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mercoledì 5 gennaio 2011

Sassicaia 2003: e dov'è il millesimo difficile?

Fare di tutta l'erba un fascio è pericolo sempre dietro l'angolo, specie quando ci si imbatte in bottiglie di annate cosiddette sfortunate come è stata, un po' in tutto lo Stivale, la 2003. Annata calda - troppo, forse - che spesso e volentieri ha partorito vini carichi e precocemente maturi, con acidità e freschezza anche di molto sotto l'asticella della normalità. I rossi, in particolare, si sono visti gambizzare in termini di potenzialità evolutive e aspirazioni d'invecchiamento. Apro e chiudo parentesi: menomale che la moda dei vini iperconcentrati e marmellatosi ha fatto capolino (o quasi) già da un po'!, chissà quali sensazioni ci avrebbero regalato alcuni vinoni figli di un millesimo così...

Se da un lato il Sassicaia che ho bevuto io nulla aveva del vino "seduto", dall'altro c'era il rischio, in questo caso maggiore, che il costo spropositato della bottiglia diventasse il pretesto per abbandonarsi a critiche superficiali e ingenerose; soprattutto nel particolare momento che stiamo vivendo, in cui certi vitigni - vedi cabernet franc e cabernet sauvignon (giusto per citare quelli che poi vanno a comporre l'uvaggio del taglio tosco-bordolese di Tenuta San Guido) - sono demonizzati, talvolta a prescindere. E sì che sono anch'io tra quelli che non credono alla storiella del vitigno internazionale migliorativo (vi dice niente Cirò!?); ma è innegabile che certi vini, anche italiani, prodotti con vitigni alloctoni sono di assoluto livello qualitativo (come non ricordare, per esempio, il cabernet sauvignon di Eugenio Rosi? Ne ho parlato qui).

Sassicaia 2003, Tenuta San Guido
Pur non essendo uno di quei vini per cui stravedo, forse anche perché soltanto una volta, prima di questa, avevo avuto modo di tirargli il collo (in un'insolita sfida con l'Ornellaia dello stesso millesimo 1998 che ho raccontato qui), non posso certo non riconoscere sia una boccia che valga la pena assaggiare almeno una volta nella propria vita. Vino dal colore rosso intenso con tratti di una certa lucentezza, tutto fuorché "cotto". Anzi, perfettamente integro: sia nell'aspetto, appunto, che nelle sensazioni olfattive e gustative.

In pratica, l'eccezione - nemmeno tanto emblematica, a dirla tutta - che conferma la regola: e, cioè, che nelle annate "sfortunate", chi ha seminato bene in vigna ha potuto raccogliere un prodotto di livello, magari in minore quantità e con più sacrificio. Prova ne sono i profumi di bella complessità che ricordano l'amarena, l'anice, la grafite e il sottobosco, finanche qualche tocco di mineralità che ritorna anche al palato, regalando un sorso intenso e definito, rotondo ma non piatto grazie a una buona freschezza di fondo che gli permette di conservare verve e agilità. Tannino setoso, ben levigato; con un finale, magari non particolarmente lunghissimo, in cui si intrecciano la china e il terriccio, via via più intensi man mano che scompare la frutta rossa.

Dedicato a chi snobba i vini del 2003 solo perché hanno quella targa. Con un grazie grosso così, dopo che l'ho bevuta a Natale, perché è stato soprattutto grazie a loro che l'ho comprata nel 2005, in un'enoteca on line di tutto rispetto, per "soli" 85 eurini. Un affare, no!?

venerdì 14 agosto 2009

Ornellaia '98 vs Sassicaia '98: gli highlights!

Ai più sarebbe sembrata una partita senza storia.
Non a me… ma solo perché non avevo mai degustato né l’uno né l’altro. Due "supertuscans­" (anche nel prezzo!), degustati rigorosamente alla cieca. Sei i partecipanti convocati da Giacomo; abbinamenti gastronomici a cura di Andrea.
5 agosto, ore 21.00. Serata gradevole per via della pioggia caduta nei giorni precedenti. Campo di gioco (il tavolo, apparecchiato da Patrizia) in perfette condizioni.
Si comincia… Campione nr. 1: Il colore è rosso rubino carico con sfumature tendenti al granato, abbastanza limpido, consistente. L’impatto olfattivo è intenso e di grande complessità. Tutto cioccolato, pepe nero, liquirizia, prugna e ribes; la vibrante nota erbacea di peperone si impone già subito dopo la prima ossigenazione insieme con aromi di vaniglia. Fine. Il sorso è secco, caldo e morbido. Abbastanza sapido, di buona freschezza, tannino levigato e ben integrato. Lunga e carnosa persistenza aromatica di prugna e cioccolato; nota quasi rugginosa alla fine.
Di grande struttura, è un vino armonico e, nel complesso, abbastanza elegante. Campione nr. 2: Rosso rubino, fitto e limpido; notevole la consistenza. Al naso è suadente, abbastanza intenso. Ampio il bouquet dei profumi: frutta di sottobosco, peperone, mallo di noce, cioccolato e vaniglia. Si apre ulteriormente ruotandolo nel bicchiere e lascia spazio a gradevoli note balsamiche. Di eccezionale finezza. Al palato è secco, caldo e morbido. Abbastanza sapido, fresco, il tannino è vellutato. Persistenza finale di eccellente durata giocata su ricordi di macchia mediterranea, note erbacee di peperone, speziate di curry e fruttate di prugna e confettura di amarena. Burroso e cremoso.
Robusto, armonico ed elegante. Il campione nr. 1 ha un gusto più pieno e avvolgente, con un impatto più intenso all’olfatto; pecca in eleganza e pulizia nel bicchiere. Il campione nr. 2 è più lussuoso ed elegante sebbene - meno intenso sia al naso che in bocca – sparisca dopo un po’­. Il terzo tempo, a fine gara. Gherigli di noci, pinoli. Filone tirolese ai cereali e pane toscano. Prosciutto San Daniele, prosciutto e salame toscani. Fiore sardo, asiago stagionato e pecorino toscano. A bottiglie scoperte la sorpresa pervade l’animo di alcuni dei presenti che avevano giurato di averci preso. Il campione nr. 1 è il millesimo 1998 di Ornellaia, l’altro il Sassicaia 1998.
Ai punti, vince lui: il Sassicaia di Tenuta San Guido. Di misura, però... Ripaga ampiamente con l'eleganza una più deludente prestazione in termini di intensità.