domenica 7 novembre 2010

Doppia verticale dell'Amarone di Bertani a Milano

In due giorni, due verticali dello stesso Amarone della Valpolicella: quello della storica azienda Bertani.

Il primo appuntamento è per martedì 9 novembre presso la sede ONAV di Milano (via Termopili nr. 12): la delegazione meneghina organizza la verticale delle annate 1983, 1986, 1988, 1990, 1997, 1999 e 2000.
Contributo di partecipazione: € 50 (per i soci) - € 60 (per i non soci).

L'Amarone di Bertani (foto tratta da www.indianwineacademy.com)
L'altro evento, invece, si terrà il giorno successivo (mercoledì 10 novembre) presso l'Osteria dell'Enoteca Ricerca Vini (Milano, via Vincenzo Monti nr. 33). Qui si terrà, infatti, una cena-degustazione con annate storiche (1964, 1972, 1981, 1994 e 2003) dell'azienda Bertani in abbinamento a piatti regionali (leggi il menù). Costo € 130.

sabato 6 novembre 2010

Il Barbaresco di Cascina Saria all'Enoteca Vintage

Il Barbaresco di Cascina Saria, giovane cantina di Neive, l'ho provato qualche tempo fa dopo una bella verticale di un altro Barbaresco, il "Noemy" di Cascina Vigin (leggi qui). Ma non ho certo potuto farmi un'idea precisa, essendo quello il primo - e poi rimasto anche l'unico - assaggio.

Anche per questo, avessi il tempo, sabato prossimo 13 novembre una puntatina la farei volentieri all'Enoteca Vintage dell'amico Giuseppe Sonzogni (Cesano Maderno, via Milano nr. 26). Dalle 16 alle 20, infatti, Maura ed Alessandro Abbruzzo - titolari dell'azienda - presenteranno il loro Barbaresco con una verticale delle annate dal 2003 al 2007.

L'etichetta del Barbaresco di Cascina Saria (foto tratta da www.baldocchino.com)
Non solo, sarà anche l'occasione per provare le due Barbera d'Asti, il "Vigna Convento" 2008 e il "Vigneto San Lorenzo" 2007.

La degustazione sarà completamente gratuita.

Per informazioni:
tel. 0362/528485 
cell. 333/1041211

giovedì 4 novembre 2010

La verticale del Barolo di Bussia Soprana

A conti fatti, quella organizzata il 7 ottobre scorso dall'Enoteca Maggiolini di Bareggio è stata  una verticale a cui è valsa la pena non mancare. Protagonista è stato il cru "Mosconi" del Barolo dell'azienda Bussia Suprana, realtà a me sconosciuta fino a quel momento, che possiede 22 ettari di vigneti nel Comune di Monforte d'Alba e che produce circa 80mila bottiglie tra Barolo, Barbera d'Alba e Dolcetto d'Alba.

Silvano Casiraghi, titolare dell'azienda Bussia Soprana
A condurre la serata c'era il titolare dell'azienda (nella foto sopra). Lui non è piemontese: brianzolo di Villasanta, ha iniziato a produrre vino soltanto una quindicina d'anni fa, dopo un lungo periodo passato a commercializzarlo. Il cru "Mosconi" si estende fino al confine con il territorio amministrativo di Serralunga d'Alba.

Ecco le etichette degustate:


La verticale di Barolo "Mosconi"
Barolo "Mosconi" 2001 (++++½)
Il colore è un affascinante rubino, piuttosto intenso e di buona trasparenza. I profumi hanno sia intensità che eleganza: la frutta è sempre in primo piano (penso alla ciliegia), a seguire le spezie (la vaniglia ma anche una lieve nota di noce moscata sullo sfondo), un odore metallico e sanguinoso che sarà la costante di tutto l'assaggio, un ricordo balsamico di menta ed eucalipto fino ad arrivare alla radice di liquirizia, all'anice e alle particolarissime sfumature di mandarino che dominano il finale di bevuta. In bocca è secco, denota un'ottima vena salina e una decisa freschezza che dona ulteriore piacevolezza al sorso, piuttosto persistente, caratterizzato da un tannino potente ma allo stesso tempo ben levigato. Profumi eleganti, dicevo; ma anche molto costanti. Più o meno 7 mila bottiglie.

Barolo "Mosconi" 2000 (++++)
L'inizio è un po' polveroso: spiccano le note animali di una certa evoluzione e una traccia sanguigna appena meno accennata rispetto al precedente millesimo; sul finale profuma di fragole e tabacco. Già il colore più "attempato", ben più vicino al granato che non al rubino, da' l'idea di un'annata più calda che - è lo stesso Silvano Casiraghi a dirlo - è stata caratterizzata soprattutto da minori escursioni termiche giorno/notte. Il meno fortunato andamento climatico è evidente anche in bocca dove il gusto è sì secco ma anche meno fresco, complessivamente più rotondo. Al contrario, il tannino - meno smussato - viene più percepito. Non fosse stato per la minore pulizia olfattiva sarebbe stato tra i miei preferiti; invece, deve accontentarsi della seconda piazza. In tutto 6 mila bottiglie.

Barolo "Mosconi" 1998 (+++)
Annata calda anche questa, ancor più del 2000, come testimonia la scarsa integrità del colore, ancora più granato nel bicchiere. Pulizia olfattiva e integrità, appunto, sono compromesse; ciò nonostante, si percepiscono sullo sfondo note assolutamente particolari. Vedi, per dire, il goudron, il poutpurri, la sempre presente nota metallica, lo smalto, il rabarbaro, la china, il cuoio, avete presente i mon chéri? Il brutto è che rimane sempre poco pulito. Al palato è secco e potente, poco tannico, con la freschezza decisamente assottigliata e non più in grado di tenere il passo. Probabilmente andava bevuto già da un po'. Di tutte le bottiglie in degustazione è l'unica a scendere sotto i 14 gradi di tenore alcolico, 13.5% per la precisione. Produzione di 7mila bottiglie.

Le 5 annate nel bicchiere
Barolo "Mosconi" 1997 (+++)
Il colore è bellissimo, molto più brillante del millesimo 1998, per intenderci. L'impatto iniziale è giocato su una strana nota di burro cacao, c'è una "puzzetta" che non andrà mai via e alla fin fine lo penalizzerà. Per il resto, i sentori eterei di benzene, di animale, di sottobosco bagnato hanno il loro fascino: tutte sensazioni che lasciano pensare a una maggiore maturità (rispetto, per esempio, al campione successivo), soprattutto al naso, dove con l'ossigenazione si fa largo una chiara nota di frutta. Avrò forse preso il fondo della bottiglia, fatto è che nel calice i residui erano piuttosto numerosi, cosa di per sé nient'affatto negativa vista l'età.

Barolo "Mosconi" 1996 (+++½)
Anche qui la sensazione iniziale è di burro cacao, poco meno intensa rispetto alla bottiglia precedente. Il colore è acceso ed ha anch'esso una certa luminosità sulla falsa riga dello stesso 1997, forse leggermente più cupo ma pur sempre provvisto delle tipiche trasparenze da nebiolo. Maggiore intensità in bocca e acidità più spiccata (o forse solo maggiormente percepita), gusto secco e caldo, tannino ben lavorato. Chiude discretamente lungo con un bell'aroma di cipolla bruciata.


Barolo "Bussia" 1996
Barolo "Bussia" 1996 (++++½)
L'assaggio dell'altro cru di casa Bussia Soprana non era previsto. Non una vigna unica, più appezzamenti (Vigna Nuova, Punta, Navai e Romirasco) che si estendono nella parte meridionale del territorio amministrativo di Monforte d'Alba, con viti di età compresa tra i 10 e i 40 anni. Il primo naso sembra anticipare una maggiore mineralità. Belli i profumi di lampone e frutti rossi, di spezie e di tartufo. Al palato è secco e caldo, molto intenso; il tannino è molto setoso. Il più lungo in assoluto, con la persistenza finale di cioccolato e un velo balsamico sullo sfondo che si accompagna a una nota fungina piuttosto nitida, alla liquirizia e ai fiori secchi. Giusto mix di potenza ed eleganza. Prodotto circa 8mila bottiglie, maturazione per 18 mesi in barriques nuove e di "secondo passaggio".

Proprio l'assaggio finale del "Bussia" ha permesso di farsi un'idea di certe differenze tra i due crus, fondamentalmente dovute a una diversa natura dei terreni. Nella Bussia sono perlopiù di tufo azzurro e maggiormente sabbiosi; nella zona del Mosconi (circa 2 ettari e mezzo di vigneto), invece, di tufo bianco, gesso e calcare, situati a circa 380 metri sul livello del mare, con esposizione a sud. Si devono considerare, poi, anche le tecniche di vinificazione che per il "Mosconi" prevedono la maturazione in botti da 30 quintali nuove e la fermentazione in barriques di rovere. Il risultato nel bicchiere è un vino generalmente più elegante con tannini più levigati, il cru "Bussia"; più potente e dai tannini un po' più ruvidi, il "Mosconi" (che si differenzia anche per le meno intense tonalità di colore).

I vini del Portogallo a L'Eko Cafè

Altro appuntamento per stasera 4 novembre!

Alle 20.30, L'Eko Cafè & Cucina (Milano, via G.B. Pirelli nr. 26) presenta una serata dedicata al Portogallo: una bollicina (Vinho Espumante Reserva Bruto), un bianco (Douro Colheita Branco 2009) e un rosso (Douro Colheita 2008) ad accompagnare due formaggi, due salumi ed un piatto tipico della cucina portoghese. E una dolce sorpresa per degustare un 10 years old age Tawny Port.

Costo della serata: € 28
Informazioni e prenotazioni:
tel. 02/6697108

lunedì 1 novembre 2010

Chiaror sul masso di Cascina I Carpini, ovvero #tstp

L'assaggio in sé - lo dico in tutta sincerità - non mi ha entusiasmato per tutta una serie di motivi. Non da ultimo perché le mie aspettative erano alte, avendo degustato anche il timorasso "fermo" dal quale - è stato lo stesso Paolo Carlo Ghislandi a dirlo nel presentare il #tstp, ovvero il Timorasso Spumante Tasting Panel - è nata l'idea di questo spumante.
Durante la lavorazione del Timorasso Brezza d’Estate, durante i ripetuti assaggi nelle varie fasi, è cresciuta in me la convinzione (o forse il dubbio) che una versione spumante sarebbe potuta essere interessante e così, come mio solito, mi sono lasciato ancora una volta tentare dalla voglia di sperimentare qualcosa di nuovo e, dopo due anni di lavoro, è nato Chiaror Sul Masso.

Se per alcuni aspetti tirar fuori bollicine da un vitigno come il timorasso è sfida assolutamente affascinante, dall'altro, personalmente, non ne sento il bisogno. Da consumatore, dico. E non perché io reputi inadatto a questo tipo di lavorazione il vitigno (ché anzi - così prosperoso per mineralità e acidità - le bollicine ci starebbero dentro alla grande, o almeno credo); piuttosto perché negli ultimi anni pare proprio esser scoppiata la moda di spumantizzare tutto e di più. Ciò nonostante - e questo è doveroso dirlo - la dinamicità del produttore è cosa a cui guardare decisamente con positività.

E va bene, andiamo al sodo. Ecco i dati tecnici forniti dal produttore.
Chiaror Sul Masso è un Vino Bianco Spumante Brut da uve Timorasso della vendemmia 2008 e sviluppa un tenore alcolico del 13% Vol.
L’uva è stata vendemmiata in due tempi, la prima parte a fine agosto, la seconda a fine settembre 2008
Entrambe le masse hanno subito estrazione a Freddo ( Prefermentativa ) per circa 48 ore in vasche di acciaio a temperatura controllata
La fermentazione è partita spontaneamente a bassa temperatura ed ha proseguito per circa 3 settimane lentamente.
Ho mantenuto la permanenza sulle fecce fini fino Aprile 2009 quando poi il vino si è chiarificato per sedimentazione.
La rifermentazione ha proceduto per circa un mese in autoclave secondo il metodo Martinotti lungo al termine del quale si è proceduto a microfiltrazione in acciaio alla fine di agosto 2010. 
Chiaror Sul Masso è stato imbottigliato il 28.08.2010 e ne sono state prodotte 3780 Bottiglie.

Sulla retro-etichetta si legge brut e, quindi, gli zuccheri residui sono inferiori ai 15 g/l. Direi che non siamo troppo distanti dal limite della categoria; cosa che, per mio gusto personale, nel preferire bolle di struttura e poco dosate, non mi è affatto piaciuta. Avrei giocato di più sulle durezze così da esaltare quelle che penso siano le caratteristiche del vitigno; tratti distintivi che, invece, sembrano quasi inespressi, un po' come è assente in etichetta il nome del vitigno utilizzato (l'indicazione è facoltativa per i "vini spumante").

La cosa che più mi ha lasciato perplesso, però, è l'aver letto sempre sulla retro-etichetta che la spumantizzazione è stata eseguita da un'azienda trevigiana. Perché affidarsi a chi produce prosecco con l'inevitabile "omologazione" del prodotto rispetto a quelli che sono gli usi della zona (vedi, ad esempio, un certo residuo zuccherino)? Perché scegliere la rifermentazione in autoclave e non il metodo champenoise?

Nel bicchiere, poi, non ho ritrovato le sensazioni che credo di aver colto nei timuràs fin qui  assaggiati; insomma, non ho rinvenuto la "tipicità" del vitigno. Ed è forse per questo che faticherei a identificarlo nel mare magnum del "vino spumante" italiano sullo scaffale (non parlo degli "spumanti di qualità prodotti in regione determinata"). Insomma, un vino per certi versi "anonimo", lontano parente dell'uva che amo e che mi ha stregato con la sua vena minerale e idrocarburica.

Ecco i link del produttore Cascina I Carpini e del blog Percorsi di Vino sulle cui pagine Andrea Petrini ha coordinato il tasting-panel.

giovedì 28 ottobre 2010

#dogliani2.0: dolcetto e sogni... ma anche alcuni bianchi

Dell'intensa tre-giorni di #dogliani 2.0 ho già detto qualcosina di là, sul sito di Luciano Pignataro. Ma il discorso è ancora lungo, ché gli assaggi fatti sono stati molti e di un certo interesse.

Sembrerà strano parlare di bianchi quando i riflettori erano tutti puntati sul dolcetto. D'altronde, come non ricordare il Cinerino di Marziano Abbona o il Coste di Riavolo di San Fereolo!? O come non dare spazio a questi altri due Langhe Bianco che ho assaggiato - non appena giunto a Dogliani - all'aperitivo di benvenuto al "Caffè della Riviera" di piazza Umberto, a due passi dall'imponente chiesa dei Santi Quirico e Paolo.


Il "Vigna dei Garisin" 2009 dell'azienda agricola Francesco Boschis è un sauvignon blanc in purezza ottenuto dall'omonimo vigneto impiantato nel 1997: terreni prevalentemente calcarei, quasi 500 metri d'altitudine ed esposizione sud-ovest. Tutto fuorché leggerino; anzi, un vino di struttura che pecca proprio per l'eccessiva alcolicità. Sia chiaro, eccessiva rispetto al resto. Il pezzo forte è il naso: modi eleganti, con intriganti sfumature di frutta tropicale e di vegetale. In bocca avrebbe anche la giusta acidità e pure una certa persistenza finale; peccato per il leggero retrogusto amarognolo e, appunto, per i 14 gradi e passa d'alcool che sono difficili da gestire. Lì per lì ho pensato a come sia possibile avere un bianco di questa gradazione in una zona tutto sommato freddolina. La risposta l'ho trovata solo al termine del tour, ascoltando il buon Mario Boschis: un errore nell'acquisto delle piante "pilota" che, in realtà, avrebbero dovuto essere soltanto una minima parte dell'intero vigneto.


Assolutamente interessante anche il "Vigna Maestro" 2008 di Pecchenino, uvaggio di chardonnay e sauvignon con una leggera prevalenza del primo. Storia curiosa - quella della vigna - così chiamata perché un tempo di proprietà di un maestro. Un bianco mica da ridere anche lui, dotato di corpo e struttura, e pure di tenore alcolico, sui 13 gradi se non ricordo male. L'impatto iniziale non era stato nemmeno dei migliori: colpa della temperatura, che lo comprimeva al naso; quando, però, il bicchiere s'è riscaldato sono venuti fuori profumi molto piacevoli di pera e agrumi. Un bel sorso: il giusto mix tra l'agilità dello chardonnay e l'opulenza del sauvignon, quest'ultimo a regalare un tocco di aromaticità, al naso e pure in bocca.

Fanno legno entrambi. Non conosco i prezzi ma credo che non superino i 10 euro.

mercoledì 27 ottobre 2010

Barolo: moderno o tradizionale? Una serata all'enoteca Ronchi


Quella di stasera 27 ottobre - con inizio alle ore 20.30 - all'Enoteca Ronchi (Milano, via San Vincenzo nr. 12) è un incontro da non perdere assolutamente.

foto tratta da www.enotecaronchi.it
Una degustazione sul Barolo e sulle due anime di questo grande vino - modernità e tradizione - con l'assaggio di 5 bottiglie, tutte dell'annata 2001, per cercare di cogliere la diversità del vino a seconda dell'utilizzo del legno piccolo o di quello grande. 

Posti disponibili: 23. Costo: € 60 a persona.

Informazioni e prenotazioni:
tel. 02/89402627 
info@enotecaronchi.it