPIONE NR. 8 – STERPI 2006, VIGNETI WALTER MASSA Colore giallo paglierino intenso con lievi nuances dorate.
Naso più elegante ed intenso, quasi da vendemmia tardiva tanto sono predominanti le profumazionie di frutta sovramatura. Aromatico, avvolgente; con l'ossigenazione arrivano note di idrocarburi, cherosene.
In bocca è molto intenso, maggiore mineralità nella lunga persistenza finale.
CAMPIONE NR. 9 – PITASSO 2006, CLAUDIO MARIOTTO Poco menso intenso come colore, rispetto al precedente.
Al naso è molto fine; si alternano note floreali, minerali, erbacee. Meno percezioni di frutta, allo stesso modo che in bocca. Grande acidità e balsamicità. Persistenza finale di frutta (cedro) e aromi minerali. CAMPIONE NR. 10 – STATO 2003, AZIENDA AGRICOLA TERRALBA Bel colore giallo dorato, cristallino.
Il naso si esprime su sensazioni di frutta, fiori, balsamicità, curry, idrocarburi.
In bocca è secco, caldo, morbido, davvero rotondo. Grande persistenza aromatica con sensazioni di tostatura e mineralità.
La degustazione conferma in pieno le attese: il 2007 ha una marcia in più rispetto al millesimo 2006. Anche se i campioni di quest'ultima annata risentono della flessione tipica del "timorasso" che tra il secondo e il terzo anno dalla vendemmia attraversa un periodo di "flessione". Da tenere in cantina.
Tra i Derthona 2007, menzione d'onore - nell'ordine - per Claudio Mariotto, Walter Massa e La Colombera (quest'ultimo da preferire per rapporto qualità-prezzo); tra i millesimi 2006, diploma di merito per Walter Massa, Claudio Mariotto e La Colombera. Ottima prestazione di Terralba per il 2003: già pronto ma non è affatto strano pensare che possa ancora migliorare nell'arco di due-tre anni.
Per finire, gli abbinamenti gastronomici "di territorio" suggeriti dalla ristoratrice Mariagrazia Novelli (Ristorante Il Voltone): formaggio montébore (a forma di torta nuziale, 75% latte vaccino e 25% latte ovino; fresco, semi-stagionato o stagionato fino anche a 4 mesi ), verdure e carni bianche.

lunedì 22 giugno 2009

Derthona 2007, Vigneti Walter Massa

Questo vino "base" l'ho degustato appena qualche mese fa e lo rispolvero proprio oggi, alla vigilia dell'incontro di domani alla scoperta del Timorasso di Walter Massa (leggi qui).
L'etichetta recita "un territorio, un vino, un vitigno: Timorasso".
Al nome di Walter Massa è legato indissolubilmente quello del timorasso, vitigno autoctono piemontese riscoperto sul finire degli anni ’80 ed attualmente coltivato nelle valli Curone, Grue, Ossona e Val Borbera della provincia di Alessandria.
Nel bicchiere è di un bel colore giallo paglierino, cristallino e consistente.
Al naso: impatto iniziale intenso e complesso, sentori floreali (acacia e biancospino), fruttati (pera), erbacei (foglie di pomodoro). Profumi di ambientazione esotica e miele, di innata eleganza.
In bocca è caldo e secco; avvolgente, con una spiccata rispondenza gusto-olfattiva ed una notevole persistenza aromatica. Ottimo equilibrio; un bianco che colpisce per la sua morbidezza al palato, nonostante l’importante vena acida. Sicuramente più fresco che sapido.
Un vino di nicchia, già pronto ma con interessanti prospettive di invecchiamento nel medio periodo, in grado anche di sostenere abbinamenti gastronomici impegnativi (peperoni ripieni con tonno e capperi, formaggi caprini freschi, carni bianche). Da servirsi a temperatura di 10-12 °C o leggermente più alta se invecchiato.